“BellaVita” Rossana, scroccona di lusso

13/10/2005
    giovedì 13 ottobre 2005

    Pagina 17 Società

    LA DOLCE VITA A ROMA SI MUOVE COME UNA GRAN SIGNORA E NON HA MAI CACCIATO UNA LIRA

      Rossana, scroccona di lusso
      mangia a sbafo da un anno

        Ogni giorno si agghinda per trarre in inganno le vittime

          la storia
          GIANLUCA NICOLETTI

            ROMA
            Rossana ha lunghissime unghie laccate rosso fuoco, anelli e bracciali di bigiotteria, ma sembrano veri. Trucco e acconciatura di alta scuola. Civetta con il ventaglio, è di quelli stampati, con i monumenti di Roma, ma nessuno ci fa caso. Scorre con l’indice artigliato la lista dei vini e sceglie una bottiglia di Amarone da 95 euro… E’ solo l’inizio. Possono anche passare tre ore buone, un trionfo di pietanze e capricci dello chef! Poi arriva il conto, l’ultima volta erano 189 euro, la gentildonna in ogni caso sorride: «Ho dimenticato il portafoglio, sono desolata!». I camerieri restano impassibili, ma nel locale qualcuno con discrezione ha già alzato il telefono.

              La scena si ripete periodicamente da più di un anno, la Polizia arriva, ma c’è poco da fare Rossana è considerata incapace di intendere e volere, quindi quel gioco inebriante per lei continuerà in qualche altro ristorante di lusso della Capitale, dove ancora nessuno ha imprecato per il suo passaggio.

                «Mi piace, ma mica lo faccio per fame. Mi sento forte solo quando posso fregare la ricchezza!» Rossana va per la quarantina, la sua figura è abbastanza appesantita, ma è anche comprensibile dato il suo regime alimentare. Mangia a crepapelle solo per il gusto di non pagare il conto. Ci tiene molto a non essere considerata una barbona, quello che fa, nella sua testa, assomiglia a un gesto politico, meglio ancora a una performance d’arte concettuale. «A volte per me è una tortura, ma ti rendi conto che fatica restare a tavola tre, quattro ore e dover per forza almeno assaggiare tutta quella roba? Devo assolutamente arrivare fino al dolce sennò come faccio a farli piangere sul serio?»

                  E’ la virtuosa dello scrocco a cinque stelle, si intuisce che la vita non sia stata troppo generosa con lei. «Quando è morto mio padre per me è stato il più grande dolore, mi sono sentita veramente sola. Lui ha lavorato tutta la vita come uno schiavo, alla fine solo cinquecento euro di pensione. Basta ho detto, da oggi io non pago più nessuno!». Da quel giorno Rossana prende il treno da Cerveteri, non paga il biglietto, ma va a Roma per consumare lo scrocco di lusso che per lei è diventato peggio di un vizio. Un’attività sicuramente truffaldina, ma stimolata da una lucida coscienza sociale. Il suo è un gesto rivoluzionario, con faccia tosta e robusta convinzione è persino convinta di agire dalla parte del giusto. Truffa oggi e truffa domani, chiunque finirebbe in galera, ma Rossana sa che può star tranquilla. Non si sa come, ma è riuscita a coltivare la sua passione in una zona franca, nascosta tra le maglie larghissime in cui si dibatte il diritto quando deve fare i conti con emergenze, marginalità e servizi sociali. Non le possono fare nulla, lei è certificata come persona non più responsabile delle sue azioni. Le sue vittime chiamano la forza pubblica, ma Rossana poco dopo è nuovamente libera di ricominciare.

                    Il meccanismo, messo a punto dalla gentildonna dalla forchetta facile, è perfetto. Il successo dell’incastro si basa su una tecnica "scalare". Tutto inizia al mattino, quando Rossana passa e rastrella campioncini di cosmetici. Conta sulla complicità dei suoi amici che servono da dietro il banco nelle profumerie di lusso del centro. Così avviene la prima restaurata gratuita al volto, sicuramente segnato da una esistenza non facile. Poi Rossana passa alla Rinascente e si dà una bella profumata usando a scrocco i flaconi messi sui banchi a disposizione delle clienti.

                      Comincia la metamorfosi, ma siamo solo all’inizio. Dopo essersi resa appena decente passa a un centro estetico per il trattamento completo. «Tanto io sono suonata! Per esempio l’altra settimana sono andato a un istituto di bellezza a Piazza di Spagna, ho prenotato il giorno prima. Fanghi, massaggi, viso, manicure, tinta, taglio. Mi hanno fatto di tutto per tre ore, avevano messo sotto anche la musica orientale! Quando hanno finito ero splendente, ho ringraziato tutti ho fatto i complimenti, c’erano più di trecento euro da pagare, ma purtroppo non sono riuscita a trovare il portafoglio!».

                        Naturalmente anche le estetiste chiamano la forza pubblica, ma quando arrivano i poliziotti che già la conoscono, capiscono che è inutile cercare di essere risarciti. «Ma chi è il ladro io o loro che chiedono sessantacinque euro solo per un fango, nient’altro che un po’ di sale e una manciata di polvere». Dopo mezz’ora Rossana, in grandissimo tiro, è già seduta a tavola di fronte a una bottiglia di champagne, la più costosa della lista ci si può scommettere, ma chi sospetterebbe di una signora così ben curata? «Mi diverto se penso che ho un tenore di vita che nemmeno un professionista di alto livello può permettersi – sorride e sbatte le ciglia, mentre il cameriere del caffè in cui siamo seduti già ci già guarda un po’ sospettoso – ho una pensione di cinquecento euro al mese, la mia casa è stata pignorata, ma ho deciso di non disperarmi, già penso a chi farò urlare questa sera!». Così scorre la sua vita, in una sfida ad accumulare conti salatissimi, viene da chiederle se dopo tanti colpi messi a segno la piazza non cominci a restringersi, ma secondo lei ancora ci sono ampi margini di manovra. «Nemmeno vi immaginate quanti ristoranti ci stanno a Roma, prima che li faccio piangere tutti!». Anche in questi giorni, verso le tredici, può capitare di vedere Rossana transitare per via Frattina o a Piazza del Popolo camuffata da gran signora. Chi la conosce capisce che sta per colpire, e non è raro che al suo passaggio, in una nuvola di profumo, qualcuno le sussurri: «Dai Rossà, magna pure per noi!».