Beffa agli immigrati: solo il 10% ha ottenuto il permesso

14/04/2003

          sabato 12 aprile 2003

          Beffa agli immigrati: solo il 10% ha ottenuto il permesso

          Francesco Fasiolo

          ROMA Manifestare contro la lentezza con cui procede la regolarizzazione, abolire il divieto di lasciare l’Italia per gli immigrati in attesa di permesso, ritirare la circolare Maroni.
          E’ Livia Turco a fissare l’agenda delle richieste e delle iniziative contro la legge Bossi Fini, nel corso dell’Assemblea pubblica organizzata ieri a Roma dai Democratici di sinistra.
          Immigrati, esponenti dei tre sindacati e del mondo della politica si sono incontrati per dare il via a una strategia comune: «Bisogna lanciare una forte mobilitazione» ha detto l’ex ministro Ds «contro una cultura che vede l’immigrato solo come strumento del mercato del lavoro e non come persona portatrice di diritti. E bisogna coinvolgere l’ Ulivo per ragionare su una nuova legge per l’immigrazione.»
          Il bilancio, a sei mesi dall’entrata in vigore della Bossi Fini, è desolante, a cominciare dai numeri. Fino ad oggi solo il dieci per cento delle pratiche della sanatoria sono state evase: 70.000 domande su 700.000. Una lentezza che condanna a lunghi mesi di attesa centinaia
          di migliaia di persone che, non essendo ancora regolarizzate, sono costrette a lavorare in nero.
          A complicare le cose, secondo i Ds, c’è la circolare del ministro del welfare Maroni, che blocca le assunzioni dei lavoratori fino a quando questi non vengono chiamati in Questura
          per firmare il contratto di soggiorno. Una disposizione che di fatto contrasta con la circolare del ministro degli interni Pisanu che permetteva all’immigrato in attesa degli esiti della sanatoria di cambiare datore di lavoro. Il divieto di rimpatrio rende la vita ancora più difficile per chi
          aspetta la regolarizzazione: basta lasciare l’Italia per pochi giorni per perdere ogni diritto. «Il divieto vale anche per brevi permanenze per motivi familiari gravi o adempimenti
          di legge, è vergognoso» denuncia il senatore Luciano Guerzoni, mentre Livia Turco propone una mobilitazione di donne davanti al Ministero del lavoro: «Si parla tanto dei valori della famiglia: e le madri in attesa di regolarizzazione che non possono tornare a casa a vedere i loro figli?»
          «Siamo pronti a qualsiasi tipo di lotta contro questa legge» grida dal palco Golam Kibria, leader storico della comunità bengalese di Roma «Ma se scendiamo in piazza da soli non concluderemo mai niente.» La prima risposta dal mondo della politica arriverà a giorni, quando un’interpellanza parlamentare dei Ds chiederà conto al governo di alcune «dimenticanze». «Non sono
          ancora stati approvati i regolamenti attuativi della legge, impedendo così l’applicazione delle norme sul diritto d’asilo» dice Giulio Calvisi, responsabile Ds per l’immigrazione «né sono stati emanati i decreti sulle quote dei flussi, alimentando così la clandestinità». L’interpellanza farà
          riferimento anche alla condizione dei 62.500 stranieri che, secondo il Ministero dell’Interno, sarebbero stati espulsi ma continuano a rimanere in Italia, e alla situazione nei Cpta dopo il raddoppio dei termini di permanenza, portati a 60 giorni, Intanto, nell’attesa di sapere se
          e quando saranno regolarizzati, molti stranieri si chiedono che fine abbiano fatto i soldi che hanno dato allo stato italiano. Già, i soldi: lo ha ricordato Jamal Qaddorah della Cgil di Napoli: «Sappiamo tutti che in moltissimi casi i contributi non sono stati pagati dai datori di lavoro,
          ma da noi immigrati.»