Beauty senza regole

01/02/2006
    mercoledì 1 febbraio 2006

    Pagina 12 – Economia e Politica

    Le pmi chiedono a Ciampi di sbloccare il provvedimento

    Beauty senza regole

      Via al dlgs sui profili professionali

        di Livia Pandolfi

          Il comparto del benessere italiano invoca chiarezza, soprattutto sul piano normativo. E denuncia come il proliferare di leggi regionali sulle discipline del wellness crei confusione e penalizzi un settore in continua evoluzione e che fa girare in Italia 14 miliardi di euro. Il settore, perciò, auspica che il presidente della repubblica firmi il decreto 543 che mette in capo allo stato la normativa generale sui i profili professionali e i relativi requisiti didattici, eliminando così un far west legislativo a livello locale.

          L’appello è partito dalla Fiera estetica futuro di Roma. ´Il mondo legato al benessere e all’estetica ha subito un accelerazione impressionante negli ultimi anni, sia sul piano della creazione di valore, che su quello dell’innovazione’, spiega Orietta Baldelli, responsabile delle relazioni istituzionali della Cna. ´Basti pensare all’uso sempre maggiore di nuove tecnologie nelle macchine dell’estetica o all’evoluzione dei prodotti utilizzati per la cura del corpo. Questo ha dato vita a una rivoluzione che ha moltiplicato le figure professionali coinvolte nelle discipline del benessere e in qualche modo ha trasformato la legge di settore 1/90, seppure di grande importanza per il comparto, in una normativa superata’.

            Le legge 1/90, infatti, ha istituito la figura professionale dell’estetista dando riconoscimento a tutta una serie di professioni che 16 anni fa non possedevano un vero e proprio profilo professionale. ´Oggi però abbiamo bisogno di una normativa che ci consenta di crescere e qualificarci ancor più’, chiarisce Elsa Forte della presidenza di Cna benessere e sanità. ´Pensiamo a una scuola superiore di settore o corsi riconosciuti per evolvere la nostra preparazione. Non abbiamo certo bisogno di normative non omogenee sul territorio che creino difficoltà e ci impediscano di tenere con tranquillità il nostro mercato in un momento storico di grande trasformazione’, conclude Baldelli. ´È ridicolo che in un mercato basato sulla mobilità del lavoro le imprese di settore debbano debbano ottemperare a normative diverse da una regione all’altra’.