Bce: riforme profonde del lavoro

15/11/2002




        15 novembre 2002

        ITALIA-LAVORO
        Bce: riforme profonde del lavoro

        Occupazione – Nel bollettino mensile la Banca centrale invita i governi ad accelerare gli interventi strutturali – Riparte il confronto sulla delega

        S.U.


        MILANO – È allarme occupazione. A lanciarlo è la Banca centrale europea che invita i governi ad accelerare le riforme strutturali. I progressi compiuti finora «restano – si legge nel bollettino mensile della Bce – complessivamente insufficienti». In particolare, aggiunge la Banca centrale, «l’entità delle riforme strutturali non è sempre stata proporzionale a quella dei problemi e la velocità di attuazione delle riforme sembra essere rallentata dal 2001». Perché, continua ancora il bollettino, anche se la dinamica dell’occupazione è migliorata alla fine degli anni ’90, rispetto al decennio precedente, i tassi di occupazione medi dell’area, pari al 62% circa nel 2001, sono ancora considerevolmente inferiori a quelli degli Stati Uniti (73% circa) e restano lontani dagli obiettivi fissati a Lisbona e Stoccolma. A essere penalizzati sono ancora i segmenti del mercato più "deboli": critica la situazione sul fronte del lavoro femminile, dei giovani e degli anziani, «i cui tassi di occupazione sono relativamente bassi». Anche se è stata proprio l’occupazione femminile a spingere lo sviluppo del mercato, crescendo tra il 1996 e il 2001 del 2% in media all’anno, più del doppio di quella maschile. E questo grazie, soprattutto, alla diffusione dei contratti part-time e di quelli a tempo determinato. Una crescita che ha contribuito «per circa due terzi allo sviluppo dell’occupazione totale e il tasso di occupazione femminile si è così assestato al 52,2%». Nello stesso periodo, invece, il tasso di occupazione maschile, crescendo del 3%, è arrivato al 71,6%. E se il part-time ha rappresentato il "volano" dell’occupazione femminile, i contratti a tempo determinato hanno favorito soprattutto lo sviluppo dell’occupazione giovanile. Per i giovani l’incidenza dei contratti temporanei è salita di oltre il 5%, fino al 45,8%, per gli adulti è stata invece inferiore al 2% per un’incidenza totale dell’11,6%. Le politiche sui problemi strutturali del mercato dipendono dalla specificità dei singoli contesti nazionali, ma la Bce non manca di indicare agli Stati membri le strade da seguire. Il bollettino parla di «politiche tese a migliorare l’efficienza della ripartizione delle forze di lavoro fra settori, regioni e livelli di qualificazione e ad aumentare la compatibilità fra gli incentivi offerti dai sistemi fiscali e previdenziali», ma anche di incentivi per l’assunzione di lavoratori «mediante la riduzione dei costi della manodopera e una migliore corrispondenza tra la qualificazione dei lavoratori e le caratteristiche dei posti di lavoro». Queste riforme, conclude la Bce, insieme con la moderazione salariale, la differenziazione e flessibilità dei salari e la modernizzazione del processo di contrattazione dovrebbero «favorire la crescita dell’occupazione» e consentire «una migliore capacità di assorbire gli shock esterni».