Bata cresce del 12%

22/09/2005

    giovedì 22 settembre 2005

    STILE ITALIANO – pagina 16

    CONTROCORRENTE

      Ma Bata cresce del 12%:
      nel 2005 aperti 60 negozi

      A fine anno il fatturato supererà 350 milioni

        CLAUDIO PASQUALETTO

        PADOVA • In una stagione certo non favorevole alle calzature italiane Bata aumenta vendite e profitti, ma soprattutto conferma l’intenzione di continuare a rifornirsi almeno per il 50% dai produttori di casa nostra.
        « I nostri dati aggiornati a fine agosto ci danno una crescita del fatturato del 13% — spiega Fabio Tronchetti, amministratore delegato di Bata Italia — a fine anno contiamo di attestarci oltre la soglia dei 350 milioni, con un incremento anche del profitto che salirà dal 6,8 al 7% sul giro d’affari, nonostante una riduzione dei prezzi al dettaglio del 6%.

        Non solo. In controtendenza con la crisi dei consumi concluderemo l’anno con una sessantina di negozi in più: 25 diretti, gli altri in franchising. E per il prossimo triennio abbiamo in programma circa altre duecento aperture, 120 in Italia, il resto con la formula del franchising internazionale in Russia, ex Jugoslavia, Turchia ed Emirati arabi. » Bata Italia, infatti, non si occupa solo del mercato interno, ma essendo la società con la miglior performance a livello mondiale del gruppo con base a Toronto, ha la delega per le aree dell’Est europeo e del Mediterraneo.

        Tronchetti è il responsabile del marketing a livello continentale e all’Italia è stato affidato tutto il servizio stile, progettazione e innovazione, concentrato nel Product innovation center di Padova, che lavora in stretto contatto con un analogo service a Guangzhou, in Cina.
        «Anche se ovviamente siamo molto internazionalizzati per essere competitivi — sottolinea Tronchetti — ci riforniamo al massimo del 30% dalle nostre aziende nel Far East, un 10% della nostra produzione viene dal Brasile, un altro 10 da Spagna e Portogallo, ma intendiamo mantenere almeno al 50% la quota di commesse affidate ad aziende italiane, concentrate soprattutto in Toscana, Marche e Campania.
        Questo perché solo l’Italia può garantire quella flessibilità di cui la nostra rete ha assoluto bisogno. Solo i produttori italiani possono consegnarci in due settimane un riassortimento imposto dall’andamento del mercato o realizzare un ordine completo al massimo nel giro di due mesi. Tutta la moda, quindi, tutto ciò che fa tendenza, oltre che il prodotto di qualità, per noi deve continuare a essere made in Italy.» «È vero — aggiunge l’ad di Bata Italia — che c’è una crisi dei consumi e che i costi in Italia sono elevati, ma è anche vero che le nostre aziende hanno ancora questa importante carta da spendere rispetto alla produzione massificata, generalizzata e standardizzata anche su tempi lunghi del Far East.»

        Bata Italia, intanto, oltre a valorizzare ancora di più il proprio know how di testa della filiera, punta a una ulteriore espansione spalmata su segmenti e target diversi, dai Bata city che presidiano i centri storici, ai superstore collocati nei centri commerciali, fino ai più recenti outlet ed ai negozi per gli sportivi a marchio Athletes World. « In questo nostro percorso — conclude Tronchetti — c’è anche la volontà di elevare il target di riferimento, andando a collocarci su una fascia media di mercato, ma anche con attenzione a chi chiede comunque una qualità più alta senza rinunciare ad un prezzo competitivo. È il mercato, in sostanza, che ci guida così com’è avvenuto nell’ultimo anno, quando per migliorare la nostra quota abbiamo dovuto abbassare i prezzi, andando a recuperare con un ulteriore taglio dei costi di esercizio.»