«Basta leggi delega sul lavoro»

12/03/2003





12 marzo 2003

Il rapporto dell’istituto di formazione (Isfol), dopo il giallo della mancata presentazione

«Basta leggi delega sul lavoro, tornare alla concertazione»

      ROMA – Il rapporto Isfol, scomparso da mesi, riapparirà alla chetichella dal 24 marzo nelle librerie. Il grosso volume (727 pagine), che come ogni anno esamina l’andamento del mercato del lavoro e lo stato della formazione in Italia, doveva essere presentato il 16 dicembre scorso in un convegno convocato dal commissario straordinario dell’ente pubblico di ricerca, Carlo Dell’Aringa. Ma l’appuntamento era stato annullato all’ultimo momento per decisione del ministro del Lavoro, Roberto Maroni, e mai più rifissato. Ne erano nate polemiche. L’opposizione aveva accusato il ministro di «censura», Maroni aveva negato. Fatto sta che per tre mesi le 5 mila copie del Rapporto 2002 sono rimaste sotto chiave e solo ora, dopo che la questione sembrava dimenticata, la diffusione del volume (editore Franco Angeli) è stata sbloccata, senza che sia però prevista la consueta presentazione. Ed è facile capire perché: il Rapporto Isfol non è allineato con l’impostazione che il governo ha dato alla riforma del mercato del lavoro seguendo il libro bianco di Marco Biagi, il consulente di Maroni ucciso un anno fa dai terroristi. Basta leggerselo per rendersene conto. L’intera politica che si sviluppa nel disegno di legge 848 (collocamento e nuove flessibilità) e nell’848 bis (che tra l’altro contiene la modifica delle norme sui licenziamenti) è infatti criticata dal Rapporto Isfol. Le osservazioni colpiscono il metodo e i contenuti. Il metodo: lo strumento del disegno di legge delega, che fa del governo il protagonista della riforma, osservano i ricercatori dell’Isfol, «concerne una disciplina come quella lavoristica in genere sottratta, per la sua intrinseca delicatezza, alle delegazioni legislative, per garantire che sulla stessa si sviluppi il più ampio dibattito parlamentare».
      I contenuti: l’intervento sulle regole dei licenziamenti (cioè sull’articolo 18 dello Statuto) presenta problemi di costituzionalità (in una stessa azienda potranno esserci lavoratori col diritto ad essere reintegrati se ingiustamente licenziati e altri privi di questo diritto) e di funzionalità (quale impresa assumerà se la deroga all’articolo 18 avviene all’interno di una sperimentazione di tre anni al termine della quale si potrebbe tornare alle vecchie regole?). Ma viene contestata anche la scelta del governo di sostituire la «concertazione» con il «dialogo sociale», perché «appare certo preoccupante» la mancata partecipazione della Cgil al Patto per l’Italia sottoscritto invece da Cisl e Uil. Per non parlare delle critiche al Patto di Milano del 2000, alle politiche per il sommerso («appena 430» i lavoratori emersi), alla legge Bossi-Fini sugli extracomunitari. Forse troppo, per il leghista Maroni.
Enrico Marro