«Basta credere al governo»

19/09/2002

          19 settembre 2002

          SCIOPERO
          «Basta credere al governo»

          Epifani: non è contro Cisl e Uil, ma per i diritti L’Ulivo si divide. I Ds appoggiano la Cgil, la Margherita no


          CARLA CASALINI


          «Non capisco la corsa a essere l’oggetto del nostro sciopero». Guglielmo Epifani, da domani nuovo segretario generale della Cgil, pizzica il leader della Cisl Savino Pezzotta per la sua affermazione, «lo sciopero del 18 ottobre è contro di noi», facendo presente che «lo sciopero generale è contro il governo e la sua politica, per la difesa dei diritti, non certo contro le altre organizzazioni sindacali». Sì, «il sindacato avrebbe il dovere di ritrovare l’unità» ma «le divisioni persistono perché c’è chi crede ancora alle promesse del governo e chi, come noi, le contrasta». Persistenti, sì, le suddette «divisioni», giacché la Cgil ha rifiutato di firmare il «Patto per l’Italia» sottoscritto invece da Cisl e Uil, e lo sciopero generale del 18 muove anche contro quel «Patto». Ma la Cisl e la Uil, che invece hanno scelto quella strada di accordo con Berlusconi, abbandonando anche la difesa dei licenziamenti, l’art.18, avranno amare sorprese: alla fine, prevede Epifani, «non troveranno neanche le risposte alle loro posizioni».

          Lo sciopero divide l’Ulivo

          Insomma, il merito cruciale dell’«unità dei diritti» impedisce oggi l’unità dei sindacati; e apre una frattura anche nel centrosinistra. Dopo le discussioni di nella Margherita e tra i Ds, provocate dallo sciopero generale autonomo della Cgil – dove, in entrambe, il bersaglio più colpito è stata la Fiom – ieri le posizioni nell’Ulivo si sono divaricate. Al termine della segreteria dei Ds, il coordinatore Vanino Chiti chiarisce: «Gli scioperi sono indetti dai sindacati» ma i Ds «condividono il merito dello sciopero generale indetto dalla Cgil», logica conseguenza del «giudizio negativo che abbiamo già dato sulle modifiche all’art.18 e sul `Patto per l’Italia’». Naturalmente «permane la preoccupazione» per le divisioni nel sindacato, per cui «noi continuiamo a lavorare per ricercare la più ampia unità, in campo politico e sindacale, e bene ha fatto Epifani a ricordare che lo sciopero è contro il governo, non contro gli altri sindacati». Anche Chiti non dispera del futuro prossimo: «Ormai molti convergono su un giudizio di aleatorietà del Patto, anche organizzazioni che l’avevano firmato».

          La destra riunisce l’Ulivo

          Ma dalla Margherita Tiziano Treu nega sostegno allo sciopero della Cgil: un conto è l’«oggettiva valutazione» negativa sullapolitica del governo, «altra cosa è il Patto per il lavoro: questa distinzione non è di poco conto per la Margherita» ( eppure martedì, non solo Rosi Bindi ma lo stesso Franco Marini affermava: «quel Patto io non l’avrei mai firmato»). Sarà la finanziaria, insiste Treu, a determinare le decisioni sulle «iniziative più effici, che ci auguriamo unitarie, sia sul piano sindacale che politico»; oggi, l’invito è alla Cgil: «non forzi con iniziative unilaterali di lotta che assumerebbero obiettivamente un significato polemico contro Cisl e Uil».

          E’ nell’aula del senato che l’opposizione si ritrova nella battaglia contro la delega sul lavoro, 848, da cui la materia scottante sui licenziamenti è stata tolta e traghettata in un’altra delega, l’848 bis, ma che mantiene in sé altro materiale che brucia di lesione dei diritti, precarizzazione del lavoro, liberalizzazione degli appalti. «E’ un ostruzionismo scandaloso, è incredibile che più di cento parlamentari dell’opposizione siano presenti in aula e non concorrano al numero legale…», si è stupito ieri il sottosegretario al welfare Sacconi. Poi, provocante: quell’opposizione «tutta uguale e omologata» sulle posizioni della Cgil, se fa così adesso, «che cosa farà quando discuteremo delle modifiche all’art.18 dello Statuto dei lavoratori?». Ma questa assurda ideologica battaglia «contro un provvedimento moderno, europeo», non deve fermare la marcia dell’848: «l’approvazione domani si può ancora fare!». Reagisce il ds Battafarano: «ideologiche sono le nostre posizioni?», «scandalosa è la delega», rincara Sodano, Prc, il verde Ripamonti nota che Sacconi «sta perdendo il controllo, forse perché queste controriforme, definite `moderne’ e così liberali giacciono in parlamento da 11 mesi?».

          Arci: noi saremo allo sciopero

          Mentre prosegue la contrapposizione sindacale sullo sciopero, dalla Cisl il leader Pezzotta, dalla Uil i segretari Musi, e Pirani, che però intravvede una futura possibile unità «a partire dal Sud», l’Arci non ha dubbi: annuncia la sua partecipazione, e il presidente nazionale Benettollo invita «tutte le associazioni e i movimenti che si battono per i diritti e la democrazia a manifestare la loro solidarietà e condivisione dello sciopero generale».