«Basta con la concertazione e la politica dei redditi»

09/06/2003


08 Giugno 2003

    PRIMA CONFERENZA PER IL LAVORO DI FORZA ITALIA: CISL E UIL RIBADISCONO IL «NO» AL REFERENDUM SULL’ARTICOLO 18, MA SONO CAUTE SUL DECRETO BIAGI

    «Basta con la concertazione e la politica dei redditi»

    Brunetta attacca: la sinistra non vuole le riforme

    Francesco Manacorda
    inviato a PAVIA

    «Le riforme buone sono solo le loro. Ogni cosa che fa questo governo è un attacco ai lavoratori, ai diritti, alla giustizia…». Renato Brunetta, cervello economico di Forza Italia, parte all’attacco contro gli economisti e gli esperti di relazioni sindacali che non condividono il decreto sulla riforma del mercato del lavoro «di portata rivoluzionaria» approvato venerdì.
    Attacca, distribuisce certificati di riformismo e fa «nomi e cognomi: Tiziano Treu non è riformista, non lo è Ichino, non lo è Boeri.
    Non sono interlocutori riformisti, prima dimostrino di esserlo e poi ne parliamo».
    Ha un bel dire, insomma, Sandro Bondi portavoce di Forza Italia, che interviene per invitare tutti ad abbassare i toni «perchè alla lunga questo scontro può mettere a repentaglio il tessuto civile della nostra democrazia». Proposta rinviata al mittente, impossibile da mettere in atto per cause di forza maggiore, replica Brunetta: «Di fronte al pregiudizio, di fronte al fondamentalismo ideologico non c’è possibile dialogo». E poi conta anche il passato: «Loro, nei loro anni di governo, non dialogavano con nessuno». E poi Treu – è ancora Brunetta che parla – «ha fatto una riforma cattiva e ipocrita. La gente deve sapere che sono stati i governi della sinistra a rendere precario il mercato del lavoro».
    E’ l’ora dei falchi, dunque, anche per la politica economica di Forza Italia. E’ l’ora dei falchi, che volano a Pavia, per la prima conferenza nazionale per il lavoro organizzata dagli azzurri nella persona del senatore Luigi Fabbri e con la partecipazione di molti esponenti del mondo economico che pur contando tanto oggi non sono alle assise confindustriali di Santa Margherita Ligure: rappresentanti della Confagricoltura e della piccola impresa, degli artigiani e dei dirigenti d’azienda, più i segretari generali di Cisl e Uil. Tutti riuniti nella città del ministro dell’Economia Giulio Tremonti – peraltro non presente nè previsto nel programma – anche se l’afflusso di quadri di forza Italia è scarso, o – come fustiga un Brunetta senza freni davanti a una settantina di presenti – «siamo quattro gatti».
    Quattro gatti o no, l’importante è che per il momento il governo e la maggioranza hanno incassato la loro vittoria con il decreto legislativo che traduce in norme la cosiddetta riforma Biagi e adesso possono pensare agli altri passi da fare. L’articolo 18, prima di tutto, dove la settimana prossima si andrà al referendum per l’estensione alle piccole imprese, con la sostanziale certezza di una sconfitta dei referendari, e dove – conferma il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi – qualsiasi sia il risultato del voto il governo andrà avanti con la sperimentazione prevista nel patto per l’Italia, nonostante il fatto che «noi sperimentiamo con prudenza, ma ci siamo trovati di fronte a una campagna d’odio, abbiamo subito un’aggressione dettata da motivi ideologici».
    E poi la concertazione, che va messa definitivamente in soffitta a favore di trattative bilaterali, e la politica dei redditi.
    Via pure quella, almeno a quel che chiede Brunetta. «Basta con la politica dei redditi. Io sono tra quelli che l’ha promossa, ma è come l’antibiotico che si usa solo per curare un male maggiore». Adesso, con l’inflazione che non fa più paura e l’Italia che è entrata nell’euro, la politica dei redditi «serve solo a mettere tra parentesi il libero mercato». Una posizione da cui si differenzia Sacconi: «Per me la politica dei redditi rimane valida, anche se alcuni strumenti con cui l’abbiamo realizzata non sono più adeguati».
    Così mentre il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta e quello della Uil Luigi Angeletti strappano l’applauso ribadendo la loro la contrarietà al referendum sull’articolo 18 e danno giudizi positivi ma assai cauti sulla riforma del mercato del lavoro, le preoccupazioni e i desideri delle imprese si spingono già più in là. C’è Luigi Marino, presidente della Confcooperative che vede come «grandi nubi all’orizzonte» non solo il referendum sull’articolo 18, ma anche i nuovi criteri per il credito di «Basilea 2, che mettono in pericolo le piccole e medie imprese e il paese» e vuole al contrattazione bilaterale: «Non abbiamo versato una lacrima per la fine della concertazione perchè era fatta solo da governo, triplice sindacale e Confindustria». E c’è chi come l’ex ministro del primo governo berlusconi Roberto Radice, oggi presidente della Confapi («Non ho più il distintivo di forza Italia, ma il cuore batte sempre là») avverte sui pericoli di certe campagne che mirano a spingere l’economia con incentivi alla domanda: «Il rischio è che la gente non spenda, ma utilizzi le risorse nuove per risparmiare. La ricchezza prima bisogna produrla e solo dopo si può distribuire».