«Basta con i tavoli dove non si decide nulla»

30/06/2005
    giovedì 30 giugno 2005

    «Basta con i tavoli dove non si decide nulla»

      Lunedì la convocazione delle parti sociali. Pezzotta: siamo già stati traditi abbastanza

      di Felia Masocco /Roma

        Dove si prenderanno i soldi per coprire le «correzioni» dei conti pubblici? Una domanda da 10 miliardi di euro (per l’anno prossimo) da altri 10 (per quello successivo) più tutto quello che costerà il taglio dell’Irap, più l’eventuale taglio dell’Ire (ex Irpef), insomma delle tasse, a cui né Berlusconi né Siniscalco hanno rinunciato. La domanda già agita chi rappresenta il mondo del lavoro e i pensionati, i sindacati che per lunedì prossimo dovrebbero essere convocati dal governo a Palazzo Chigi per l’illustrazione del documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef). E qui già si apre una questione. Gli incontri-parata nel salone verde dove ormai scarseggiano anche le sedie non servono a nulla, si è visto e rivisto negli ultimi quattro anni. Sono diventati sterili rituali invisi anche al paziente leader della Cisl che per strategia sua e della sua organizzazione non rinuncia mai al confronto. «Basta con i tavoli o incontri pletorici e inutili – ha detto ieri -. O c’è la disponibilità vera del governo a negoziare, o gli incontri non servono a niente». L’incontro avverrebbe poi alla vigilia del congresso della Cisl il che fa dire al segretario generale di «non credere» «di avere il tempo e lo spazio per il confronto». La convocazione comunque non è ancora arrivata né a Pezzotta, né a Guglielmo Epifani per il quale il premier starebbe indorando la pillola. Due conti: «Un taglio di 10 miliardi di euro ripetuto nel 2006 e nel 2007, e in più il finanziamento di una eventuale riduzione dell’Irap, fanno sì che si tratti di una manovra pesantissima» dice il leader della Cgil.

          Una zavorra che gli italiani devono alle politiche sbagliate di questa legislatura. «Ora ci ritroviamo con una crescita zero e un rapporto tra stock del debito e Pil – ha sottolineato Epifani – che è esattamente quello che avevamo otto anni fa: vale a dire il 106% e un disavanzo che per quest’anno è del 4% e sarà di oltre il 5% l’anno prossimo». «Un governo che si presentasse agli elettori con questo bilancio – ha concluso Epifani – meriterebbe quattro in condotta». Il Dpef sarà una scatola vuota, la vera partita si giocherà con la finanziaria, i sindacati annunciano che si opporranno a qualsiasi taglio «diretto o indiretto» che incida sulle condizioni di vita dei ceti popolari, lavoratori dipendenti e pensionati. La Cisl chiede «un intervento duro e radicale contro l’evasione fiscale e il lavoro nero, e un aumento della tassazione sulle rendite finanziarie e immobiliari». La Uil si aspetta un Dpef «frutto delle mediazioni tra i partiti, che poi è difficile da modificare». Servirebbe invece «il coraggio di scegliere e di selezionare», dice il segretario generale aggiunto Adriano Musi «cosa che invece in questi quattro anni non si è fatto». «La preoccupazione è che si punti alla ripresa elettorale della Casa della Libertà e non a quella dell’Italia».

            Gli argomenti per un sano pessimismo ai sindacati certo non mancano. «Il governo ha tradito troppe volte gli accordi», è la bocciatura di Pezzotta. Il severo giudizio arriva alla fine di una legislatura in cui la Cisl si è molto esposta, «ha dimostrato concretamente assenza di pregiudizi verso il centrodestra, non rifiutando il confronto e neppure accordi importanti come il Patto per l’Italia – ricorda il leader -. Ma se il governo non onora gli impegni, che cosa può fare il sindacato? Mobilitarsi e scioperare». Del resto – aggiunge Pezzotta – «quando c’è stato da fare sacrifici il sindacato li ha chiesti e i lavoratori non si sono tirati indietro. Certo vogliamo essere coinvolti, sentirci parte attiva, e non soggetti di semplice consultazione. Se ci chiamano, ci ascoltano e poi fanno quello che vogliono, allora non ci stiamo».