“Basta attacchi alla previdenza”

08/09/2003

domenica 7 settembre 2003
 
Pagina 9 – Economia
 
LA PROTESTA
I tre leader alla Festa dell´Unità. Pezzotta irritato dai fischi.

"Fossi all´Inps denuncerei il governo"
"Basta attacchi alla previdenza"
Sindacati uniti contro la riforma
          Epifani: Agnelli è il primo a dover stare zitto, dopo tutti i prepensionamenti Fiat
          MICHELE SMARGIASSI


          BOLOGNA – Ce l´ha col governo, ma è con Umberto Agnelli che il segretario Cgil Guglielmo Epifani perde la pazienza: «Il presidente Fiat dice che sulle pensioni "bisogna fare di più"… E´ lui il primo a dover stare zitto. Non se ne può più di questi imprenditori che con una mano cacciano via le persone a cinquant´anni con prepensionamenti, mobilità lunghe e corte e casse integrazioni, e con l´altra chiedono di alzare l´età pensionabile». Non c´è nulla "di più" da fare: alla vigilia dell´incontro ministeriale decisivo, i sindacati ripetono il loro no ad ogni riforma strutturale delle pensioni. Per Epifani non ha neppure senso chiamare riforma «un provvedimento fatto di tagli, con la fondata impressione che serva solo a far cassa». «Una scelta tutta politica, senza ragioni economiche», aggiunge il segretario Uil Luigi Angeletti. «La riforma delle pensioni l´ha già fatta Dini, è in equilibrio», insiste il capo della Cisl Savino Pezzotta, «ed è una delle più moderne d´Europa». «Ma a Bruxelles non lo sanno, e sbagliano», incalza Epifani. «Io comunque» riprende Pezzotta, «io ho un impegno coi miei iscritti per non toccare nulla fino al 2005». «Quella è la data della verifica prevista dalla riforma Dini», conferma Epifani, «se si interviene prima si combinano solo pasticci». Veramente Bossi dice di aspettare fino al 2008. «Io sono per non toccare niente in eterno», sbotta Pezzotta.
          Almeno sulle pensioni parlano la stessa lingua i tre segretari, come se ieri sera alla Festa dell´Unità di Bologna fosse resuscitato almeno un pezzetto di unità sindacale. Un pezzetto piccolo e precario: quando il discorso cade su Patto per l´Italia e articolo 18 dalla platea volano ripetutamente fischi, interruzioni e anche qualche insulto all´indirizzo di un irritatissimo Pezzotta che sembra quasi sul punto di abbandonare la sala: «Rivendico quello che ho fatto, non sono un traditore e non ho venduto nulla per un piatto di lenticchie». In ogni caso, le grandi manovre sulle pensioni sono sufficientemente minacciose per convincere Epifani a tentare il recupero: «In queste settimane stiamo dicendo tutti cose molto simili, e non solo sulle pensioni; credo ci sia bisogno di un confronto tra noi». Di «nuovo autunno caldo» parla il titolo del dibattito: lo sarà davvero?, chiede il conduttore Giancarlo Santalmassi. Per Pezzotta «tutto dipende da ciò che farà il governo: sono così fantasiosi, ogni giorno ce n´è una nuova, magari ne esce anche una buona». Ma l´atmosfera in effetti è calda, anche se per pronunciare la parola sciopero sembra ancora presto: «Naturalmente occorre attendere il confronto con governo su pensioni e finanziaria», va cauto Epifani, che però ha poche speranze, «aspettiamo pure il governo, ma già si intravede una politica economica fatta pagare a lavoratori e pensionati, in un paese che rischia il declino. Esiste un limite alla sopportazione». Pezzotta si trova a dover usare un eufemismo per ammettere «un problema di rapporti e di comunicazione» con palazzo Chigi, che a forza di annunci e indiscrezioni semina «angosce e paure, facendo abbandonare il lavoro a un sacco di persone: se fossi il presidente dell´Inps citerei il governo per danni».