BASI USA IN ITALIA, I LAVORATORI CIVILI NON SOLO LIBERI DI SCEGLIERE LE RAPPRESENTANZE SINDACALI

07/12/2013

7 dicembre 2013

Basi Usa in Italia, i lavoratori civili non solo liberi di scegliere le rappresentanze sindacali

Sono circa 5mila le lavoratrici e i lavoratori civili italiani delle basi Usa in Italia. Sigonella, Napoli, Pisa, Vicenza e Aviano, strutture militari americane grandi come cittadine, dove lavorano, e in parte vivono, militari americani, civili americani, civili italiani – local national – e contrattisti esterni di servizi in appalto.

Un unico contratto di lavoro – da poco rinnovato -, disciplina tutti i tipi di mansioni presenti all’interno della base, dal commercio, all’ospedale ai dipartimenti militari o informatici. “Normative per il Personale
Civile non Statunitense delle Forze Armate U.S.A. in Italia” cosi viene definito l’accordo che, secondo l’articolo 2, può essere però stipulato esclusivamente con due sigle sindacali: Cisl e Uil di categoria, rispettivamente Fisascat e Uiltucs.
”Una scelta discriminatoria risalente al periodo di insediamento delle basi Usa sul nostro territorio nazionale” cosi è stata definita da Susanna Camusso, segretario generale della Cgil e Franco Martini segretario generale Filcams Cgil, in una lettera inviata alle altre organizzazioni sindacali per richiamare l’attenzione sulla questione ed invitare ad un’azione comune.

L’esclusione della Cgil, come rappresentante e soggetto negoziale, lede la libertà di ogni singolo cittadino, è in contrasto con la Costituzione Italiana e aumenta le tante difficoltà che i civili italiani hanno per far valere i propri diritti, visti anche i complessi meccanismi di gestione e comando delle basi, affidati, a seconda degli ambiti, all’Ambasciatore americano in Italia, ad una commissione delle forze armate (Joint Civilian Personnel Commitee JCPC), o ai capi dipartimenti militari americani.

Ad essa si aggiungono le carenze legislative e le contrastanti normative, che lasciano in un limbo i lavoratori civili italiani, non riconosciuti, come in tutti gli altri paesi, ne lavoratori pubblici alle dipendenze dello stato italiano, ne in alcuni casi, dipendenti privati, con gravi conseguenze fiscali.

A Sigonella, in Sicilia, molti lavoratori si sono organizzati (www.libuliberi.com) per portare avanti le loro richieste di democratica libertà tramite una petizione e una pacifica mobilitazione mediatica per coinvolgere quanti più possibile.

“Siamo attivamente a fianco di questi lavoratori” afferma Franco Martini segretario generale della Filcams Cgil, “vogliamo trovare il giusto percorso per superare una questione anacronistica e anti liberare, non più accettabile.”

#liberidiscegliere