“BaseUsa” Vicenza, sfuma anche il referendum

31/01/2007
    mercoledì 31 gennaio 2007

    Pagina 4 – Politica/Oggi

    Vicenza, sfuma anche il referendum.
    Torna il muro contro muro

      I «saggi» del comune orientati a bocciare la consultazione. La destra vuole un tavolo dei volenterosi, aspettando la manifestazione del 17

        di Toni Fontana inviato a Vicenza

          MURO CONTRO MURO – Mentre An propone «un tavolo dei volonterosi» sulla questione del Dal Molin e si candida a rappresentare gli interessi degli industriali, il fronte del No prepara la manifestazione del 17 febbraio, in una Vicenza che appare spaccata e carica di tensione. La città è stata catapultata al centro di un grande partita nella quale, giorno dopo giorno, aumenta il numero dei giocatori. Il portavoce di An, Andrea Ronchi ha compiuto ieri un blitz in città, ha visitato la caserma Ederle, la Prefettura ed ha pranzato con il vice presidente degli industriali Adamo della Fontana. A sentir lui è stato stretto un patto per lanciare un «tavolo dei volonterosi» con categorie ed istituzioni al fine di «migliorare il progetto». Per An il «sì al piano Usa è un punto di partenza» e, se verranno «isolati coloro che si oppongono al Dal Molin in modo pregiudiziale», la concertazione può partire. Della Fontana conferma che l’idea del tavolo è fondata sulla “trasparenza” e che l’operazione Dal Molin comporta «più vantaggi che rischi». Entrambi, quelli di An e il vertice degli industriali, rivendicano di stare dalla parte della «maggioranza silenziosa» e sostengono che «i Sì sono prevalenti». L’offensiva del “partito del mattone” si fonda però su una rimozione che pochi in città accettano. La collera popolare è infatti originata dalla gestione “carbonara” condotta dal club degli amici del sindaco Hullweck. Per oltre due anni l’assessore di An Claudio Cicero è stato il segreto messaggero del sindaco presso l’ambasciata Usa a Roma. Mentre il progetto veniva definito nei minimi particolari (tra i dettagli anche 16 piste da bowling per i fanti che tornano da Iraq e Afghanistan) la città veniva tenuta all’oscuro dei piani per la colata di cemento. Cicero ha agito anche all’insaputa di una parte di An e ieri Ronchi e Conte, deputato eletto in città, hanno balbettato su tutta questa partita che è invece al centro della “battaglia di Vicenza”.

          «La scorsa estate abbiamo bussato a tutte le porte – osserva ad esempio Patrizia Balbo, una delle esponenti dei comitati per il No – e nessuno ci ha dato ascolto, Noi abbiamo documenti che dimostrano che anche gli uffici tecnici del Comune erano consapevoli che il progetto Usa è in contrasto con i piani urbanistici della città, si prepara un’operazione devastante». «Ora tutti vogliono aprire tavoli di confronto – osserva polemicamente Giovanni Rolando, consigliere Ds autosospeso (area Salvi) – noi riteniamo che si discuta nell’interesse della città, ma prima ci devono dire perché per due anni non hanno detto nulla. Prima devono vuotare il sacco».

          Un No secco all’offerta di “concertazione” viene dalla Cgil diretta a Vicenza da Oscar Mancini: «Per prima cosa – dice – si deve smettere di parlare di ampliamento perché il piano prevede una nuova base in una zona lontana da quella occupata dalla Ederle. Non siamo disponibili a sederci ad un tavolo attorno al quale si discuta solo di ammorbidire l’impatto ambientale. La maggioranza dei vicentini non vuole la nuova base, non si tratta dunque di decidere se verrà costruita in stile palladiano o dorico, ma di fermare la colata di cemento». Mancini guarda al 17 febbraio quando la Cgil sfilerà «con il movimento». Il deputato di Rifondazione Paolo Cacciari dice che le Ferrovie hanno già esaurito la disponibilità di treni speciali. La Cisl scuola di Vicenza ha aderito alla marcia del 17 febbraio, ma la Cisl che riunisce i lavoratori (744) della Ederle si schiera, per bocca di Sarah Peruffo «per un tavolo di confronto con le categorie per migliorare il progetto e lavorare assieme». «Gli americani – dice la sindacalista ed esponente dei comitati per il Si – sono sensibili» ai problemi di impatto ambientale. «Che sono enormi – interviene Antonio Della Porta, uno dei tre consiglieri Ds che non si sono autosospesi – sull’altro lato della strada del Dal Molin è prevista la realizzazione di alloggi per 1600 persone, metà di edilizia convenzionata. La gente del quartiere si sente abbandonata. Se non si può tornare indietro sulla decisione presa da Prodi allora occorre far sentire tutto il nostro peso per strappare le necessarie garanzie per la sicurezza della popolazione».

          Ieri sera intanto anche i cinque “saggi” nominati dal consiglio comunale per decidere sulla questione del referendum si sono divisi: 3 sono per il no alla consultazione, 2 per il Sì. Se le posizioni saranno confermate la vicenda referendaria appare per sempre chiusa.