“BaseUsa” Vicenza, nell’Ulivo cresce l’imbarazzo

12/02/2007
    lunedì 10 febbraio 2007

    Pagina 4 – Primo Piano

    Vicenza, nell’Ulivo
    cresce l’imbarazzo

      ANTONELLA RAMPINO

      ROMA
      La manifestazione del 17 febbraio contro il nuovo insediamento americano a Vicenza s’avvicina, e il rischio è che vada in piazza uno schieramento politico che va dai no-global ai riformisti. Così, nonostante le speranze dei Comitati per il No, non ci saranno leader nazionali che non siano delle estreme, sperando che Salvi, Giordano, Diliberto, sfidando i fischi, coprano «a sinistra» la coalizione. La Cgil manderà rappresentanti nazionali anche per «placcare» il protagonismo di Giorgio Cremaschi (e «si sta vedendo se ci sono le condizioni perché venga Epifani», confida il rifondarolo Sperandio). Intanto s’è autosospeso tutto il locale stato maggiore della Margherita, e così pure dei diesse. A cominciare da Alessandro Naccarato, fassiniano, segretario regionale e parlamentare. «Tutta l’Unione sfilerà con parole d’ordine ben diverse da quelle dei no-global: la nostra non sarà una manifestazione contro il governo», dice.

      Luca Casarini, infatti, ha fatto sapere che «il nostro striscione sarà contro il sindaco della Cdl e contro Prodi», mettendoli sullo stesso piano. Ma nonostante tutto, l’imbarazzo nel futuro Partito Democratico si taglia col coltello. In Veneto, racconta Naccarato, «avevamo appena costituito il gruppo unico dell’Ulivo». E il capogruppo è il diellino Achille Variati, ex sindaco della città, dc di lungo corso oggi vicepresidente (autosospeso) dell’assemblea veneta, che ha minacciato di incatenarsi se il Dal Molin andrà avanti, e che nei giorni scorsi ha pure incontrato Rutelli. «Non si può mettere in discussione la decisione, che è di Prodi» è stata la risposta del vicepremier. Ma Variati insiste: «Non ci devono dare l’impressione di essere stati dimenticati, o sacrificati alla ragion di Stato: il rischio è che una vicenda urbanistica diventi un focolaio di antiamericanismo».

      Comunque il 17 resteranno a casa personalità del centrosinistra che pure a Vicenza han dato solidarietà: Tiziano Treu, Willer Bordon. In piazza ci saranno solo i parlamentari locali, Laura Fincato e Maurizio Fistarol della Margherita, Lalla Trupia e Naccarato per i diesse. Ma non Cesare Piccoli, viceministro ai Trasporti. Sui membri del governo è calato l’ukase di Prodi: non lo rispetteranno i sottosegretari Paolo Cento (Verdi) e Alfonso Gianni, uno degli uomini più vicini a Bertinotti. Rosy Bindi fa sapere che non andrà, «io non sono un ministro di lotta e di governo». Pecoraro Scanio, che a quel profilo corrisponderebbe, non va «perché da me ci si aspettano soluzioni per l’impatto ambientale». Cesare Salvi rappresenterà la sinistre della Quercia, del resto «Vicenza è parte della nostra mozione al congresso»: ma non ci sarà Fabio Mussi, che è ministro.

      Quanto la distanza dei «romani» peserà sulla tenuta dell’Ulivo in Veneto è presto detto. «Rutelli, Prodi o D’Alema dovrebbero venire a vedere l’impatto sulla città della nuova base americana», ha detto a «In mezz’ora» Variati, mostrando la foto del luogo d’insediamento: un’area verde che si incunea nel centro storico palladiano. «Quella foto ce l’ha anche Parisi sul suo cellulare», confida Trupia. «Io l’ho portata a D’Alema, insieme al dossier completo. “E come facciamo a dire di no agli Stati Uniti dopo che c’è stato il via libera del consiglio comunale di Vicenza?, mi ha risposto». Ma forse, sostenere che è tutta colpa della Cdl, non basterà.