“BaseUsa” Vicenza, Cgil e Prc incontrano i movimenti

09/02/2007
    venerdì 9 febbraio 2007

    Pagina 5 – Politica/Società

    Oggi le assemblee regionali del sindacato e di Rifondazione in preparazione della manifestazione del 17

      Vicenza, Cgil e Prc incontrano i movimenti
      Fassino e la Lega vorrebbero "ridurre il danno"

        di Checchino Antonini

        Oggi a Vicenza è il giorno delle grandi assemblee di Cgil e Rifondazione. A otto giorni da quello che si preannuncia come il più grande corteo che abbia mai attraversato la città del Palladio, cinquecento tra delegati e quadri del sindacato si troveranno stamattina alla Fiera per l’attivo regionale al quale interverranno, interverranno oltre ai segretari della Cgil, anche i rappresentanti dei Comitati dei cittadini contrari all’ampliamento della presenza militare Usa a Vicenza, parlamentari e rappresentanti dell’associazionismo democratico.

        La Cgil ha preso posizione per «il sostegno alla pacifica manifestazione del 17 rivendicando la partecipazione democratica dei cittadini alle scelte che riguardano il futuro della città e dell’intera nazione».

        A sera, all’auditorium Canetti, il Prc ha invitato a discutere i suoi dirigenti locali con i capigruppo parlamentari, deputati e senatori veneti, Lisa Clark dei Beati i costruttori di pace e i rappresentanti del presidio permanente, dei coordinamenti vicentini, il sindaco di Bussoleno, una delegazione dei comitati No Scorie, No Ponte, Via le bombe.\uFFFCLa varietà di relatori e interlocutori dà conto della connessione tra la vertenza del Dal Molin – che gli Usa vorrebbero tramutare in base militare per acquartierare la 173ma brigata aviotrasportata, gente che va e viene da Iraq e Afghanistan – e i movimenti che hanno attraversato l’Italia negli ultimi anni per contestare le politiche di guerra, le servitù militari ma anche scelte scellerate per l’ambiente e i beni comuni. Vicenza, dove la stragrande maggioranza della popolazione non vuole il nuovo sito militare, riassume tutto questo. Ed è una formidabile occasione per mutare di segno alla rappresentanza politica di una città fino a ieri considerata la "sagrestia d’Italia".

        Dopo il via libera di Prodi – che è seguito all’acquiescienza della Giunta Hullweck – alla costruzione della nuova base, i cittadini hanno espresso co maggior determinazione la loro opposizione alla colata di cemento sull’unico spazio aperto rimasto a nord della città. Un aeroporto che sorgerebbe, col suo portato di armamenti anche nucleari, a meno di due chilometri dalla piazza-cartolina di Vicenza, e che succhierebbe l’acqua necessaria a una città da 30mila abitanti e costerebbe miliardi all’erario. Non sembra fare breccia nell’opinione pubblica l’accordo strappato allo Zio Sam dalla locale confindustria che, in cambio della completa militarizzazione, ha ottenuto l’azzeramento del dazio sull’import-export di oro. Sui miracoli economici determinati dall’indotto c’è un turbine di cifre senza riscontro e si rafforza il timore che, se l’affare ci sarà, resteranno fuori le fabbrichette vicentine scalzate da più aggressivi colossi forestieri.

        Sempre più interessante, al contrario, la crescita della comunità che lotta per autodeterminarsi, che s’è costituita in comitati e presidi a oltranza il sito su cui dovrebbe sorgere il cantiere. Da ieri, l’etere berico registra la nascita di Radio Dal Molin che, dal lunedì al venerdì, trasmette per un’ora al giorno sui 92,6 della modulazione di frequenza (dalle 19 alle 20) e il sabato dalle 10 a mezzogiorno e dalle 18 alle 20. Gli sudi, naturalmente, sono a pochi passi dal tendone di via Ponte Marchese dove c’è il presidio permanente.

        Il dibattito politico, intanto, registra il tentativo della Lega – sconfessata dalla sua base per la sua subalternità al Pentagono – di recuperare terreno derubrucando a fatto urbanistico una scelta gravida di minacce e proponendo, come ha fatto il senatore Stefani, un tavolo di concertazione per far ingoiare la pillola ai vicentini riluttanti. Proprio come fa Fassino giurando a "Radio anch’io" che non si poteva fare altrimenti ma che si può fare qualcosina sull’impatto ambientale.