“BaseUsa” La Nato ancora non riabilita la Cgil

26/01/2007
    venerdì 26 gennaio 2007

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      YANKEE. AI LAVORATORI NON VIENE RICONOSCIUTA L’ISCRIZIONE AL SINDACATO

      di Ettore Colombo

        La Nato ancora non riabilita la Cgil:
        «È antiamericana»

          La Cgil? «La partecipazione dei suoi iscritti alle attività sindacali nelle basi militari degli Stati Uniti e della Nato in Italia può rappresentare un pericolo per la sicurezza nazionale». Le «riserve» le esprimono gli alti comandi militari ma ad ammetterlo – pur consapevole del «nuovo scenario mondiale» – fu, nel 2000, l’allora ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Tom Foglietta all’allora ministro del Lavoro Cesare Salvi, che gliene chiedeva formalmente conto. Le cose, a diciotto anni dalla caduta del muro di Berlino, stanno ancora esattamente così: chi lavora come dipendente civile nelle basi americane (e alleate, cioè della Nato) presenti sul suolo italiano non può iscriversi a un sindacato considerato, dagli Stati Uniti, o quantomeno dai suoi alti comandi militari, «comunista» dai tempi della Guerra Fredda. E quindi vietato. Tra basi aeree e navali, depositi di armi e stazioni di telecomunicazioni, le infrastrutture militari americane in Italia sono circa un centinaio, il personale civile (italiano) che vi lavora supera le 3500 persone. Se vogliono fare attività sindacale possono scegliere d’iscriversi alla Fisascat Cisl o alla UilTucs ma non alla Filcams Cgil, federazione italiana lavoratori commercio, turismo e servizi, che conta 331 mila iscritti. È cioè la quarta categoria, per peso, più grande della Cgil ed è il più grande sindacato della categoria del commercio, ma proprio un covo di pericolosi comunisti non è. «Sapevamo di essere potenti, ma non fino al punto di rappresentare un problema per la sicurezza nazionale», celia il segretario nazionale Ivano Corraini, che del problema – ad oggi senza soluzione – è a conoscenza da tempo. «Le abbiamo provate tutte, e con noi i segretari generali presenti e passati, da Trentin a Cofferati. In tanti anni abbiamo fatto fare interrogazioni parlamentari, interessato ministri, parlato con gli ambasciatori. Una volta, a un ricevimento all’ambasciata Usa, un alto ufficiale di origine polacca mi chiese anche se, per caso, con quel nome di battesimo, non fossi anch’io un bolscevico…».

          Ma la bonomia di Corraini non diminuisce la portata del problema: quando la Filcams ha tentato di eleggere propri rappresentanti sindacali, come è successo a Napoli, si è vista respingere la nomina in quanto «organizzazione non firmataria di contratti collettivi di lavoro». Come pure sono state respinte le richieste di trattenuta delle quote sindacali a favore della Cgil che i lavoratori stessi presentavano in busta paga, come è accaduto a Pordenone. La Filcams ha sollevato più volte il problema («Siamo pronti a firmare il contratto in qualsiasi momento ma nessuno ce lo ha mai sottoposto») e promosso iniziative di protesta (super-pacifiche, s’intende) e convegni, a Camp Darby come a Sigonella, a Napoli come, naturalmente, a Vicenza. Dove la Cgil, locale e nazionale, è contraria all’ampiamento della base militare Nato. Filcams compresa. Con qualche buona ragione in più, però. «Quando i lavoratori italiani varcano la soglia di quelle basi, oltre ai propri affetti lasciano fuori anche i propri diritti di cittadini italiani, a partire dalla libertà sindacale», sospira Corraini.