Barroso: no ai tagli all´istruzione l´ira dei sindacati contro la Gelmini

15/03/2011

Il presidente della commissione europea: scelta poco intelligente. Napolitano: scuola pubblica decisiva

La Cgil: se i prof guadagnano poco è colpa del governo che ha bloccato gli scatti di anzianità
ROMA – «Non è intelligente tagliare la scienza, l´istruzione e la cultura». Le parole del presidente della commissione Ue, Josè Manuel Barroso, piombano come un macigno sulla polemica aperta dal ministro dell´Istruzione, Mariastella Gelmini, ospite domenica scorsa della trasmissione "Che tempo che fa". Per non parlare poi di quelle pronunciate ieri dal presidente della Repubblica, Napolitano: «Ricordiamo il grande contributo che l´istruzione pubblica ha dato alla crescita dei sentimenti di identità nazionale degli Italiani, di cui ancora e più che mai c´è bisogno per rafforzare la coesione del paese dinanzi alle ardue prove cui è chiamato».
Col suo intervento il ministro ha riacceso la polemica dei giorni scorsi sulla scuola. Mentre i docenti protestano per il congelamento degli scatti sullo stipendio, per Massimo Di Menna, della Uil scuola, «ci vorrebbero meno frasi ad effetto e più azioni concrete». Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intravede «il rischio del sottofinanziamento». «I tagli alla scuola non sono stati affatto indolori e hanno mandato in affanno l´intero sistema», chiosa Francesco Scrima, della Cisl scuola. Insomma, tutti d´accordo: nell´istruzione occorre investire di più. Ma il governo taglia 8 miliardi in tre anni alla scuola e un miliardo e 300 milioni all´università. Mentre i fondi per le scuole paritarie sono aumentati. Durante la trasmissione di Fabio Fazio, il ministro ha affermato che sono stati eliminati gli sprechi: ci sono più bidelli che carabinieri in Italia e le scuole restano sporche. Per la Gelmini «in Italia ci sono troppi insegnanti, unica categoria che non ha subito il taglio degli scatti di stipendio». Frase che ha fatto andare su tutte le furie maestre e prof che, nel prospetto-paga di gennaio, si sono visti allungare da 6 a 8 anni il periodo del successivo scatto retributivo.
«Il ministro ribalta la realtà – dichiara Mimmo Pantaleo della Flc Cgil – è stato proprio il suo governo a bloccare i contratti in tutto il pubblico impiego e gli scatti di anzianità». Conferma uno dei tanti lettori che ieri hanno inviato mail di protesta al nostro giornale, Luigi Musetti: «La Gelmini mente sapendo di mentire. Mia moglie fa l´insegnante e già nella busta paga di gennaio si dice che lo scatto che avrebbe dovuto prendere nel 2011 maturerà nel 2013».