Barricate al call center, «sequestrati» i dirigenti

05/01/2010

La protesta degli 800 operatori dell’azienda Omnia da due mesi senza un soldo in busta paga
Uscite chiuse per un’ora. Poi i manager accettano l’incontrol’antivigilia di Natale, il 23 dicembre: «Per cominciare vi daremo un anticipo di 500 euro». Anche questa volta i soldi non sono arrivati. Di qui la richiesta di rassicurazioni. E l’ennesima giornata di tensione.

VoiCity ha un indebitamento elevato (si parla di oltre 50 milioni di euro). Uno dei clienti, H3G, non ha rinnovato il contratto: da metà 2010 si affiderà a un call center in Romania. Dal canto suo l’azienda dichiara di non avere intenzione di rivalersi sui lavoratori per i fatti di ieri. Ma il problema della liquidità resta sul tavolo. Il sindacato (Cgil e Cub le sigle presenti in azienda) si è appellato al prefetto di Milano. «Paradossalmente a noi converrebbe finire in amministrazione controllata. Quantomeno i crediti nei nostri confronti avrebbero la precedenza», allargano le braccia i rappresentanti sindacali del centro. «L’importante è che si faccia presto — conclude Paolo Puglisi, segretario milanese della Slc, il sindacato dei lavoratori della comunicazione della Cgil —. La tensione non è più sostenibile. Qui c’è gente che non riesce a pagare le rate del mutuo o le rette scolastiche dei figli. Per di più questa situazione mette a rischio le numerose commesse ancora in portafoglio».
MILANO— «Il dottor Pelosi e la dottoressa Parisi non hanno niente da dirvi, mi dispiace». Call center Omnia di via Breda, periferia Nord Milano. Il rifiuto della dirigenza di incontrare i lavoratori riuniti in assemblea, nel primo pomeriggio di ieri, è stato il cerino che ha acceso la rabbia degli 800 operatori dell’azienda, accumulata in due mesi senza un soldo in busta paga.
«Non ci volete ricevere? Scommettiamo che cambierete idea?». In pochi minuti una cinquantina di dipendenti ha improvvisato una doppia barricata — davanti all’unico ingresso e davanti alla sbarra del parcheggio interno. Obiettivo: impedire l’uscita dei manager.
Frigoriferi rotti, cassonetti, sedie, tavoli: è stato utilizzato di tutto. E sono anche volati insulti contro i malcapitati — capi area o colleghi — che hanno tentato di uscire. E poi urla e colpi a ripetizione contro la latta dei cassonetti. Qualcuno nel gruppo degli arrabbiati si è fatto carico di una piccola colletta per comprare uova da tirare contro le vetrate. Dopo una lunga ora la situazione è stata sbloccata alle 17.30 da Digos e carabinieri. Una delegazione delle forze dell’ordine è stata ricevuta dal direttore amministrativo del call center, Gianpaolo Pelosi, e dal direttore operativo, Michela Parise. L’azienda ha accettato di rispondere alle domande dei dipendenti riuniti in assemblea. Nello stesso tempo gli operatori del call center hanno tolto la barricata.
L’assemblea è continuata fino alle otto di sera senza nulla di fatto. Restano irrisolti i problemi del call center Omnia (che negli ultimi mesi ha cambiato più volte proprietà, oggi si chiama VoiCity ed è partecipato al 70% da un socio finanziario, la East investment, e al 30% dai manager dell’azienda). La stessa azienda ha spiegato che i pagamenti dei clienti vengono immediatamente girati ai fornitori per pagare i debiti contratti in passato. Per ora nulla di certo, inoltre, riguardo la ricapitalizzazione da tempo attesa.
Quello di ieri non è il primo episodio del genere alla Omnia. Il 1° aprile scorso un manager dell’azienda venne «convinto» a dare spiegazioni all’assemblea riguardo ai ritardi nei pagamenti. La scena si è ripetuta il 23 novembre scorso. In quell’occasione il nuovo management assicurò che entro il 15 dicembre gli arretrati sarebbero arrivati sui conti correnti dei lavoratori. Ma la promessa non è stata mantenuta. E così gli 800 di via Breda hanno smesso di lavorare e si sono riuniti in assemblea permanente. L’ennesima promessa non mantenuta è arrivata l’antivigilia di Natale, il 23 dicembre: «Per cominciare vi daremo un anticipo di 500 euro». Anche questa volta i soldi non sono arrivati. Di qui la richiesta di rassicurazioni. E l’ennesima giornata di tensione. VoiCity ha un indebitamento elevato (si parla di oltre 50 milioni di euro). Uno dei clienti, H3G, non ha rinnovato il contratto: da metà 2010 si affiderà a un call center in Romania. Dal canto suo l’azienda dichiara di non avere intenzione di rivalersi sui lavoratori per i fatti di ieri. Ma il problema della liquidità resta sul tavolo. Il sindacato (Cgil e Cub le sigle presenti in azienda) si è appellato al prefetto di Milano. «Paradossalmente a noi converrebbe finire in amministrazione controllata. Quantomeno i crediti nei nostri confronti avrebbero la precedenza», allargano le braccia i rappresentanti sindacali del centro. «L’importante è che si faccia presto — conclude Paolo Puglisi, segretario milanese della Slc, il sindacato dei lavoratori della comunicazione della Cgil —. La tensione non è più sostenibile. Qui c’è gente che non riesce a pagare le rate del mutuo o le rette scolastiche dei figli. Per di più questa situazione mette a rischio le numerose commesse ancora in portafoglio».