Bari. Incubo lavoro per le extracomunitarie

07/03/2007
    martedì 6 marzo 2007

    Pagina 4 – Primo Piano

    IL PROGETTO Un questionario per capire le condizioni di vita delle immigrate nella sesta provincia pugliese

    Incubo lavoro per le extracomunitarie:
    nella Bat una su dieci è stata violentata

    Nei centri per l’impiego
    donne immigrate per
    aiutare altre donne

      Samantha Dell’Edera

        La maggior parte di queste donne viene dall’Est e fa la badante I dati contenuti in un’indagine finanziata dall’Unione europea BARI — Una donna su dieci ha subito violenze sessuali sul posto di lavoro. Una su due ha lavorato senza regolare contratto. E’ quanto risulta dal rapporto « Le fate migranti » , indagine sull’immigrazione femminile nella Bat, realizzata dal centro studi Telos di Oasi 2, nell’ambito del progetto Equal « Penisoladonne » , finanziato dall’Unione Europea, dal Ministero delle Politiche sociali, dalla Provincia di Bari e dalla Regione Puglia. E proprio per aiutare gli stranieri a inserirsi meglio nella società e a trovare un posto di lavoro adatto alle diverse esigenze sarà istituito uno sportello di consulenza affidato a donne immigrate, in dieci centri per l’impiego.

        L’INDAGINE – Un questionario per capire le condizioni di vita delle donne immigrate nella Bat: il centro studi Telos Oasi 2 ha intervistato dall’ottobre del 2005 al luglio del 2006, 133 donne residenti nei sette comuni del nord barese e in tre del foggiano, di età media 33 anni, delle quali quasi il 60 per cento proviene dell’Est Europa e dai Balcani, il 16, 55 per cento dall’Africa del Nord, le restanti dall’America Latina, dall’ex Urss e da Eritrea, Macedonia e Pakistan. Inoltre 78 su 133 non hanno il permesso di soggiorno. Il 42 per cento ha la licenza elementare o media, mentre un altro 41 per cento la maturità. Il 9 per cento è laureato. Dall’indagine ne è risultata una precaria condizione di lavoro: il 63 per cento è stata assunta come badante ma di queste l’ 88 per cento è irregolare, il 12 per cento lavora come donna delle pulizie ad ora, l’ 8,27 per cento come operaia non qualificata, il 2 per cento come colf e un altro 2 per cento come commessa. Ma il dato più preoccupante riguarda le violenze sul luogo di lavoro: una donna su dieci ha dichiarato di aver subito aggressioni sessuali da parte del proprio datore. « Un dato spiega Antonella De Benedittis, responsabile dell’area immigrazione del centro studi Telos che drammaticamente ci pone dinanzi alla fragilità delle donne migranti a cui spesso viene chiesto di rinunciare alla propria vita, ai propri affetti per dedicarsi alla cura di case e anziani. L’attenzione sessuale subita ad opera di un numero così elevato di datori di lavoro, enfatizza la condizione di vulnerabilità e ricattabilità delle donne migranti».

        A richiamare l’attenzione delle istituzioni un altro elemento: il 40 per cento delle intervistate ha ammesso di aver dato soldi a connazionali per raggiungere l’Italia, l’ 8 per cento all’ambasciata o al consolato.

        PORTELLO IMMIGRATI – Dall’indagine ne è risultato che solo 5 donne su 133 per cercare lavoro si sono rivolte ai centri per l’impiego, la maggior parte ha chiesto invece aiuto a connazionali e amici o a procacciatori di lavoro italiani. Per questo le Province di Bari e di Foggia hanno deciso di attivare in alcuni centri per l’impiego ( Bisceglie, Barletta, Andria, Ruvo, Bari, Rutigliano, Cassano, Manfredonia, Trani) sportelli appositi affidati alle cosiddette « Peer work counselor » , ( consigliere del lavoro alla pari): sono dieci donne immigrate che hanno seguito un corso di formazione e che forniranno informazioni per aiutare le connazionali a trovare un giusto impiego. Inoltre è stata predisposta una banca dati realizzata da Logica srl che consentirà in tempo reale di fare coincidere domanda e offerta di lavoro. « Abbiamo voluto creare un ponte operativo, concreto spiega il vicepresidente della Provincia di Bari Onofrio Sisto tra gli utenti e gli operatori dei centri per l’impiego. Le politiche sociali non devono limitarsi ad assistere le persone in difficoltà ma ad offrire risposte in termini di occupazione e la figura del mediatore risponde pienamente a questi obiettivi » . L’assessore al Lavoro della Provincia di Foggia Giuseppe Calamita si è impegnato a creare « elenchi di lavoratori nei centri per l’impiego per rafforzare il ruolo di queste strutture » . Il coordinatore del progetto « Penisoladonne » Gianpietro Losapio ha illustra to inoltre la valenza internazionale di questa iniziativa. « Abbiamo avviato una partnership conclude con altre organizzazioni non governative: la slovena Kljuc Society, impegnata in favore delle vittime della tratta e il consorzio spagnolo Cepaim che lotta in favore delle donne migranti e contro le violenze di genere ».