Bari. Fiera, i lavoratori bocciano l´accordo

18/05/2004

Bari

MARTEDÌ, 18 MAGGIO 2004
 
Pagina IX
 
LA VERTENZA
 
Il risultato dell´assemblea convocata da Cgil, Cisl e Uil:
39 i no, 10 i sì, un astenuto. La parola torna all´azienda
 
Fiera, i lavoratori bocciano l´accordo
 
 
 
 

    alla Fiera del Levante i lavoratori bocciano l´ipotesi d´accordo dell´azienda. È finita così l´assemblea organizzata ieri da Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Un incontro teso, dove i sindacati provinciali di categoria? tranne Gaetano Morgese, della Filcams-Cgil ? hanno difeso a spada tratta l´impianto dell´accordo tra le proteste vibrate della platea. Che alla fine ha sancito: l´intesa va respinta. Il no ha ottenuto 39 voti, i sì sono stati 10, un votante s´è astenuto.
    Ora non è chiaro quale sarà il comportamento dell´azienda, i cui dirigenti nei giorni scorsi avrebbero fatto capire ai lavoratori (secondo la Cgil) che l´accordo era già bello e chiuso, a prescindere dalla consultazione dei lavoratori. La soluzione da loro prospettata ai lavoratori prevedeva un aumento salariale del dieci per cento per i dipendenti part-time, un incremento del premio di produzione da 35 a 50mila euro all´anno, l´estensione a tutti del beneficio del ticket mensa, aumentato di 80 centesimi. I dipendenti full-time non l´hanno accettato perché non era previsto alcun aumento salariale per loro e la distribuzione del premio aziendale non teneva conto dei livelli contrattuali, come succede di norma.
    «Non possiamo accettare un trattamento del genere ? ha urlato un dipendente ? visto che sono stati gli stessi consiglieri d´amministrazione, due anni fa, ad aumentarsi il gettone di presenza». Nel settembre del 2001, infatti, il consiglio generale dell´ente ha approvato un miglioramento degli emolumenti, a cominciare da quello del presidente, Luigi Lobuono, che ha portato l´indennità di carica annua a 41.316 euro lordi (prima ammontava a 20 milioni di lire). Soddisfatto Giovanni Nobile, rappresentante della Cgil. Nicola Milella, dipendente part-time, invece, s´è allineato alle posizioni del segretario provinciale Filcams-Cisl Domenico Ferrigni (fino all´ultimo coerente con la sua posizione favorevole all´accordo): «Non siamo riusciti a spiegare le nostre ragioni. C´era troppa confusione, le informazioni corrette non sono arrivate. Inoltre, mancavano 35 dipendenti. Sarebbe stato più corretto indire un referendum. Rimango però della mia idea: si tolgono diritti a noi per darli a chi li ha già».
    (da.c.)