Bari. Fiera: firme false sul verbale

17/05/2004
 
Bari
SABATO, 15 MAGGIO 2004
 
Pagina II –
 
Monta la polemica dopo la contestazione dell´accordo interno che sarebbe stato raggiunto con l´azienda
 
Fiera, firme false sul verbale
 
La Cgil: mai sottoscritta l´intesa. Bufera tra i dipendenti
 
 
L´incontro si è aperto con un´illustrazione del (pessimo) scenario di mercato
"L´ente è convinto di aver già incartato l´accordo. Un´ipotesi del genere non esiste"
 
DAVIDE CARLUCCI

    ed ecco una storia in cui politica e sindacato si mescolano fino a inquinarsi. È la storia dell´accordo sindacale che sta dividendo come non mai i lavoratori della Fiera del Levante. Una vertenza aperta da due anni, nei confronti della quale la direzione dell´ente sembrava mostrare una sorta di placida indifferenza. Il 7 maggio, però, arriva il colpo di scena: Giovanni Tursi, il segretario generale della Fiera, convoca i lavoratori nella sede di Assindustria. L´incontro si apre con un´illustrazione del (pessimo) scenario di mercato con cui deve fare i conti l´ente e si chiude con un verbale d´accordo. Che adesso, però, quasi tutti rinnegano. Non solo la maggioranza dei lavoratori, ma anche Gaetano Morgese, segretario regionale della Filcams-Cgil. Che pure risulta tra i sottoscrittori dell´accordo. «Io non ho mai firmato – spiega Morgese – quel giorno sono stato convocato per una riunione che sembrava di routine, poi ho chiesto di allontanarmi e mi sono ritrovato con un verbale d´accordo firmato. È stato un atto scorretto nel metodo». Ieri Morgese ha chiesto spiegazioni a Tursi. «La Fiera è convinta di aver già incartato l´accordo. Non esiste: la bozza va sottoposto all´assemblea, che è sovrana. L´ho detto chiaramente: non fate i furbi. E non vorrei che quest´accelerata sia da mettere in relazione con il fatto che il presidente dell´ente fiera è candidato alle prossime elezioni».
    La stessa accusa, in modo speculare, viene mossa dall´altra parte della barricata. Da chi, cioè, come la Cisl, l´accordo l´ha firmato e continua a sostenerlo, malgrado la contrarietà di molti iscritti e della stessa rappresentante Rsu. La spaccatura è interna anche alla Cgil, alla Uil e all´Ugl. La ragione è semplice e dal punto di vista del "merito" sindacale è così sintetizzabile: i favorevoli al nuovo accordo sono i part-time perché beneficiano di un aumento salariale del 10 per cento che ai dipendenti a tempo pieno non è concesso. Questa disparità di trattamento, motiva l´azienda, serve a colmare il dislivello tra gli stipendi più alti (quelli dei dipendenti a tempo pieno) e quelli più bassi (dei part-time): i primi, infatti, pur avendo lo stesso "superminimo" ereditano i benefici del precedente inquadramento contrattuale, azzerati da un accordo del 1997 ma pur sempre presenti in busta paga come diritti acquisiti (ad esempio, i giorni di ferie in più rispetto a quelli previsti dal contratto nazionale sono stati "monetizzati").
    Ora è scoppiata una sorta di guerra civile, all´interno della fiera. L´assemblea di lunedì si annuncia al calor bianco. «Sappiamo – spiega Giovanni Nobile, della Cgil – che si sta facendo pressione sui lavoratori perché non partecipino. C´è un pessimo clima, qui in azienda: sento dire in continuazione che "devo fare attenzione" e altre minacce. Se questo sarà il tenore dell´assemblea, chiederò che siano presenti i carabinieri». Con lui sta Cataldo Di Rella, che non ha firmato l´ipotesi d´accordo come Antonella Daloiso, della Cisl, e Giovanni Montrone, dell´Ugl. L´hanno firmato invece Rosa Piccinni, della Cgil, e Nicola Milella, della Cisl. «L´ho fatto perché ritengo che con quell´accordo ci vengono riconosciuti dei diritti elementari», spiega Milella. «Si sta cercare di mettere i lavoratori contro i lavoratori – commenta invece Morgese – ma noi invece sosteniamo le ragioni di entrambi, i part-time e i dipendenti a tempo pieno». I cislini favorevoli all´accordo parlano di "perequazione" e paragonano addirittura la battaglia dei part-time a quella degli operai Fiat di Melfi che chiedono lo stesso trattamento di quelli di Torino. «Non è così – controbatte Nobile – perché noi ci siamo battuti per far diventare i part-time, fino a pochi anni fa precari, a tempo indeterminato e per far questo abbiamo congelato il nostro contratto, che scadeva nel 2001. Noi per i part-time non chiediamo l´elemosina che l´azienda vuol concedere: vogliamo che siano trasformati in full time. Perché su questo l´azienda non ci vuol sentire?».