Bari. Ferri, la beffa degli arretrati

07/06/2004

      BARI

      SABATO, 05 GIUGNO 2004
       
      Pagina VII – Bari
       
      Contestato l´accordo tra azienda e sindacati:
      "La mobilità non è garantita nero su bianco"
      Ferri, la beffa degli arretrati
       
      Ai dipendenti Arepo solo 50 euro. In venti non firmano
       
       
       
      GIULIANO FOSCHINI

      Cinquanta euro per ogni operaio «a titolo globalmente transattivo, anche delle pattuizioni che precedono, a saldo di ogni pretesa connessa al rapporto di lavoro». L´accordo sindacale firmato il 28 maggio scorso da tutte le organizzazioni (Cgil, Cisl, Uil, Ugl) con l´Arepo- l´azienda ormai allo sfascio che aveva ereditato i punti vendita sani del gruppo Ferri- è al centro di polemiche furiose. Una ventina di dipendenti si sono rifiutati di firmare l´accordo ritenendolo lesivo dei propri interessi. L´azienda si è impegnata a versare «dal primo giugno la retribuzione mensalizzata, con esclusione di ogni elemento accessorio, aggiuntivo, ad persona, anche se trattasi di diritto acquisito». Cosa significa? Saltano i benefit. «Coloro che non hanno aderito sono soprattutto i trasportatori, per ragioni puramente personali», spiega però Nicola Giorgino, legale dell´Arepo. Con il nuovo accordo perderebbero tutti i benefit di trasferte. Rappresentano un problema anche gli straordinari: alcuni dipendenti vantano alcuni pregressi, di fatto azzerati da questo accordo. L´altro nodo è rappresentato dalla mobilità. L´azienda e i sindacati assicurano che alla scadenza dei 12 mesi del primo anno di assunzione (tra luglio e settembre) scatterà automaticamente. «Il termine mobilità», rilevano gli operai non allineati, «non compare mai nell´accordo siglato». La paura è che al termine del contratto, insieme alle promesse rimangano soltanto i 50 euro pattuiti.
      Contemporanea alla diatriba sindacale, procede l´inchiesta sul crac Ferri della procura di Trani. Presto potrebbero esserci novità: l´indagine potrebbe estendersi anche ai titolari dei punti vendita, che continuano a esporre il marchio Ferri. Il logo appartiene infatti alla Ferri srl, che dovrebbe aver annullato tutti i contratti di franchising preesistenti. La società è infatti vicina al fallimento, e la sua posizione è nelle mani del tribunale di Milano. Che sta provando a salvarla: sono stati nominati i commissari giudiziali che devono valutare la situazione patrimoniale dell´azienda e i requisiti per l´amministrazione controllata. Sulla Ferri srl è però in atto una vera guerra di competenze. Il tribunale di Trani rivendica la territorialità del fascicolo: la sede legale della società sarebbe in Puglia e non in Lombardia. Savasta ha chiesto ai giudici fallimentari di visionare il fascicolo. Su cui pende anche l´istanza di fallimento, depositata nei giorni scorsi da Riccardo Merra, curatore fallimentare dalla Genesi, la società madre (fallita) del colosso no food. È stato chiesto il fallimento anche per la Datagest e la Finferri, due società satellite della holding. In particolare, il pm Antonio Savasta sostiene che sia sparito all´improvviso il lussuoso parco barche dei fratelli Ferri intestato alle società, e dunque patrimonio dei creditori. Su alcune società pende ancora il sequestro giudiziale, contemporaneo agli arresti di otto persone (tra cui Riccardo Ferri) del dicembre scorso.