Bari. Ferri assedia il governo “Vogliamo lavorare”

23/04/2004


VENERDÌ, 23 APRILE 2004
 
Pagina VIII – Bari
 
L´ex amministratore della società di Corato con un gruppo di operai in trasferta a Roma: "Berlusconi ci deve ascoltare"
 
Ferri assedia il governo "Vogliamo lavorare"
 
La protesta sotto Palazzo Chigi
 
"Ci sono in bilico tremila posti di lavoro"
La richiesta è di trasformare la società in un ente giuridico in modo da ottenere l´amministrazione straordinaria
 
GIULIANO FOSCHINI

    Il pomeriggio romano di Riccardo Ferri, il patron dell´omonima holding arrestato nel dicembre scorso, è trascorso nello spiazzale di Palazzo Chigi, una lettera "V" e un megafono in mano: «Presidente Berlusconi, vogliamo lavorare». L´imprenditore contestatore è arrivato a Roma da Corato in pullman, in compagnia di una ventina di operai dell´impero che fu: «Vogliamo incontrare Berlusconi. Pare sia disponibile, ma oggi è fuori Roma». Ferri protesta contro la decisione dei giudici che hanno già dichiarato fallite tre delle 18 società della holding: «Non hanno capito nulla di chi siamo. Hanno analizzato ogni azienda come singola identità, quando invece noi siamo un puzzle. Un solo marchio, ma un centinaio di aziende della stessa famiglia sparse per tutta Italia».
    Il concetto del puzzle nel discorso di Ferri torna spesso. Ed è per questo che porta sotto braccio la "V", prima lettera dello slogan della giornata: «Vogliamo lavorare». Ognuno dei venti operai è abbinato a una lettera diversa. «Se ci prendi da soli non si capisce nulla. Ma tutti insieme abbiamo un senso. È lo stesso discorso del nostro gruppo: la società Ferri va visto nella sua interezza e non, come hanno fatto i magistrati, caso per caso». Riccardo Ferri chiede al governo «un intervento per far accedere la società all´amministrazione straordinaria, cosa che sarebbe possibile soltanto se il gruppo fosse finalmente riconosciuto come ente giuridico».
    E, soprattutto, pone il problema dei «tremila posti di lavoro che la decisione della magistratura ha messo più che in bilico». Strumentalizzazione? Per la prima volta Riccardo Ferri parla della bufera giudiziaria che a dicembre scorso ha messo in ginocchio la holding e ha portato all´arresto suo di altre sette persone con l´accusa di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta preferenziale: «Non capisco perché eventuali errori che abbiamo commesso noi, li debbano ora pagare i nostri operai. Si stanno confondendo le colpe dell´imprenditore con quelle dell´impresa». Ferri ammette «di essere stato leggero in alcune situazioni».
    Scagiona i dipendenti da ogni possibila accusa: «Loro eseguivano i nostri ordini. Non potevano certo esimersi». Tira in ballo i casi Cirio e Parmalat dove «nonostante la bufera giudiziaria sia stata anche più imponente della nostra, è stata concessa l´amministrazione straordinaria e gli operai continuano a lavorare». Riguardo le indagini ancora in corso della procura della Repubblica, Ferri è laconico: «In molte occasioni mi è sembrato che tutti, giudici e opinione pubblica, ci avessero già ritenuti colpevoli, prima ancora del processo. Non ci è stato nemmeno concesso l´incidente probatorio che avevamo richiesto».
    Ma oggi, ripete Ferri, «la priorità sono i tremila posti di lavoro, le tremila famiglie che per colpa di una cattiva interpretazione di una legge stanno finendo per strada». La prima società della holding a essere dichiarata fallita dal tribunale di Trani (con la decisione confermata dalla Corte d´Appello) è stata la Logistica. Fallita nonostante il parere contrario dei commissari ministeriali che in una lunga relazione avevano analizzato i «margini di ripresa di un´azienda sana ma gestita male, e dunque che aveva tutte le caratteristiche per poter ritrovare una sua ricollocazione sul mercato». Il fallimento della Logistica ha scatenato una reazione a catena: si avvicina alla stessa sorte, per esempio, la Ferri srl la "core buisness" del gruppo in quanto detiene il marchio
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