Bari. E gli ipermercati pagavano milioni

06/03/2003


 
GIOVEDÌ, 06 MARZO 2003
 
Pagina I
 
I retroscena dell´inchiesta che ha coinvolto l´ex sindaco.
La difesa: erano soltanto contributi volontari
 
E gli ipermercati pagavano milioni
 
I retroscena del processo che ha coinvolto l´ex presidente della Confcommercio e i suoi dirigenti. Nelle carte del processo che si celebra, con rito abbreviato, il 9 maggio davanti al giudice dell´udienza preliminare del Tribunale di Bari, Claudio Guida, ci sono i segreti, i dubbi e le verità sul caso Farace. Luigi Farace, 68 anni, ex sindaco di Bari, ex presidente della Confcommercio e oggi presidente di una sua "costola", la Federcommercio, nata da una scissione dell´associazione dopo il commissariamento. È accusato di concussione insieme a Giuseppe Lovecchio, 70 anni, ex direttore della confederazione, e in concorso con Donato Bellomo, 51 anni, componente supplente della commissione regionale competente per il rilascio dei nulla osta. L´accusa parla di tangenti camuffate da quote associative. La difesa: erano contributi volontari. Nell´inchiesta è stato ascoltato anche il senatore di Forza Italia Giuseppe Degennaro: «Io pagavo, poi non sapevo nulla»
 
 
 
Pagina IV
 
I retroscena dell´inchiesta che ha coinvolto l´ex presidente della Confcommercio e i suoi dirigenti
 
"Così Farace incassava i milioni"
 
L´accusa: erano tangenti camuffate da quote associative
 
 
 
L´associazione di categoria doveva curare gli interessi dei piccoli commercianti
Un sistema col quale la grande distribuzione ha dovuto fare i conti per insediarsi
 
DAVIDE CARLUCCI
CHE fine hanno fatto 230 milioni di vecchie lire? E che cos´erano, tangenti versate dai colossi della grande distribuzione alla Confcommercio oppure semplici contributi associativi? Eccole qui, le due domande chiave del processo che si celebra, con rito abbreviato, il 9 maggio davanti al giudice dell´udienza preliminare del Tribunale di Bari, Claudio Guida. Nel banco degli imputati, tra gli altri, c´è Luigi Farace, 68 anni, ex sindaco di Bari, ex presidente della Confcommercio e oggi presidente di una sua "costola", la Federcommercio, nata da una scissione dell´associazione dopo il commissariamento. È accusato di concussione insieme a Giuseppe Lovecchio, 70 anni, ex direttore della confederazione, e in concorso con Donato Bellomo, 51 anni, componente supplente della commissione regionale competente per il rilascio dei nulla osta. Già, perché secondo l´accusa le tangenti servivano proprio a questo: facilitare il via libera all´apertura dei nuovi centri commerciali in Puglia.
Tangenti o quote associative, dunque? Di sicuro, per ora, c´è solo che le aziende hanno pagato e agli atti della Procura ci sono le ricevute: la Auchan ha sborsato 30 milioni di lire nel ’94; il Baricentro (ovvero Degennaro) la stessa cifra nel ’95; lo stesso anno la Igci (Italiana generale costruzioni) ha pagato 12,5 milioni di lire (in totale 25), come la Puglia distribuzione, mentre la Fimco di Vito Fusillo ha versato 90 milioni. Il gruppo Rinascente ha contribuito alla Confcommercio con 35 milioni di lire, Vivai Mediterranei con 15; la Spiga srl ha versato 25 milioni di lire e la Baricentro service 30 milioni.
Il vero problema, però, è che spesso di queste somme non c´è traccia nei libri contabili della Confcommercio. La difesa, tuttavia, insiste: i riscontri ci sono.
Il pubblico ministero Angela Morea, che ha formulato le richieste di rinvio a giudizio – delle indagini si occupò, nella fase iniziale, Marco Dinapoli, poi trasferito a Lecce prima di diventare procuratore aggiunto a Bari – parte dunque da questi interrogativi. Che gettano una luce inquietante su quello che potrebbe essere stato un "sistema" con il quale la grande distribuzione ha dovuto fare i conti per mettere piede in Puglia. Secondo l´accusa, infatti, l´atteggiamento della Confcommercio, all´interno della commissione regionale per il nulla osta, era inizialmente di ostilità nei confronti degli ipermercati e dei grossi centri commerciali. L´associazione di categoria, infatti, doveva curare gli interessi dei piccoli commercianti, che si sentivano danneggiati dai colossi. Che tuttora, però, sono rappresentati nella Confcommercio.
I VERBALI
 
Il racconto dei rappresentanti delle imprese al magistrato
 
E la Rinascente si difese "Chiedemmo la ricevuta"
Sono sparite le carte riguardanti i versamenti effettuati
«NOI, da Milano, la ricevuta l´abbiamo richiesta», precisa agli investigatori Carlo Salvini, rappresentante legale della Rinascente. «Ma da Bari – aggiunge con un po´ di stizza meneghina – non è ancora arrivata». A confermargli lo stereotipo del meridionale poco affidabile sono i dirigenti della Confcommercio, ai quali il gruppo milanese ha versato, in tutto, 34,9 milioni di lire. Nell´archivio soci della Confcommercio, però, non risulta nulla, secondo le perizie contabili ordinate dalla Procura. «Tra i documenti – è la conclusione – non sono state rinvenute le matrici delle ricevute, che presumibilmente non sono state contabilizzate nell´archivio degli associati».
Di fronte a queste strane sparizioni gli imprenditori parte offesa nel processo non sanno cosa rispondere, quando li interrogano i pm. Che chiedono a Vito Fusillo (fratello del senatore), ad esempio, le ragioni del raddoppio improvviso, da un anno all´altro, dei contributi associativi. «Non so», risponde l´imprenditore di Noci. Nella cui dichiarazione si accenna anche ai numerosi ricorsi presentati dalla Confcommercio di Andria per ostacolare il rilascio della concessione all´Ipermercato.
Non è un´accusa: nessuno degli imprenditori dice di aver versato tangenti. Qualcuno, però, sentito dai pm, si mostra quanto meno critico: «Abbiamo versato 12,5 milioni ma non abbiamo ricevuto in cambio alcun servizio – fa sapere Giuseppe Giordano, legale rappresentante della Italia Generale costruzioni – anche perché la nostra attività non è mai cominciata». Stessa posizione per Emanuele Veneziani, della "Puglia bevande". Quanto a Degennaro, quando gli chiedono conto del suo versamento non contabilizzato, risponde così: «Non lo sapevo: mi sorprende, anzi, che la nostra società non sia inserita nel libro dei soci».
Patrick Lesaffre, amministratore delegato (all´epoca) della Socit Auchan, parla chiaramente di una «trattativa» intercorsa tra lui e Lovecchio per stabilire l´importo del contributo. I rappresentanti di altre società come la Vivai mediterranei, invece, spiegano di aver pagato contributi "una tantum" di 15 milioni «con l´intesa di associarsi in un secondo momento».
Su queste ambiguità giocheranno, c´è da scommettere, i pubblici ministeri durante il rito abbreviato. Ma hanno altre carte: c´è tutto il capitolo delle false certificazioni rilasciate ai partecipanti ai corsi per iscriversi al ruolo degli agenti rappresentanti e degli esercenti. Ma quello, appunto, è un altro capitolo.
(da.c.)
LA REPLICA
 
La difesa: "Contributi spontanei"
Per Francesco Paolo Sisto, l´avvocato penalista che difende Luigi Farace, l´ex presidente della Confcommercio accusato di peculato e tutti gli altri cinque imputati, i contributi sono «spontanei, contabilizzati e riferiti a un normale assetto associativo proprio di ogni associazione di categoria. Lo dicono gli atti e lo confermano gli stessi dichiaranti. Le ricevute di questo passaggio di denaro ci sono. Non c´è niente di buio nè di oscuro in questa vicenda e lo abbiamo già spiegato dettagliamente in più occasioni».
Nessuna ostilità preconcetta nei confronti dei gruppi della grande distribuzione, inoltre, da parte della Confcommercio all´interno della commissione regionale per i nulla osta. «Anche questo punto è stato ampiamente chiarito, carte alla mano». E i corsi fantasma? «Per le altre ipotesi di reato – prosegue l´avvocato – vi è di fatto la totale insussistenza dei fatti, sia sul piano materiale che su quello psicologico».
(da.c.)
 
IL CASO
 
Ma la segretaria era in buona fede
la posizione di 18 indagati è stata archiviata. Sono i partecipanti ai corsi-fantasma e la segretaria di Lovecchio, che compilava i certificati falsi: era in buona fede. Resta l´accusa delle buste paga per contratti part-time firmate dai dipendenti, che lavoravano a tempo continuato 
L´INTERVISTA
 
Il proprietario del Baricentro spiega il sistema utilizzato
 
Degennaro: "Io pagavo poi non sapevo nulla"
 
 
"Le mie attività? Vanno a gonfie vele"

Parte offesa nel procedimento, per conto del Baricentro, il senatore di Forza Italia Giuseppe Degennaro, racconta la sua esperienza.
Quali rapporti sono intercorsi tra lei e i dirigenti della Confcommercio?
«Di tipo esclusivamente "associativo". Il Baricentro, in quanto associata alla Confcommercio, versava una quota annuale, una sorta di iscrizione periodica per far parte di quello che era il sindacato dei commercianti».
Come avete appreso delle irregolarità nella gestione di quelle somme?
«Abbiamo saputo che quelle quote non erano state registrate nella contabilità dell´associazione. Mi pare che, a seguito di una vertenza fra vecchi dipendenti e nuova dirigenza, siano stati proprio i dipendenti a denunciare che i contributi non erano stati versati».
Ne ha mai parlato con Farace?
«No, con lui non ho mai avuto rapporti diretti, in questo senso. Ma non credo se ne occupasse direttamente lui: per pagare la quota all´associazione non è necessario parlare con il presidente».
Come giudica questa accusa?
«Non conosco i particolari, siamo stati chiamati per dare spiegazioni contabili, le abbiamo fornite agli inquirenti. Siamo nelle stesse condizioni del risparmiatore che deposita il denaro in banca, e poi l´impiegato si frega i soldi».
Ora, lei stesso, è il presidente provinciale della Confcommercio.
«Lo sono da alcuni anni, ma c´è stato un cambiamento radicale, la Confcommercio è stata praticamente rifondata. E io sono stato nominato presidente provinciale perché ho realizzato il Baricentro».
Le sue attività, intanto, vanno a gonfie vele.
«La Lum, innanzitutto, va benissimo: quest´anno abbiamo avuto il raddoppio di iscrizioni, ma abbiamo deciso di mantenere un numero chiuso per evitare il superaffollamento delle strutture. Oggi siamo ad un migliaio di studenti, siamo in continua espansione».
E nel 2004 sarà proprietario di un secondo campo da golf.
«Sì, a Polignano, dove abbiamo studiato attentamente l´ambiente al fine di rispettarne le caratteristiche. In quello di Barialto ci sono 60 ettari di verde e laghi, dove vivono carpe e lucciole, che nessuno pesca perché siano a disposizione degli uccelli migratori. A Polignano, poi, il verde sfiora i 100 ettari. Stiamo mettendo a punto il piano finanziario, entro il prossimo anno sarà pronto».
(m.chia.)