Bari. Conad, indagato il direttore

04/03/2005

    venerdì, 4 marzo 2005

    Pagina VI – Bari

      Mambelli, responsabile del marketing, è accusato di concorso in bancarotta. Numerose le intercettazioni
      Conad, indagato il direttore
      Si allarga l´inchiesta Cedi sul crac da cento milioni
      Rimesso in libertà il consigliere delegato Petruzzi
      Oggi si decide su Giangaspero

      MARA CHIARELLI

        Sale di livello l´inchiesta sul crac da 100 milioni di euro di Cedi Puglia. Nel registro degli indagati della procura di Bari, che il 10 febbraio scorso aveva ottenuto l´arresto di sette persone, è stato iscritto anche Franco Mambelli, direttore commerciale e marketing della Conad. Il suo nome, già riportato dal gip Chiara Civitano nella sua ordinanza di custodia cautelare, si affianca ora a quelli dell´amministratore delegato Camillo De Berardinis e del direttore amministrativo Mauro Bosio, entrambi arrestati (ai domiciliari) e poi rimessi in libertà.

        I tre sono accusati dai pm Marco Dinapoli, Lorenzo Nicastro, Renato Nitti e Roberto Rossi di bancarotta preferenziale, ai danni di numerosi creditori di Cedi Puglia. Nel marzo 2002, infatti, Bosio e De Berardinis erano entrati nel consiglio di amministrazione del consorzio pugliese, avviando un´operazione di "sale and lease back" per recuperare il denaro che Cedi doveva a Conad e ai suoi fornitori. L´operazione da 15 milioni di euro, apparentemente in regola, secondo i pm avrebbe avuto «il solo fine di avvantaggiare Conad e i suoi fornitori, rispetto ad altri che ancora oggi non hanno ottenuto nulla».

        Ma il reato, come hanno accertato le indagini dei finanzieri del Gico, sarebbe stato commesso anche da Mambelli che, all´epoca, curava direttamente i rapporti con in fornitori del consorzio emiliano. Il suo nome appare anche in numerose intercettazioni, alcune delle quali sono riportate dal gip. Il 31 maggio 2003 uno degli amministratori di Cedi, Pasquale Giangaspero (ancora in carcere) spiega al suo interlocutore che i pagamenti effettuati in favore dei fornitori nazionali erano gestiti direttamente da Bosio e Mambelli.

        Alcuni di questi, erano ritenuti «impellenti o che rompevano degli equilibri nell´ambito dei rapporti centralizzati». In particolare Giangaspero, preoccupato del fatto che i finanzieri potessero cercare i documenti di pagamento, chiede: «Da chi arrivò l´imput di fare quelle transazioni?». Alla risposta: «Da Bosio», segue la precisazione: «Lui… come ci fu anche Mambelli, che scese per incontrare le aziende. Si accordarono… accordarono degli appuntamenti e fecero». E ancora: «Quei pagamenti che furono fatti con l´utilizzo di quei famosi 30 miliardi di Cedis» avvennero «dopo giugno, quindi i nazionali… allora perché loro ci dicevano di pagare… perché avevano definito transattivamente con il fornitore. Arrivava Mambelli: paga a quello, paga a quello…».

          E intanto, ieri il gip ha rimesso in libertà il consigliere delegato di Cedi Onofrio Petruzzi, anche lui agli arresti domiciliari. Oggi invece i giudici del riesame si pronunceranno sulla richiesta di scarcerazione di Giangaspero. Nelle prossime ore, inoltre, decideranno sulla posizione dell´avvocato Pasquale Ronco (responsabile legale e in seguito liquidatore) e dell´amministratore Gabriele Cozzoli.