Bari. Cedi Puglia: mille i creditori nel maxi fallimento

11/07/2006
    marted� 11 luglio 2006

    Pagina II – Bari

      IL RETROSCENA

      Molte le imprese che hanno chiuso dopo il crac del grande gruppo della distribuzione: un danno stimato in 220 milioni di euro

        Mille i creditori nel maxi fallimento

          Due le aziende parte civile: "Rovinati dalla Cedi Puglia"

            MARA CHIARELLI
            Uno ha drasticamente ridimensionato l�azienda, licenziando 13 dei 15 dipendenti e rinunciando a grosse commesse con multinazionali del settore. L�altro ha chiuso bottega e oggi paga un mutuo alle banche di duemila euro al mese. Sono due degli imprenditori vittime del crac di Cedi Puglia e che, ancora oggi, mentre il processo ai vertici del gruppo (arrestati il 10 febbraio 2005) segue i lenti tempi giudiziari, non sono stati risarciti del danno subito.

            Entrambi hanno contribuito in buona parte all�inchiesta (da cui � nato poi il filone investigativo su Cedis), denunciando i torti subiti e consegnando copiosa documentazione ai finanzieri del Gico. Con lo stesso spirito si sono costituiti parte civile al processo. Con loro la curatela del fallimento (il professor Giuseppe Trisorio Liuzzi), nell�interesse della massa dei creditori che sono circa un migliaio, tra aziende fornitrici (diverse centinaia), lavoratori, banche, cooperative agricole, artigiani, professionisti ed enti finanziari.

            Un buco stimato intorno ai 220 milioni di euro, che la curatela fallimentare ha gi� iniziato a recuperare. A dicembre 2005 infatti, � stato dichiarato esecutivo lo stato passivo di Cedi Puglia e ora si stanno promuovendo le azioni per la liquidazione del patrimonio. Purtroppo si tratta di tempi lunghi, perch� il recupero del denaro passa attraverso giudizi civili. Cedi Puglia infatti non era proprietaria di alcun immobile, che sarebbe stato pi� facile da rivendere per poi restituire il denaro ai creditori. Tra i pi� grossi, importanti nomi come Conad e Barilla (fornitori di Cedi Puglia) ma anche una decina di banche di tutta Italia, che hanno un�esposizione per decine di milioni di euro.

            Pasquale Simone, titolare della "Gi� Pronta" di Bisceglie, forniva a Cedi Puglia insalata pronta da consumare. Giuseppe Muci di Leverano, vendeva ortaggi e frutta prodotti in Salento. �Avevo 15 dipendenti – racconta Simone – ma ho dovuto licenziarli quasi tutti. Oggi lavorano con me solo due persone. Per colpa di quella gente ho dovuto ridimensionare rapidamente un�azienda che avevo messo in piedi 30 anni fa. Basti pensare che il mio fatturato � passato dal milione di euro l�anno nel 2002 ai centomila di oggi. Il danno che ho subito � davvero rilevante: circa 800 mila euro tra forniture non pagate e scoperti bancari�.

            Ma non solo: �Fino al 2002 met� del fatturato – racconta Simone – era legato ai contratti con Bonduelle, la multinazionale a cui da 16 anni vendevo il mio prodotto. Ora sono saltati tutti, perch� per continuare a lavorare con loro occorreva denaro, anticipi e acconti per seminare l�insalata�. Pasquale Simone, come Giuseppe Muci del resto, punta il dito anche contro le banche, "colpevoli" di non aiutarli. Anzi, al contrario, �ci deridono�, dicono entrambi. �Dopo aver perso i 250 mila euro di credito con Cedi Puglia – spiega Simone – le banche mi hanno revocato il fido per altri 250 mila euro su fatture che avevo con loro�.

            L�azienda, invece, Giuseppe Muci ha dovuto chiuderla. �Ho cessato le attivit� nel 2004 – ricorda – Nel 2005 ho fatto l�operaio, poi ho deciso di ricominciare e ora ho avviato una nuova attivit�. Ma � davvero dura. �Cedi Puglia mi ha creato un buco di 333 mila euro – si altera – Le banche oggi mi chiedono di pagarne 400 mila, ne lascio duemila al mese�. Il richiamo � ovviamente anche a chi, di fatto, lo ha messo in ginocchio. �Il processo a quelle persone � appena all�inizio, la pena � lunga – ammette – Loro stanno bene ma io non mi arrendo. Voglio quello che � mio, non ci rinuncio�.

            Non si arrende nemmeno Pasquale Simone che, peraltro, nel frattempo aveva avviato un grosso investimento, oggi bloccato. �Credo molto nel biologico – spiega – stavo creando un sistema logistico per espandere l�azienda, un progetto di filiera corta, dal produttore al consumatore Avevo cominciato la costruzione di un grosso capannone per la coltivazione, ci ho speso 600 mila euro, ma non posso pi� operare, nessuno mi d� un solo centesimo�.

              Subito per� aggiunge: �Non mi hanno aiutato le banche n� la Prefettura alla quale avevo fatto richiesta di accedere ai fondi previsti in questi casi. Invece di darmi una mano mi hanno dato la mazzata finale�.