Bari. Cedi, accuse respinte

16/02/2005

    martedì 15 febbraio 2005

    Interrogatorio di garanzia per 4 dei 7 presunti manager arrestati
    Cedi, accuse respinte
    «Non abbiamo organizzato nessun crac finanziario»

    Respingono le accuse i presunti vertici di Cedi Puglia arrestati la settimana scorsa nell’ambito delle indagini su un presunto crac di 140 milioni di euro nel settore della grande distribuzione. Pur non potendo negare l’esistenza di una «fuga» di capitali – del resto, a quanto pare, documentata dal paziente lavoro dei militari del Gico e del Nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di Finanza – quattro dei sette arrestati su richiesta della Procura della Repubblica avrebbero complessivamente negato di avere avuto, almeno nel periodo finito sotto i fari dell’ufficio inquirente, responsabilità e ruoli tali da giustificare le ipotesi di reato. Il primo a essere interrogato, ieri mattina, è stato Michele Di Bitetto, di 54 anni, di Bisceglie, ex presidente del Consiglio di amministrazione di Cedi Puglia. Assistito dall’avvocato Nino Castellaneta, Di Bitetto avrebbe manifestato la sua ampia disponibilità a collaborare con i magistrati inquirenti (i pubblici ministeri Renato Nitti, Roberto Rossi e Lorenzo Nicastro) ai fini dell’accertamento della verità. Per il resto, davanti al giudice delle indagini preliminari Chiara Civitano, l’ex presidente del Cda ha ricostruito i passaggi storici della vicenda, sottolineando in particolare che di fatto egli venne esautorato dai compiti e dai poteri di presidente del Cda a maggio 2002 e che quindi da allora non aveva avuto più compiti di scelta gestionale.

    In altre parole, sarebbe rimasto presidente sulla carta, ma senza poteri. Inoltre, Di Bitetto ha ricordato al gip di essere stato l’unico a portare in Cedis e in Cedi Puglia capitali personali e familiari. Infine, l’avvocato Castellaneta ha chiesto la sostituzione della misura restrittiva in carcere con quella degli arresti domiciliari, e lo stesso Di Bitetto ha garantito che entro 48 ore documenterà le sue avvenute dimissioni da ogni carica.

    A conclusione dell’interrogatorio di garanzia, l’avvocato Castellaneta ha dichiarato: «La difesa tecnica ha scelto la strada della collaborazione per l’accertamento della verità, dei ruoli e delle responsabilità». Poi è toccato a Pasquale Ronco, avvocato di Trani che è stato anche co-liquidatore della società finita sotto i riflettori della Procura. Con l’assistenza degli avvocati Michele De Pascale e Mario Malcangi, Ronco avrebbe chiarito, documentazione alla mano, che nel 2003 dismise ogni quota sua o riconducibile a suoi familiari nell’ambito della società. Ha poi respinto l’accusa di bancarotta per distrazione (in relazione alla presunta sparizione di capitali a danno dei creditori) contestatagli dalla Procura della Repubblica sempre nella presunta veste di amministratore di fatto e a questo proposito ha spiegato che ogni sua scelta, ogni sua decisione è stata ispirata a principi di correttezza e trasparenza.

    Più in dettaglio, con riferimento alla operazione di acquisto dei magazzini «Gum» nel Salento, Ronco si sarebbe dichiarato «del tutto estraneo», e poi «contrario» a quella di acquisto dei supermercati «Tarantini». Gli avvocati De Pascale e Malcangi hanno presentato al gip domanda di revoca della misura restrittiva. Anche Gabriele Cozzoli, 51 anni, di Corato, è ritenuto amministratore di fatto di Cedi Puglia. Con l’assistenza dell’avvocato Francesco Paolo Sisto, Cozzoli ha respinto ogni accusa, chiarendo il suo ruolo anche con documenti. L’indagato ha contestato sue responsabilità per fatti, comportamenti e scelte irregolari. E ha chiarito che il suo unico incarico era quello di consulente ai fini della gestione del personale. Ieri è stato sentito anche Pasquale Giancaspero, di 43 anni, di Terlizzi, anche lui – nella prospettazione accusatoria – amministratore di fatto di Cedi Puglia: è assistito dal professor Umberto Belviso.

    Devono ancora essere interrogati altri tre indagati che si trovano ai domiciliari: Onofrio Petruzzi, di 40 anni, di Senise, in provincia di Potenza, consigliere delegato di Cedi Puglia e componente del Cda della Comart, altra società coinvolta nella vicenda; Mauro Bosio, di 50 anni, di Budrio (Bologna), direttore di amministrazione, finanza e controllo di Conad (il Consorzio nazionale distributori), e il vicepresidente di Conad, Camillo De Berardinis, 55 anni, di Bologna. In effetti, secondo la impostazione accusatoria, Bosio e De Berardinis, entrando a titolo personale nel Cda di Cedi Puglia, avrebbero pagato in via preferenziale alcuni fornitori, per una somma di circa 15 milioni di euro. Secondo l’accusa, centinaia di dipendenti sarebbero stati danneggiati dalla bancarotta.

    Carlo Stragapede