Bari: Cause di lavoro da pagare, ora gli avvocati insorgono

17/05/2001

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Bari

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Cause di lavoro da pagare
ora gli avvocati insorgono

Il consiglio dell’Ordine esamina il problema e chiede al governo di intervenire sulla legge di riforma

MARA CHIARELLI


«Basta, faccio causa al mio datore di lavoro». Eh no, sarà meglio pensarci bene, visto che oltre a pagare l’avvocato, dal luglio 2002 al povero dipendente vessato toccherà sborsare un altro milioncino per le cosiddette «spese vive» della causa. L’allarme è squillato all’Ordine degli avvocati di Bari che, resisi conto della novità, hanno deciso di alzare un po’ di polvere.
La novità in questione è il testo della legge numero 134 del 29 marzo 2001, in vigore dal 6 maggio scorso, varata per regolare il gratuito patrocinio dei non abbienti. Ma, stranamente, oltre ad occuparsi delle difficili vicende degli imputati meno danarosi, il Governo ha di proposito o involontariamente dato un consistente taglio alle cause di lavoro. Come? Abrogando, con l’articolo 23 della nuova normativa, l’articolo 10 della precedente legge 533 del ’73, secondo il quale le spese legali delle cause di lavoro equivalevano a zero lire. Tra un anno, invece, tra imposte di bollo e registro, notifica e registrazione, il lavoratore coraggioso dovrà tirare fuori 950 mila lire.
«Mi auguro che si tratti di una svista legislativacommenta il presidente dell’Ordine, Vito Nanna, appena tornato al suo posto dopo l’avventura elettorale. Quest’articolo è stato inserito, per errore, proprio in un campo a cui bisogna prestare molta attenzione. Ne abbiamo parlato in Consiglio e abbiamo deciso di interessare il Consiglio nazionale forense e il ministro della giustizia, perché se ne facciano interpreti presso gli organi politici e si arrivi, al più presto, a rimediare all’errore fatto».
Il presidente Nanna ha pochi dubbi in proposito: «Nella formulazione, evidentemente – commenta – è sfuggito questo dato anomalo. Non si capisce, inoltre, perché debba essere a pagamento la registrazione in una causa di lavoro e gratuita quella nei procedimenti di separazioni o divorzi. Queste ultime sono "in carta libera" per il loro valore sociale, d’accordo, ma anche i problemi del mondo del lavoro hanno la loro importanza».
L’avvocato Enzo Augusto da 35 anni si occupa di cause di lavoro e assiste, in particolare i dipendenti. Lui non è preoccupato dalla nuova norma: «E’ un allarme del tutto ingiustificato – afferma – innnazitutto perché una lettura attenta della norma, sia pure così come modificata, esclude che sia stata abrogata la gratuità. In secondo luogo perché, poiché questa norma dovrebbe avere effetto nel luglio 2002, ci sarà tutto il tempo di eventuali, se necessari, provvedimenti interpretativi, o comunque che ripristinassero la gratuità. Sempre nel caso ce ne fosse bisogno. In questo senso mi risulta che si sta già attivando il sindacato a livello nazionale. E comunque, la questione sarebbe di una tale portata dirompente che non c’è dubbio che il sindacato dei lavoratori avrebbe la possibilità e la forza di ottenere un mutamento della norma, laddove si fosse verificato un disguido».