Bari. AAA extracomunitari cercansi

06/06/2002

6 giugno 2002
    La difficile integrazione in Puglia tra business e paure Badanti, colf, braccianti, manovali: un’economia spesso in nero che pochi vogliono far emergere
    AAA extracomunitari cercansi

    DAVIDE CARLUCCI




La legge BossiFini sulle impronte agli immigrati? Per l’economia pugliese rischia di trasformarsi in un flagello. Le preoccupazioni arrivano soprattutto dalla provincia di Foggia, dove proprio in questi giorni stanno arrivando i primi immigrati stagionali per piantare i pomodori e preparare la raccolta, che richiamerà migliaia di altri extracomunitari nei primi di agosto. «Visto che si sta avvicinando la stagione dei grandi flussi è l’allarme di Pasquale Cataneo, segretario territoriale della Cisl è importante correre ai ripari. Arriveranno migliaia di marocchini, ucraini e moldavi che però non si ritroveranno con i permessi di soggiorno. Succederà che aumenterà la presenza illegale di manodopera. Così, abbiamo chiesto un incontro con il prefetto di Foggia, anche alla luce di quel che è successo al campo profughi di Borgo Mezzanone, da dove è fuggito un gruppo di immigrati. Bisogna fare qualcosa per evitare il caos e dare dignità a questa gente».
A Taranto e Brindisi, le associazioni antirazziste e la Cgil ieri, hanno organizzato banchetti per l’"impronta day": ai passanti italiani veniva chiesto di lasciare le proprie impronte digitali per solidarietà con gli immigrati. A Bari il Senatore dell’Ulivo Antonio Gaglione ha distribuito volantini che riproducono il palmo della mano all’anteprima dello spettacolo Notre dame de Paris, invitando a spedire al presidente della Repubblica fax con le proprie impronte digitali per protestare contro la legge. Per lunedì pomeriggio, invece, si sta preparando un’iniziativa di protesta davanti alla Prefettura. «Il trattamento proposto dalla legge ci equipara ai delinquenti sostiene Azmi Jarjawi, della Cgil e rende più deboli e ricattabili i lavoratori. Non bloccherà l’immigrazione clandestina: aumentando le misure restrittive regolarizzarsi diventerà impossibile, aumenteranno solo i costi da corrispondere ai trafficanti». Le stime Caritas circa la presenza degli immigrati in Puglia parlano di 52mila unità, concentrate in prevalenza (40 per cento) in provincia di Bari, dove sono 22mila. Ma sono numeri destinati a crescere visto, ad esempio, che tra il ’98 e il 2000 l’aumento è stato del 35 per cento. Considerevole anche la quota di denaro che gli extracomunitari inviano nei loro Paesi d’origine: 22,5 milioni di euro, pari al 3,8 per cento delle rimesse nazionali, con una quota pro capite di 520,8 euro.
La maggior parte di loro è impiegata nell’agricoltura e nel lavoro domestico. A Bari, colf e badanti stranieri sono all’incirca 1.200: per lo più mauriziani (oltre 800), filippini (200) ed eritrei (260). «Per molti di loro continua Jarjawi non si pone solo un problema di regolarizzazione ma soprattutto una questione contributiva: spesso lavorano per sessanta ore alla settimana ma vengono assicurati solo per 25 ore e pagate quindi al minimo».
Sul problema dell’emersione del lavoro nero in agricoltura, strettamente legato anche alla presenza degli immigrati, oggi la Cia, la confederazione italiana agricoltori, organizza un convegno alla Camera di commercio. Lo slogan è: "Liberiamo lo sviluppo". «La Puglia è la prima regione italiana per occupazione e aziende in agricoltura spiega il presidente Antonio Barile e tra i mille problemi che affliggono la categoria, la legge BossiFini ne aggiunge di nuovi. Imponendo, dopo il licenziamento, il ritorno in patria comporta, di fatto, l’impossibilità di assumere manodopera: la raccolta delle ciliegie dura qualche giorno. Una volta assunto, per una settimana, un bracciante immigrato, che si fa? Lo si rispedisce indietro?».
In agricoltura la maggior parte degli stranieri lavorano, come stagionali, nella raccolta del pomodoro e dei prodotti ortofrutticoli in provincia di Foggia. Ma adesso la loro presenza si sta estendendo anche nei vigneti, nella zootecnia, nella raccolta delle olive. «A sud di Bari spiega Barile a Polignano e Monopoli, l’utilizzo della manodopera immigrata per la raccolta di patate e altri prodotti ortofrutticoli si sta facendo sempre più massiccio».
Badr Fakhouri, mediatore culturale dello Sportello immigrati di Barletta e vicepresidente dell’associazione "Sedile dei popoli" segnala invece un altro fenomeno: la fuga degli immigrati dal Nord barese, conseguenza della crisi del calzaturiero. «In città siamo circa 1.500, ma a presenza sta calando. Sempre più gente lascia la città perché le fabbriche sono meno e i posti di lavoro in calo e con paghe misere. Parecchi immigrati sono stati cancellati dall’Anagrafe con l’ultimo censimento perché irreperibili. Adesso, molti decidono di fare gli imprenditori. Il problema è che un immigrato dal Nord non verrà mai al Sud a lavorare per le paghe. Per questo adesso il Sud rischia di essere ancora più penalizzato per la manodopera».
Ovviamente, c’è anche chi plaude alla legge BossiFini. Come Paolo Agostinacchio, sindaco di Foggia, di Alleanza nazionale: «una più rigorosa disciplina dei permessi di soggiorno, con la identificazione, è stata richiesta da più parti, per cui appare come una risposta a una domanda ripetutamente rivolta ai governanti. La legge non ha niente di razzista».