Barberini: «La Legacoop merita rispetto»

06/04/2001

 









Venerdi 6 Aprile 2001


Ivano Barberini replica a Berlusconi.
Il leader del Polo ha definito queste «finte coop»


«La Legacoop merita rispetto»


ROMA. «Chi si propone di assumere responsabilità di governo dovrebbe avere maggiore serenità di giudizio e riservare un’uguale attenzione a tutte le imprese, senza distinzioni faziose basate su simpatie o pregiudizi di natura politica». Il presidente della Lega delle cooperative, Ivano Barberini risponde secco a Silvio Berlusconi. Il leader del Polo, parlando davanti alla Confcooperative, ha definito le coop derenti alla Lega delle cooperative «le finte cooperative, quelle che sono delle vere e proprie aziende e che si ammantano della parola cooperativa nella ragione sociale per sfruttarne i benefici, che dovranno decidere se tornare all’origine o trasformarsi in vere e proprie società di capitale». Aggiungendo : basta agli abusi, e se ne possono contare molti, in quelle che conosciamo tutti, colossi della distribuzione, delle costruzioni…».
«Le cooperative che hanno saputo unire il successo imprenditoriale con finalità sociali, vanno giudicate per il contributo di crescita della ricchezza e dell’occupazione che danno al Paese – ha replicato Barberini -. I rapporti con la sinistra di una parte rilevante del movimento cooperativo in Italia e in Europa appartengono alla storia affondano le radici nella comune volontà di contribuire al riscatto dei ceti meno abbienti e si sono evoluti su basi di reciproca e assoluta autonomia».
L’attacco di Berlusconi chiarisce, se ce n’era bisogno, quale direzione prenderà la politica del Polo nei confronti delle cooperative se il voto del 13 maggio darà ragione alla destra, così come dicono per ora i sondaggi.
«Sorprende -conclude il presidente della Legacoop – ma ormai non più di tnto, che da assertori del liberalismo e del libero mercato venga un attacco alle cooperative che – almeno quelle aderenti a Legacoop- al libero mercato sono favorevoli e che sul libero mercato oggi ricoprono uno spazio che hanno conquistato in modo trasparente con l’impegno, il lavoro e i sacrifici di generazioni di soci, non certo in forza di privilegi».