Bar e servizi surriscaldano l’inflazione

15/09/2003



      Domenica 14 Settembre 2003
      Bar e servizi surriscaldano l’inflazione

      La battaglia dei prezzi – Effetto changeover e scarsa concorrenza in molti settori hanno determinato gli aumenti più sostenuti


      MILANO – I consumatori tornano martedì all’attacco sul carovita, con uno "sciopero della spesa" e manifestazioni in tutta Italia (alcune insieme con Cgil, Cisl e Uil) per protestare contro le tensioni dell’inflazione (domani l’Istat comunicherà i dati sui prezzi al consumo di agosto, stimati in risalita al +2,8% tendenziale, dal 2,7% di luglio). I consumatori diffonderanno anche anche un decalogo antirincari: primo consiglio, «boicottare i prodotti che sono raddoppiati di prezzo nel passaggio all’euro e disertare negozi, bar e ristoranti che hanno applicato aumenti speculativi». A Bologna, intanto, si sta diffondendo l’acquisto di ortofrutta in campagna per difendersi dal boom dele quotazioni. In effetti tra la metà del 2000 e oggi c’è stata per molti prodotti una accelerazione dovuta a un mix di fattori: changeover lira-euro e arretratezza del sistema distributivo, contraddistinto in più parti da uno scarso livello di concorrenza.
      Una analisi sommaria dei prezzi rilevati dal Comune di Milano nell’ambito delle stime dell’inflazione cittadina mette in evidenza che le tensioni ci sono state e che permangono ancora oggi. Tant’è che alcuni prezzi sono sotto osservazione dalla Camera di commercio meneghina, vista anche l’accelerazione degli ultimi tempi: sotto i riflettori pasti in pizzeria, listini dei parrucchieri, gelati, posteggi auto, ingressi a musei e teatri, panino e aperitivo al bar, alcuni capi di abbigliamento e per finire il prezzo del pane. L’effeto changeover si è fatto sentire tra gli alimentari tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002: le stime Indis-Uniocamere hanno quantificato in un balzo dell’1,1% l’accelerazione media da arrotondamenti che lo scorso anno portò il comparto alimentare ad avere una crescita dei prezzi sul 5% tendenziale molto al di sopra della media. Nei pubblici esercizi l’accelerazione da changeover ha superato anche il 10-15 per cento. Una ricognizione di medio periodo (sempre relativa ai prezzi di Milano) registra che la "febbre dei prezzi" continua a riaffiorare con particolare riguardo per quei settori a scarsa concorrenza.
      Alimentari. Il prezzo della pizza al taglio (pomodoro e mozzarella) a Milano passa dai poco più di 8 euro al chilo del luglio 2000 ai 9,2 euro del dicembre 2001 e a luglio 2003 sfiora ormai i 10 euro. Nello stesso periodo il formaggio pecorino è passato da 10 euro al chilo a 11,8 euro di fine 2001 ai 12,2 attuali. Rincari contentui per l’olio di oliva e il burro. Abbigliamento. Il prezzi di un paio di jeans (secondo Comune di Milano e Cdc) da uomo è passato da poco più di 50 euro a 55,6 a fine 2001 e a 58,75 euro in luglio. Il prezzo di una gonna classica da donna è salito da 142,7 a 150,5 e poi a 167,5 euro. Da 104 euro del luglio 2000 un paio di scarpe da uomo oggi costa (stime ufficiali) 113,2. Abitazione. In crescita, ad esempio, anche il costo delle riparazioni a domicilio: da poco più di 39 euro due ore di lavoro di un elettricista milanese sono passate prima a 40,6 euro (dicembre 2001) e oggi sopra a quota 42,55 euro. Nello stesso tempo la prestazione di un idraulico è passata da 41 a 44,7 euro, anche se probabilmente per le riparazioni nella pratica si pagherà molto di più.
      Sanità. L’onorario medio di un medico specialista (ginecologo) è salito da 71 euro dell’estate 2000 a 76,2 di fine 2001 a 85,23 del luglio scorso. Trasporti. La riparazione dal carozziere (sostituzione paraurti) è passata dai 41 euro del 2000 a 42 euro di fine 2001 a 51,62 di oggi. Così la sostituzione dei freni du un’auto è cresciuta da 20,9 euro a 21,8 e poi a 22,7 euro.
      Ristoranti. Un pasto in pizzeria passa ufficialmente da 5,5 euro a 6,05 di oggi, ma probabilmente a pochi sarà capitato di pagare nella realtà questa cifra. Per il panino al bar si passa da 2,4 a 2,5 euro e pi a oltre 2,8.
      Alberghi. Una camera a tre stelle è rincarata da 142,9 euro di luglio 2000 a 166,7 di fine 2001 e a 170,6 di luglio 2003.

      V.CH.