Bar e mense: è scontro sui rincari

24/09/2004


            venerdì 24 settembre 2004

            TRA FIPE E CONSUMATORI
            Bar e mense
            È scontro sui rincari

            ROMA
            Ancora una polemica sul carovita: questa volta riguarda i pasti fuori casa, ovvero le consumazioni al bar, i pranzi in pizzeria, ristorante e mensa. Insomma quell’insieme di luoghi che – secondo la Fipe, la Federazione degli esercizi pubblici – ogni giorno vengono frequentati da oltre 11 milioni di persone (30,9% della popolazione) e che generano un giro d’affari che tocca i 46 miliardi annui. Ebbene, secondo la Fipe, che riporta i risultati di un’indagine svolta a livello europeode, i prezzi italiani sono sotto la media Ue.


            Secondo la ricerca, il prezzo di un pasto completo composto da piccolo antipasto, piatto principale e dessert (bevande escluse) in Italia può andare, in un ristorante di medio livello, da un minimo di 16 a un massimo di 20 euro. In un locale di lusso, invece, si va da 36 a 45 euro. Valori che sono in linea o anche inferiori a quelli registrati in Europa, dove in un ristorante medio si spendono tra i 15,9 e i 22,9 euro e in uno di alto livello tra 38,1 e 50 euro.


            Non la pensa così l’Intesa Consumatori che denuncia un aumento dei prezzi dell’83% dal 2001 ad oggi. Un rincaro dovuto alle «speculazioni legate all’avvento dell’euro, che hanno portato ad una forte lievitazione dei prezzi nel settore alimentare e della ristorazione». E cita alcuni esempi: dal tramezzino al gelato passati da 1500 lire a 1,5 euro (+96%) al panino con mortadella (1,6 euro, più 72%), dalla pizza margherita che tre anni fa costava 6500 lire ed ora si paga 6,5 euro (+109%) alla bottiglietta d’acqua (1 euro, più 96%).