Bankitalia: una famiglia su venti, non riesce più a pagare il mutuo

09/12/2010

Tra i molti sogni infranti dalla crisi economica è stato quello dal risveglio più amaro: il sogno di una casa per tutti, anche per le fasce più deboli della popolazione, i genitori single con figli, i precari con un contratto temporaneo, i lavoratori a basso reddito. Persone che, illuse dalle facili promesse di mutui pluridecennali a tasso ridotto, prima del crollo dei mercati finanziari si sono indebitate per costruirsi un tetto sopra la testa e poi non ce l’hanno più fatta.
Secondo uno studio condotto dalla Banca d’Italia su dati raccolti da Eurostat nel 2007, quasi il 5% delle famiglie – sul 13% della popolazione che hadeciso di sottoscrivereun prestito immobiliare – si è rivelato in questi anni insolvente.
LE FAMIGLIE INSOLVENTI
Un dato che, insieme a quello della Spagna, si rivela il valore più alto tra quelli dei sette paesi europei analizzati, tra cui Gran Bretagna, Francia, Finlandia, Olanda e Irlanda). E poco consola sapere che il rapporto tra le famiglie in difficoltà ed il totale degli italiani è pari allo 0,6%, in linea con le altre nazioni considerate. Si tratta, comunque, di migliaia di famiglie che in un caso su venti non ce la fanno a pagare le rate. Una percentuale che si impenna tra i proprietari di casa più poveri (14,5%), i single con figli (10,1%), precari (7,9%) e impiegati con contratto a termine (8,5%), per raggiungere addirittura un caso su cinque tra i disoccupati (19%).
«I risultati mettono in luce che in Italia vi è un legame tra il tasso di interesse sul mutuo e lo specifico rischio di credito del cliente» si legge nella ricerca, che punta l’indice contro il differenziale del tasso d’interesse concesso alle classi più o meno rischiose, pari a 43 punti base, visto che «il ricorso a strategie di prezzo basate sul rischio specifico del debitore sembra essere cresciuto nel tempo». Insomma, le banche si sono fatte più prudenti per proteggersi dal rischio insolvenza, facendo pagare più interessi a chi ha meno garanzie da offrire: «A un incremento della probabilità di insolvenza del mutuatario pari a un punto percentuale è associato un aumento del tasso di interesse di 21 punti base» spiega Bankitalia. Numeriche trovano ulteriore e recente nei dati raccolti dai maggiori tribunali italiani e diffusi da Adusbef e Federconsumatori, secondo cui l’impegno sempre più gravoso della rata del mutuo si mangia il 33% del reddito delle famiglie e si traduce, per almeno 350mila nuclei, in rischio reale di insolvenza. I PIGNORAMENTI IN CRESCITA
Le ultime stime vedono salire il numero di pignoramenti ed esecuzioni nel triennio 2008-2010 quasi del 70%(69,35% in media). «In particolare, nell’anno in corso si è registrato un boom del 31,8% sul 2009, con circa 150mila case andate all’asta dal2008» sottolineano le associazioni degli utenti. «In termini assoluti le esecuzioni e i pignoramenti sono saliti a 28mila nel 2010, in forte aumento sul dato di 21mila nel 2009 e 20mila nel 2008». Non solo. Secondo il Codacons, sarebbero 500mila le famiglie in difficoltà a pagare le rate: non solo quelle del mutuo, ma anche quelle sobbarcate con varie forme di credito al consumo, come acquisti a rate, carte di credito revolving, cessioni del quinto dello stipendio e così via. Ecco perché l’associazione chiede da tempo al ministro Tremonti di rivedere il regolamento sulla sospensione delle rate «che sembra fatto apposta per la moratoria Abi e per ridurre al minimo le richieste, con condizioni troppo limitative: dal mutuo non superiore a 250 mila euro, cosa che esclude chi acquista in grandi città come Roma e Milano, all’Isee che non deve essere superiore a 30mila euro».