Bankitalia: ritardo fondi pensione penalizza Borsa e imprese

16/11/2000

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Giovedì 16 Novembre 2000 italia – politica
Pezzotta: la Cgil sbaglia a opporsi – Per Bankitalia il ritardo dei fondi pensione penalizza Borsa e imprese La Cisl: «Subito il tavolo Tfr-flessibilità»

ROMABorsa e imprese sono penalizzate dal ritardato decollo dei fondi pensione. A evidenziare gli effetti prodotti dalla situazione di stasi in cui si trova la previdenza integrativa è stato ieri il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Pierluigi Ciocca, intervenendo a un convegno su previdenza privata e pubblica organizzato da Mediobanca e Cassa nazionale forense. Secondo Ciocca, è «utile e urgente» ampliare il ricorso ai fondi pensione, il cui stock è attualmente fortemente sottovalutato: «Non supera il 5% del reddito nazionale contro l’80% e oltre dei Paesi anglosassoni». Dal convegno è arrivato anche un invito al Governo a incrementare i flussi finanziari destinati alla previdenza integrativa "lavorando" sul Tfr.

Ma proprio sull’utilizzazione del Tfr c’è stato un botta e risposta tra Franco Modigliani e Andrea Monorchio. Secondo il premio Nobel almeno due terzi delle liquidazioni dovrebbero essere destinate, come contributo annuo, al nuovo sistema di previdenza obbligatoria. Per il Ragioniere generale dello Stato, però, il modello-Modigliani «può essere attuato solo nell’area dove esiste il Tfr e non, quindi, per i lavoratori autonomi e per i dipendenti pubblici per i quali la liquidazione è figurativa». Per questo, secondo Monorchio, tutto il Tfr va destinato ai fondi pensione. D’accordo con Modigliani si è detto invece l’economista Paolo Savona che ha rilanciato la sua proposta del bonus fiscale per i fondi pensione.

Intanto, sempre ieri, il segretario vicario della Cisl, Savino Pezzotta, è tornato a chiedere l’immediata apertura di un tavolo unico su Tfr, Mezzogiorno e flessibilità. E riferendosi alla posizione della Cgil, Pezzotta ha anche sottolineato che «opporsi alla convocazione di un tavolo di confronto equivale alla pratica di un accordo separato». Sergio Cofferati, non ha risposto direttamente, ma soffermandosi sulla concertazione ha affermato che «l’idea che possa essere una pratica che si blocca se qualcuno non è d’accordo, come è noto non è della Cgil: per me la concertazione è sempre stata un metodo, nulla di più e nulla di diverso». Il responsabile delle politiche sociali della Cgil, Beniamino Lapadula, si è comunque dichiarato ottimista sul percorso tracciato da Amato per giungere alla riforma del Tfr. A chiedere ad Amato di «forzare la mano» è stato il presidente del Cnel Larizza. E a sottolineare la necessità di «lavorare sul Tfr» è stato anche il presidente della Covip, Lucio Francario».

Tfr che, che secondo Fulvio Contorti, capo dell’ufficio studi di Mediobanca, non è più una delle fonti primarie di autofinanziamento delle imprese: «L’incidenza degli stanziamenti netti al Tfr sull’autofinanziamento è passata dal 33% nella media degli anni ’70 a un valore negativo di circa l’1% nel triennio ’97-’99 a seguito sia del maggiore apporto ai profitti, sia della tendenza a ridurre la forza lavoro». Nella relazione di Contorti si rileva, poi, che, a differenza di Usa, Regno Unito e Olanda, in Italia i fondi pensione risultano «quasi assenti». Quelli al momento attivati sono 133 (93 aperti e 40 chiusi). Secondo il presidente della Borsa italiana, Angelo Tantazzi, comunque, nel 2005 il patrimonio dei fondi raddoppierà, seppure con gradualità.

Tutti d’accordo comunque sulla necessità di accelerare anche alla luce dell’instabilità del sistema obbligatorio. Ieri Guidalberto Guidi, consigliere incaricato per le politiche industriale di Confindustria, ha detto che bisogna cominciare a pensare alla verifica del 2001: «Non so se si potrà portare a termine prima delle elezioni». Quanto ai fondi pensione, dal ministro Enzo Bianco è arrivata un’apertura alla richiesta del presidente della Cassa forense, Maurizio De Tilla, di eliminare la doppia tassazione cui sono sottoposti gli enti.

Marco Rogari