“Bankitalia” L’Italia senza sprint

17/03/2006
    venerd�, 17 marzo 2006

      Pagina 2 – Primo Piano

        L’Italia senza
        SPRINT

          NIENTE CAPORETTO GRAZIE ALL’EURO

            Marco Zatterin

              SALVATI dall’euro. Se un bollettino Bankitalia cos� ricco di notizie inquietanti sui conti pubblici e cos� incerto sulle prospettive di un rapido decollo dell’economia tricolore fosse stato pubblicato prima dell’era della moneta unica, per la liretta la giornata avrebbe portato l’ennesima Caporetto. La speculazione, come accaduto nei giorni caldi dell’estate 1992, avrebbe preso a schiaffi la nostra valuta costringendo probabilmente la stessa banca centrale ad intervenire sui mercati e magari sui tassi di interesse per difendere il cambio. L’effetto sarebbe stato quello di aumentare il costo del denaro, per le imprese e per le famiglie, rendendo pi� difficile l’accesso al credito per le prime, e rincarando i mutui delle seconde. Il probabile senso di sfiducia avrebbe influenzato le Borse e Piazza Affari avrebbe vissuto una seduta sulle montagne russe.

                Tutto questo ieri non � successo. Al contrario il Mibtel ha chiuso in lieve rialzo e gli operatori sono corsi sulle tracce di bocconi squisitamente finanziari – banche, energia, Rcs e Fiat – senza badare ai sussulti di una congiuntura che non va, o al buco nei conti pubblici tornato a crescere dopo dieci anni. Speculazione a parte, gli investitori vedono che gli utili delle imprese crescono e che i tassi ancora bassi non consigliano a chi sogna guadagni degni di questo nome di allontanarsi dalle corbeilles telematiche. Il contesto globale in cui i piccoli e grandi capitali si muovono � abituato alla stabilit� relativa che l’euro ha regalato al vecchio continente. Il resto conta poco.

                  Prima di prendersela con la moneta unica bisognerebbe pensarci due volte. Perch� se � vero che il changeover ha portato aumenti ingiustificati dei prezzi (ma le colpe hanno a che fare solo indirettamnte con la nuova valuta), � anche vero che i tassi non sono mai stati cos� bassi e cos� a lungo. E che, chiuso il ciclo negativo, tutti stanno tornando a crescere, salvo l’Italia. La causa dei guai non pu� essere la moneta unica, se non per chi cerca alibi disperati. L’euro, lo si � visto ancora una volta, non � un problema. � una soluzione.

                  OCCUPAZIONE
                  Pi� posti ma per tempi brevi
                  In calo anche il totale dei salari

                    Si lavora di meno: �L’occupazione nel 2005 � diminuita per la prima volta dal 1995� spiega la Banca d’Italia, interpretando i dati dell’Istat. Tra crescente diffusione di impieghi a part-time e cassa integrazione, un numero di persone occupate ancora in lievissima crescita (+0,2%) � stato attivo per un tempo complessivamente minore (-0,4%). Pi� teste, pi� individui, ma che messi tutti insieme guadagnano di meno: un paradosso, un fenomeno raro. Nell’industria, dove gi� nel 2004 si era registrato un calo, il ricorso alla cassa integrazione � ai massimi dal 2000. Sulla carta, il numero dei disoccupati � diminuito, dal 2004 al 2005. Ma sicuramente nel Mezzogiorno si tratta di un dato ingannevole, secondo la Banca d’Italia: perch� i disoccupati in meno sono persone che hanno smesso di cercare lavoro, non persone che l’hanno trovato. C’� insomma un �calo dell’offerta di lavoro, specialmente femminile�, forse scoraggiata dalle difficolt�. Al Sud o al Nord, il lavoro che si trova � sempre pi� spesso a termine. Tra i giovani sotto i 30, sono precari met� dei nuovi assunti del 2005, e un quarto del totale degli occupati. Tra tutti i lavoratori dipendenti, hanno contratti a tempo determinato il 10% degli uomini e il 14% delle donne. Nel Mezzogiorno, tra i giovani torna a risalire anche la disoccupazione registrata, dal 19% del 2004 al 20,2% per i maschi, dal 24% al 28,3% per le femmine.

                    LE CASSE PUBBLICHE
                    Finito l’effetto dei condoni
                    lo Stato spende e tassa di pi�

                      Pi� spese e pi� tasse, � il bilancio dei conti dello Stato 2005 che si legge nel Bollettino della Banca d’Italia. Le spese correnti al netto degli interessi hanno toccato l’anno scorso un record assoluto, superiore al 1993 che fu l’anno di inizio del risanamento. La pressione tributaria in senso stretto, ovvero imposte indirette pi� imposte dirette, � risalita rispetto al 2004, dal 27,4 per cento al 27,6 per cento del prodotto lordo. La pressione fiscale complessiva (tasse pi� contributi sociali) � invece lievemente diminuita, perch� si stanno esaurendo le entrate da condoni.

                        Le spese correnti dello Stato, pensioni e stipendi dei dipendenti esclusi, avrebbero dovuto essere frenate, l’anno scorso, dal tetto del 2 per cento, asse portante della legge finanziaria. A consuntivo, l’aumento risulta doppio, ovvero �di circa il 4 per cento rispetto al 2004�. Le spese per investimenti pubblici, che nei progetti dovevano crescere, risultano al contrario diminuite, dal 2,7 per cento del 2004 al 2,6 per cento. Per il 2006, la nuova legge finanziaria promette un severo contenimento delle spese, -1 per cento circa al netto dell’aumento dei prezzi. Ma un taglio di questa portata si � registrato solo in anni di pesante austerit�, come il 1995 e il 1997. All’epoca delle Finanziarie lacrime e sangue.

                        MUTUI E SPESA
                        Famiglie sempre pi� in rosso
                        Boom del credito al consumo

                          Le famiglie italiane fanno sempre pi� debiti: detto cos� potrebbe sembrare un annuncio di disastro, ma non lo �. Spiegano gli economisti della Banca d’Italia che, in rapporto al prodotto lordo (il Pil) i debiti delle famiglie italiane sono appena la met� rispetto a quanti ne fanno i cittadini degli altri Paesi dell’euro e un terzo rispetto agli americani. Dunque si tratta di un fenomeno a livelli normali, sani; che coinvolge, tra l’altro, meno di una famiglia su quattro (il 22,1%). Le banche non registrano un aumento delle insolvenze. A spingere la crescita del debito sono stati i bassi tassi d’interesse sull’euro, che hanno reso pi� conveniente contrarre mutui per comprare la casa. Ma ora i tassi tornano a salire, e questo potr� costituire un problema per coloro – in Italia sono la maggioranza – che il mutuo lo hanno a tasso variabile. In media, la rata di mutuo assorbe il 14% del reddito familiare. Una variazione dei tassi all’ins� di un punto percentuale, stima corrente per le decisioni che prender� la Bce nell’arco dell’anno, coster� in media lo 1,3% del reddito familiare a chi ha il tasso variabile. Una fascia di maggiore pericolo � quella composta da circa 750.000 famiglie a pi� basso reddito, che gi� sopportano un peso elevato, circa il 30% delle loro entrate, per il pagamento del mutuo; nel caso abbiano contratto un mutuo a tasso variabile dovranno destinare alle rate un altro 3,6% del loro reddito.

                          LA BILANCIA DEI VIAGGI
                          I turisti stranieri cambiano meta
                          e gli italiani tornano all’estero

                            Il turismo perde colpi in Italia, non tanto dal punto di vista dei numeri, quanto piuttosto in termini di giro d’affari. Gli italiani, invece, hanno decisamente ripreso il gusto di viaggiare spendendo cos� oltre confine. Nel 2005 l’avanzo turistico � tornato a ridursi, dai 12,2 miliardi dell’anno precedente a 10,5 miliardi (lo 0,7% del Pil). Alla forte ripresa della spesa e del numero dei viaggiatori italiani all’estero (+10,4 e +6,4 per cento – rispettivamente primo e secondo semestre – contro il -9,4 e il -15,4 del 2004), si � accompagnato un ristagno degli introiti turistici dell’Italia (+0,1 per cento, contro il +3,8 del 2004), nonostante l’andamento relativamente favorevole del numero di arrivi dall’estero. Bankitalia precisa che sono le spese per viaggi in Italia di cittadini dell’Ue, che costituiscono i due terzi delle entrate del comparto, ad essersi ridotte del 3,1%. In particolare, dopo la ripresa del 2004, sono diminuiti gli introiti e il numero di viaggiatori dalla Germania, il primo Paese di provenienza per arrivi e spesa. Sono calati anche gli esborsi degli inglesi, mentre sono aumentati parecchio quelli degli spagnoli e dei viaggiatori provenienti dai maggiori tra i Paesi nuovi membri della Ue. Le entrate dall’esterno della Ue sono salite del 6,5% rispetto a un anno prima, con il contributo prevalente dei cittadini del resto d’Europa e dell’America.