“Bankitalia” Intervista a Raffaele Bonanni (Cisl)

01/06/2007
    venerdì 1 giugno 2007

    Pagina 4 – Economia

      L´INTERVISTA

        Il leader Cisl: il governatore non ha dato il fianco a strumentalizzazioni politiche, ha fotografato il paese

          Bonanni: "Draghi sbaglia sulle pensioni ma meglio lo scalone dei coefficienti"

            Roberto Mania

              ROMA – «Draghi sbaglia quando sostiene che si deve applicare lo scalone di Maroni e, nello stesso tempo, rivedere i coefficienti della legge Dini. Le due cose sono tra loro alternative». Ma per il resto Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, ha molto apprezzato le Considerazioni del governatore. E aggiunge: «Comunque, se proprio devo scegliere tra scalone e coefficienti, opto per il primo».

              Non le sarà sfuggito, tuttavia, che nelle 21 cartelle lette da Draghi non c´è alcun accenno ai sindacati, al ruolo delle parti sociali, al metodo della concertazioni che in altre occasioni era stato esaltato. Come valuta questo aspetto? Vuol dire che siete marginali sullo scenario politico ed economico?

                «Ma no, non è così. Draghi non poteva correre il rischio di offrire il fianco alle dietrologie. Guardi cosa è successo con Montezemolo: gli hanno attribuito obiettivi politici che non ha mai avuto. Il governatore ha volutamente sterilizzato il suo discorso da qualsiasi possibile strumentalizzazione politica e sociale. Draghi è oggi una delle poche persone che pensa solo al suo mestiere e lo fa anche bene. E, appunto, facendo esclusivamente il mestiere del banchiere centrale non ha fatto alcun cenno alla politica, al sindacato e alla Confindustria. Invece ha fatto l´inventario dei ritardi, delle difficoltà e delle opportunità del nostro paese. Ha fatto il "contabile" della Repubblica e ha letto le sue Considerazioni quasi al di fuori dell´agone politico e sociale».

                Sulle pensioni, tema nell´agenda politica e sociale, Draghi ha suggerito un´"applicazione rigorosa" della legge sui coefficienti e ha proposto di innalzare l´età. Condivide questa ricetta?

                  «Ritengo che abbia fatto riferimento a due strade tra loro alternative e incompatibili. Qui, davvero, la scelta dovranno farla la politica insieme alle parti sociali. Per capire la questione si deve fare un passo indietro, alla riforma Maroni. Il governo di centrodestra, infatti, ha introdotto lo scalone (età pensionabile da 57 a 60 dal prossimo anno con 35 anni di contributi) senza però toccare i coefficienti di trasformazione, che volutamente sono stati estrapolati. Dunque, a mio avviso, si deve scegliere: o lo scalone o i coefficienti. Le due cose, ripeto, non sono conciliabili».

                  E allora, lei quale strada imboccherebbe?

                    «È stata la maggioranza a sollevare il problema dello scalone. Quindi spetta al governo scegliere e avanzare una proposta purché si decida a non tenere più parti in commedia».

                    Provi a mettersi nei panni di Padoa-Schioppa e Damiano, allora. Cosa sceglierebbe: coefficienti o scalone?

                      «Io ritengo che i coefficienti di trasformazione siano più penalizzanti per i giovani dal momento che sono stati definiti in un´epoca di pessimismo economico, con bassa crescita e bassi tassi di occupazione. Le cose ora stanno cambiando».

                      Dunque, si terrebbe lo scalone?

                        «Diciamo che se venissi messo alle strette mi terrei lo scalone, nonostante la sua evidente ingiustizia perché penalizza una parte ristretta di lavoratori».

                        Non sarebbe meglio seguire la proposta di Damiano che sostituirebbe lo scalone con una serie di gradini per alzare più lentamente l´età?

                          «Nel negoziato con il governo si possono esplorare tutte le soluzioni, purché – visto che il superamento dello scalone costa – per togliere un problema non se ne creino altri più grossi».

                          Draghi ipotizza di dirottare una parte dei contributi per la previdenza pubblica, considerando che l´aliquota del 33 per cento è la più alta in Europa, alla previdenza complementare. Lei sarebbe favorevole?

                            «È un´ipotesi che sul piano teorico non fa una piega, poiché i versamenti nei fondi pensione contrattuali hanno un rendimento maggiore. Non vorrei, però, che togliendo massa finanziaria alla previdenza pubblica, si finisca per rendere precario l´equilibrio finanziario dell´intero sistema».

                            Il governatore non nasconde le sue perplessità sulla normativa che premia di fondi contrattuali rispetto a quelli aperti, a cominciare dai limiti alla trasferibilità del contributo del datore di lavoro. Cosa risponde?

                              «Dico che in tutti i paesi europei i fondi contrattuali sono privilegiati, sotto questo profilo, rispetto a quelli aperti. Non è una specificità italiana».

                              Quali assonanze ha riscontrato tra la relazione di Montezemolo della scorsa settimana e le Considerazioni di Draghi?

                              «Ce ne sono molte, ma i ruoli sono diversi. Montezemolo è il presidente di un´associazione di interessi, Draghi rappresenta un´istituzione e, per le sue Considerazioni finali, ha scelto un taglio asciutto, molto europeo, per non consentire alcuna interpretazione politica».