“Bankitalia” C.Damiano: «Il lavoro senza garanzie è l’emergenza nazionale»

17/03/2006
    venerd�, 17 marzo 2006

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        L’Intervista
        Cesare Damiano

          �� prioritario investire per favorire i rapporti a tempo indeterminato�. Oggi giornata di mobilitazione della Quercia per l’occupazione

            �Il lavoro senza garanzie � l’emergenza nazionale�

              di Giampiero Rossi/ Milano

                �I dati di Bankitalia confermano che non c’� nessun atteggiamento catastrofista da parte di chi d� una lettura preoccupata dell’economia, ma solo un’attenta e responsabile analisi della realt�. Infatti la crescita prevista per il 2006, l’1,3%, pone l’Italia sempre all’ultimo posto tra i paesi industrialmente avanzati e questo aumenta la nostra distanza e mette in luce i gravi problemi di competitivit� di cui soffre il paese�. Cesare Damiano, responsabile delle politiche per il lavoro della segreteria dei Ds, commenta cos� l’analisi della Banca d’Italia sui trend negativi del nostro paese. Proprio oggi la Quercia propone centinaia di iniziative sul tema dell’occupazione in tutto il paese, un ciclo che si concluder� il 18 marzo, alle 9,30 al teatro Colosseo di Torino, con l’intervento dello stesso Damiano e del segretario dei ds Piero Fassino�. L’obiettivo � quello di far conoscere ai cittadini i progetti del centrosinistra per le politiche dedicate al lavoro.

                  Cesare Damiano, mancava solo Bankitalia al coro dei “catastrofisti” che dicono che il nostro paese sta scivolando…

                    �Ma quali catastrofisti, Bankitalia conferma ci� che l’Istat aveva gi� rilevato e che il centrodestra finge di ignorare: per la prima volta dopo 10 anni l’occupazione cala e aumenta il debito pubblico. Tutto questo rappresenta un pesante fardello per il paese e ne impedisce lo sviluppo. Il governo Berlusconi da tempo ha imboccato la sua parabola discendente e adesso, nell’ultimo anno di una legislatura fallimentare, ha riportato indietro di dieci anni il paese, in una grave situazione economica e sociale che ha fatto crescere un senso generale di insicurezza�.

                      Questo � il passato. Ma per invertire questa tendenza in futuro cosa propone il centrosinistra?

                        �La serie di iniziative promosse in questi giorni riguarda proprio la nostra volont� di spiegare agli italiani il nostro progetto per il lavoro e per l’economia. Dopo mesi, anzi anni, di discussione, studi e confronti con imprese e sindacati ora siamo in grado di presentare un programma articolato e condiviso. Semplificando molto, direi che l’architrave della nostra proposta � la grande attenzione allo sviluppo di qualit�, senza il quale non ci sono risorse da distribuire al paese. Si tratta di un tema che richiede politiche economiche e industriali, cio� una capacit� da parte dello Stato di incentivare in modo selettivo l’innovazione, la ricerca e un pi� alto livello di specializzazione del sistema economico�.

                          E per quanto riguarda il lavoro?

                            �Questo � l’altro pilastro del nostro programma. Gli investimenti per la risorsa umana e per la stabilizzazione del lavoro. Per noi questa � un punto fermo da sempre e basta ricordare due dati per dimostrarlo: a partire dal 1996 il centrosinistra ha favorito la crescita dell’occupazione al punto che nel 2001 l’80% dei nulvi assunti aveva un contratto a tempo indeterminato; il centrodestra ha fatto il contrario e infatti nel 2005 il 70% dei nuovi assunti � precario. Qui sta la differenza�.

                              Con quali strumenti pensate di arrivare a questi risultati?

                                �Per esempio con il credito di imposta, come abbiamo gi� detto pi� volte, e poi attraverso la riduzione del cuneo fiscale, che pu� rappresentare uno stimolo importante per la ripresa e i cui benefici, certo, andranno ripartiti tra imprese e lavoro. E tutto questo senza aver bisogno di intervenire sui contributi previdenziali dei lavoratori. Semmai, al contrario, � opportuno intervenire sugli aspetti contributivi legati al lavoro flessibile, che non pu� costare meno di quello a a tempo indeterminato�.