Bankitalia, allarme prezzi

13/10/2003

 

sabato 11 ottobre 2003 
Pagina 31 – Economia
 
Bankitalia, allarme prezzi "Mille lire diventate 1 euro"
Fazio: il cambio di moneta un danno per gli italiani

Confesercenti: basta aggressioni ai commercianti, il governo fa solo demagogia, ecco i nostri guadagni
      L´Adoc: affermazioni gravi del governatore con un anno e mezzo di ritardo. Gli esempi del dossier dei negozianti
      LUISA GRION

      ROMA – Mille lire uguale un euro: l´equazione che per i consumatori sta all´origine di tutti i mali da caro-prezzi, dopo aver conquistato D´Amato – il leader degli industriali – ora ha convinto anche Fazio. Il cambio gonfiato, secondo il governatore della Banca d´Italia, è la vera causa dell´aumento del costo della vita. L´arrotondamento – al contrario – non ha causato effetti che per «mezzo punto percentuale». Anzi, di meno.
      Parlando in un´audizione al Senato dunque, anche Fazio è entrato nella polemica sul caro-vita e ha chiarito che sì, «il rincaro è avvenuto». Perché? «C´è stata la tendenza a tradurre mille lire uguale un euro, un marco uguale a un euro» ha detto. D´altra parte, ha ammesso «quando c´è un cambio del segno monetario i consumatori, i risparmiatori, perdono sempre». Lui poi lo aveva pure previsto. Come gli altri governatori delle banche centrali aveva avvertito il pericolo e suggerito il rimedio: praticare la doppia circolazione delle monete per un periodo più lungo rispetto a quanto stabilito. Ma non se n´era fatto niente perché «c´era il timore che il pubblico continuasse a preferire la lira». Detto questo, ha concluso il governatore, quella con cui stiamo facendo i conti non è vera inflazione, piuttosto un «rimbalzo di prezzi».
      Accuse forti che non sono piaciute per niente ai commercianti, sempre più convinti di essere le «vittime sacrificali» di un problema che – secondo loro – avrebbe ben altre origini che i banconi dei negozi. Mentre il governatore parlava la Confesercenti di Marco Venturi stava celebrando in tutta Italia la «giornata della trasparenza». Una serie di incontri con i consumatori e di iniziative varie studiate per porre fine allo «sciacallaggio» contro la categoria e spiegare come dietro il caro prezzi «non vi sia un più lauto guadagno delle botteghe, ma la necessità di coprire gli aumenti registrati in tasse, tariffe e servizi a carico». A conti fatti, spiega la Confesercenti del maglione che al consumatore costa 70 euro solo 10 restano al commerciante. Della pizza e birra servita a 15 euro , fra cameriere e costi vari, solo 1,20 restano nelle tasche del gestore. Cappuccino e cornetto offerti a 1,6 euro portano guadagni netti di 0,27 centesimi. Quindi, protesta Venturi «basta strumentalizzazioni». «L´utilizzo della Guardia di Finanza per controllare i prezzi è un´ipotesi che non sta in piedi, se andrà avanti boicotteremo il concordato». Nelle sue parole, c´era veleno sia per Marzano «che crede di risolvere il problema puntando alla grande distribuzione e non sapendo che invece, coprendo oltre il 50 per cento del mercato, è proprio lei che detta legge sui prezzi» che per la Confindustria «che attacca il popolo del commercio per nascondere i suoi mali».
      Tornando a Fazio va però detto che la sua spiegazione sul caro-prezzi ha suscitato la netta condanna anche da una certa parte delle associazioni dei consumatori. Per l´Adoc le sue parole sono «semplicistiche e gravi». «Le dichiarazioni di Fazio – ha commentato il presidente Pileri – avvengono con un anno e mezzo di ritardo e dopo un assoluto immobilismo da parte della Banca d´Italia sul problema del cambio di moneta e degli arrotondamenti. Il governatore avrebbe fatto meglio ad esporsi prima dell´entrata in vigore dell´euro. Quando denunciava i rischi possibili dopo il changeover, venivamo definiti euroterroristi. Dov´era Fazio all´ora?»