“Bankitalia 1″ Scontro sul risparmio, passa la linea pro-Fazio

03/03/2005

    giovedì 3 marzo 2005

      IL CENTRODESTRA COMPATTO AL VOTO RICUCE IN BUONA PARTE LA SPACCATURA DELLA VIGILIA
      Scontro sul risparmio, passa la linea pro-Fazio
      Antitrust a Bankitalia, bocciato il mandato a termine

      Alessandro Barbera

        ROMA
        No alla cessione della tutela della concorrenza all’Antitrust con 237 voti a 182, no al mandato a termine per il governatore di Bankitalia con 217 a 188. Probabilmente nessuno dei sostenitori di Fazio avrebbe scommesso in una maggioranza così compatta, e invece i voti più attesi dalla Camera sul disegno di legge sul risparmio si chiudono con la vittoria dei vertici di Via Nazionale, che vedono confermate tutte le prerogative, ma anche – nonostante i numeri – con uno strascico polemico all’interno del Polo. «Chiedo ai presidenti delle due commissioni competenti Bruno Tabacci e Giorgio La Malfa di valutare la possibilità di dimettersi», ha detto il capogruppo di Alleanza Nazionale Ignazio La Russa. «Dimettermi? Ignazio è un simpatico collega», gli ha risposto a stretto giro Tabacci, che invece incassa il sostegno del capogruppo leghista Cè: «La Russa ha esagerato».

        Oggetto del contendere un problema apparentemente procedurale, sul quale si è però consumata la «blindatura» parlamentare del voto. «Ho intuito che il parere prevalente della “Commissione dei nove” è per la soppressione dell’articolo», ha detto in aula il relatore di An Saglia a proposito della norma sull’Antitrust bancaria e dell’orientamento del gruppo di deputati che «organizza» il voto in aula. «Il parere del relatore ci sorprende», gli ha risposto Tabacci, cogliendo ancor più di sorpresa Casini che se l’è presa con Saglia: «Lei ha il dovere di rappresentare quello che è stato il parere delle commissioni, non quello che avrebbero dato se fossero state riunite non si sa bene quando». Qualcuno chiede una sospensione, i «supporter» del governatore si avvicinano al relatore – da Falsitta di Forza Italia ad Armani e La Russa di An – il sottosegretario Magri spiega al telefono a qualche misterioso interlocutore la situazione. Lo smarrimento dura lo spazio di qualche minuto, ma alla fine il voto spazza via qualunque dubbio.

        Via dunque dal testo sulla riforma del risparmio i due punti più controversi, quelli che puntavano al ridimensionamento di Bankitalia ma soprattutto dell’attuale governatore Antonio Fazio, accusato da più parti di difendere con troppa enfasi l’attuale assetto del sistema bancario e la sua «italianità». Fine anche, almeno per ora, alla divisione trasversale fra il partito «pro» e «anti» governatore.

        Eppure fino a poche ore prima del voto nulla era dato per scontato. C’era chi scommetteva ad esempio in un pronunciamento dell’ex ministro (e «arcinemico» di Fazio) Tremonti, che però in aula non si è visto. Fra i «dissidenti» del Polo si era sparsa anche la voce che a «salvare» il governatore sarebbe stata l’opposizione. O meglio, che l’opposizione, una volta capito che nella maggioranza stava prevalendo il no sull’Antitrust, avrebbe proposto una mediazione che prevedeva il passaggio dei poteri nel 2008 «in cambio» dell’astensione sull’articolo 28, quello sul mandato del governatore.

        Vero o meno, alla fine la partita ha preso una piega del tutto diversa e gli schieramenti si sono divisi nettamente: a destra i no alla riforma di Bankitalia, a sinistra i sì. Assenze a parte (e nella maggioranza erano molte) il voto del Polo è stato pressoché unanime: i «puntini rossi» sul lato destro del tabellone luminoso si contavano sulle dita. E l’opposizione, che pure ha votato sì a molti articoli, è andata all’attacco: «Ora si rischia di approvare una riformicchia del risparmio», ha fatto sapere Mauro Agostini dei diesse. «Il nostro impegno continua» ma «i voti di oggi palesano la certezza che si sta per approvare un provvedimento abbastanza vuoto che non parla né ai risparmiatori, né al buon funzionamento del mercato finanziario italiano». Durissimo Tabacci, sia prima che dopo il voto: «Siamo passati da un sistema politico che decideva tutto, anche i consigli di amministrazione delle banche, ad un sistema in cui il governo non decide più nulla. La Banca d’Italia non farà nessuna autoriforma come alcuni dei miei colleghi credono, e nel frattempo i costi dei servizi bancari continuano a crescere». Oggi si prosegue, e c’è già chi annuncia nuovi colpi di scena: all’ordine del giorno la parte del disegno di legge sul falso in bilancio per il quale si potrà votare segretamente.