“BankIt” Troppa precarietà fa male

01/06/2006
    gioved� 1 giugno 2006

      Pagina 2 – Economia

      Troppa precariet� fa male ai giovani, all’economia e alle imprese

        Il Governatore analizza il fenomeno degli atipici. Ma su pensioni, Sud e consumi non convince i sindacati

          di Felicia Masocco / Roma

          BANCHE E IMPRESE sono uscite da Palazzo Koch particolarmente entusiaste. I sindacati, pur apprezzando, sono stati pi� avari di superlativi. Nessuna bocciatura per carit�. Sono lontani i tempi di Antonio Fazio che considerazione dopo considerazione chiedeva al mondo del lavoro lacrime e sangue. Come ha osservato Guglielmo Epifani, c’� �un’aria decisamente nuova� di cui si avvertiva il bisogno. Mario Draghi ieri ha difeso, seppur indirettamente, la contrattazione nazionale, ha messo in guardia dalla flessibilit� permanente, ha posto la necessit� di investimenti in ricerca e innovazione. E poi ha toccato la nota dolente della previdenza suggerendo l’aumento dell’et� pensionabile. Lo ha fatto restando ben al centro di un perimetro liberista, assumendo il punto di vista delle imprese, si � rivolto pi� a loro che ad altri quando ha spiegato, ad esempio, che la flessibilit� eterna non � poi cos� conveniente. O che il vituperato assetto contrattuale che Confindustria vorrebbe cambiare, tanto male non � se ha permesso di tenere a bada spinte inflazionistiche laddove la disoccupazione � bassa e i servizi sono monopolizzati. In altre parole grazie a questo modello le retribuzioni sono state tenute per le redini. � quello che i detrattori della concertazione chiamano �moderazione salariale�.

          Non sono questi gli argomenti dei sindacati quando spingono contro la precariet� o per un maggior potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti. Paradossalmente per� l’analisi di Draghi finisce col convergere almeno in parte con alcune richieste del mondo del lavoro. Sulla flessibilit�. I contratti atipici hanno aiutato le imprese a recuperare importanti margini di flessibilit�, tuttavia, ha osservato il governatore della Banca d’Italia, se diventano una prassi �frenano lo sviluppo�. �Se diventano un surrogato dell’ordinaria flessibilit� dell’impiego, impediscono a molti giovani di pianificare il futuro, riducono gli incentivi dell’impresa a investire nella loro formazione, frenano la produttivit� del sistema�, ha detto. �Motivi di efficienza e di equit� richiedono che sia ridotta la segmentazione del mercato� con regole che permettano al rapporto di lavoro di �acquisire stabilit� con il passare del tempo�. Si deve accompagnare il percorso con ammortizzatori sociali �nel rispetto delle compatibilit� di bilancio�. Insomma in un sistema cos� competitivo �si deve pensare pi� al lavoratore piuttosto che al posto di lavoro�. C’� una distanza siderale con il predecessore Fazio schierato a favore della modifica all’articolo 18. E poi torna nelle �considerazioni� di Draghi il sostantivo �equit�. Il governatore lo riferisce non solo al mercato del lavoro, ma anche agli �strumenti di coordinamento nazionale della contrattazione salariale fra le parti sociali�, cio� al protocollo del luglio ‘93 che regola il modello di contrattazione. Queste regole, per Draghi, �oltre a costruire un presidio di equit� contribuiscono a evitare che le dinamiche retributive assumano nei settori con poca concorrenza o nelle aree con poca disoccupazione, andamenti incompatibili con la stabilit� dei prezzi�, cio� con la lotta all’inflazione. Le stesse regole prevedevano che la produttivit� venisse distribuita a livello aziendale e questo – ha notato – non si fa se non nelle grandi imprese.

          Sulle pensioni la ricetta � quella nota dell’innalzamento �significativo� dell’et� pensionabile superando la soglia dei 60 anni e dare impulso alla previdenza complementare. L’ottica � quella del contenimento della spesa corrente che suona come un richiamo al nuovo governo che ha annunciato di voler abolire lo �scalone� per l’accesso alle pensioni di anzianit� per ritornare gradualmente alla flessibilit� d’uscita prevista dalla riforma Dini. I sindacati non ci stanno: gi� dato. Per Guglielmo Epifani, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni questa �considerazione� non � condivisibile. � il segretario della Cisl a indicare la strada del recupero dell’evasione contribuiva delle �imprese sleali� se si vogliono mantenere stabili i conti previdenziali. Bonanni apprezza il passaggio sulle liberalizzazioni, ma il giudizio complessivo che d� all’analisi di esordio di Draghi � piuttosto freddo: �Non d� e non toglie�, dice. Anche Guglielmo Epifani dice di condividere �l’obiettivo della crescita� ma di avere anche delle perplessit�: �Il punto che avrei approfondito – spiega – � la parte relativa al Sud, alla domanda interna, di investimenti e di consumi. Non c’� nulla, ad esempio, per quanto riguarda la distribuzione del reddito e la condizione del reddito delle famiglie�. Che sono sempre pi� povere. Quanto al discorso della flessibilit� il leader della Cgil ha �un’opinione parzialmente diversa�: �Penso che vada intrapresa un’operazione culturale di contrasto alla precariet�. Non c’� solo il punto di vista dell’impresa ma anche quello dei lavoratori�.