“BankIt” l’intervento del Governatore

01/06/2006
    gioved� 1 giugno 2006

      Pagina6 – Primo Piano

        IL DOCUMENTO

          l’intervento del GovernatoreMario Draghi analizza lo stato dell’economia italiana nella sua prima relazione a Palazzo Koch di fronte all’Assemblea generale: �La ripresa ciclica non risolver� da sola i problemi ma abbiamo superato sfide ben pi� drammatiche�

            Puntare su stabilit� e innovazione

              Il Paese ha bisogno di un progetto condiviso. L’abuso di contratti atipici impedisce ai giovani di pianificare il futuro

                I COMPITI DI BANKITALIA

                C on la fine dello scorso anno volgeva al termine un periodo convulso di scandali, di speculazioni, durante il quale era parso che il mercato, i risparmi degli italiani, il destino di societ� in settori rilevanti per l’economia nazionale fossero preda dell’arbitrio, dell’interesse, delle trame di pochi individui. L’iniziativa della magistratura impediva il compiersi di queste trame. Si attende l’esito dei procedimenti giudiziari in corso. La Banca d’Italia, pur salva nell’integrit� istituzionale della sua struttura di vigilanza, ne usciva ferita. A me – a cui il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, su proposta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, faceva l’onore di conferire la carica di Governatore – stava, sta la responsabilit� di accompagnarla nel ritorno al prestigio di cui ha sempre goduto; di guidarne il cambiamento in un contesto nazionale e internazionale profondamente diverso da quello che ha caratterizzato la sua storia.

                  Il campo d’azione � vasto: contribuire in maniera sostanziale al disegno e all’attuazione della politica monetaria nell’area dell’euro; adeguare la vigilanza ai nuovi principi internazionali, espandendone e rafforzandone l’azione; tornare a proporre la Banca d’Italia quale consigliere autonomo, fidato del Parlamento, del governo, dell’opinione pubblica. Sul piano interno, riconfigurare la struttura centrale e quella periferica, ripensando i compiti e l’articolazione delle filiali; riconsiderare il ruolo dell’Ufficio italiano dei cambi. Sono queste le linee d’azione da intraprendere.

                    RECUPERARE COMPETITIVIT�

                      L a ripresa ciclica che si sta avviando in Italia non pu� da sola risolvere il problema di crescita che affligge il Paese da oltre un decennio, ma facilita il necessario mutamento strutturale. Una crescita stenta alla lunga spegne il talento innovativo di un’economia; deprime le aspirazioni dei giovani; prelude al regresso; preoccupa particolarmente in un Paese come il nostro, su cui pesano un’evoluzione demografica sfavorevole e un alto debito pubblico. La stabilit� finanziaria � condizione necessaria per lo sviluppo economico: ma in Italia questo � a sua volta un requisito per la stabilit� finanziaria. Occorre, preservando l’una, riavviare l’altro (…)

                        In Italia dalla met� degli anni Novanta il prodotto ottenibile da un’ora di lavoro � cresciuto assai meno che altrove: oltre un punto percentuale in meno ogni anno, in media, rispetto ai paesi dell’Ocse. A causa del ritardo nell’adeguamento della capacit� tecnologico-organizzativa delle imprese e del sistema, la produttivit� totale dei fattori si � ridotta, caso unico fra i Paesi industrializzati. Il progresso dell’efficienza � ostacolato da una struttura sbilanciata nella dimensione d’impresa, poco compatibile con i nuovi paradigmi tecnologici e competitivi. Vi si associa una specializzazione settoriale ancora eccessivamente orientata alle produzioni pi� tradizionali. Rimuovere gli ostacoli alla crescita delle imprese � condizione necessaria per cogliere le occasioni offerte dalla globalizzazione dei mercati e per stimolare una diffusione ampia e sistematica di innovazioni nell’organizzazione aziendale, nei processi produttivi, nella gamma dei prodotti. � questa la via per recuperare competitivit� internazionale e rilanciare lo sviluppo… Quest’anno il tasso d’incremento del prodotto potrebbe avvicinarsi all’1,5 per cento, grazie a un recupero delle esportazioni e degli investimenti. La ripresa congiunturale pu� facilitare le azioni volte a favorire l’adeguamento della struttura produttiva.

                          IL DEBITO E LA SPESA

                            I benefici dell’euro sono specialmente preziosi in Italia (…) ma i vantaggi della moneta unica per la finanza pubblica sono stati in gran parte dispersi. La tendenza al rialzo dei tassi rende ora urgente un’azione sulle determinanti strutturali della spesa. Il peso del debito pubblico deve tornare a diminuire. La sua incidenza sul prodotto � aumentata lo scorso anno di 2,5 punti, al 106,4 per cento, nonostante dismissioni di attivit� dell’ordine di un punto. L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche � salito al 4,1 per cento del prodotto; ha superato per il terzo anno consecutivo il limite fissato dal Trattato di Maastricht. L’avanzo primario ha continuato a ridursi, dal 6,6 per cento del Pil del 1997 allo 0,4 per cento. Al netto delle dismissioni mobiliari, ed escludendo l’effetto di misure temporanee, il fabbisogno finanziario, dal quale dipende la dinamica del debito pubblico, ha sfiorato il 6 per cento del Pil. Nel 2006 l’indebitamento netto rischia di superare di nuovo il 4 per cento del prodotto; l’incidenza del debito aumenterebbe ulteriormente.

                              Per ricondurre i saldi della finanza pubblica su livelli che consentano una flessione prevedibile, continuativa e permanente del peso del debito vanno realizzati interventi strutturali che interessino le principali voci di spesa e tutti i livelli di governo. Alla luce delle attuali tendenze, per conseguire l’obiettivo di indebitamento netto indicato nei programmi governativi per il 2007, pari al 2,8 per cento del Pil, e riavviare il processo di riduzione dell’incidenza del debito sul Pil, � necessaria una correzione dell’ordine di due punti percentuali del prodotto. Eventuali interventi di abbassamento della pressione fiscale o di rilancio degli investimenti pubblici richiederebbero il reperimento di risorse aggiuntive. � necessario frenare la spesa primaria corrente, che nell’ultimo decennio � cresciuta in termini reali del 2,5 per cento l’anno. Vi sono, accanto alla compressione delle spese di funzionamento dell’Amministrazione, due priorit� ineludibili: affrontare il nodo dell’et� media effettiva di pensionamento; responsabilizzare pienamente Regioni ed Enti locali nel controllo della spesa.

                                IL COSTO DEL LAVORO

                                  L a spesa per pensioni � pari al 15,4 per cento del prodotto interno lordo. Quasi un quarto � assorbito da pensioni di vecchiaia e anzianit� versate a persone con meno di 65 anni. L’uscita dalle forze di lavoro � massima in corrispondenza dei requisiti minimi di pensione. Negli ultimi anni, dopo che le riforme introdotte li hanno innalzati, l’et� media di uscita � stata in Italia intorno ai 60 anni; � di 61 in Germania, di 62 nel Regno Unito, di oltre 65 negli Stati Uniti. Le donne e gli uomini di 60 anni hanno ora davanti a s� un periodo di vita rispettivamente di 25 e 21 anni. In prospettiva, insieme con lo sviluppo della previdenza complementare, solo un innalzamento significativo dell’et� media di pensionamento pu� conciliare l’erogazione di pensioni di importo adeguato con la sostenibilit� finanziaria del sistema contributivo. L’allungamento della vita lavorativa aiuter� anche ad aumentare il tasso di partecipazione al mercato del lavoro (…)

                                    Nel 2005 il fisco ha prelevato, tra imposte e contributi e senza contare l’Irap, il 45,4 per cento del costo del lavoro di un lavoratore tipo dell’industria. Il valore medio dei Paesi dell’Ocse � 37,3. Un livello eccessivo del cuneo fiscale e previdenziale distorce l’allocazione delle risorse, frena lo sviluppo. Le compatibilit� di bilancio lasciano margini stretti per il finanziamento di una riduzione. Uno spostamento dell’imposizione dal lavoro ai consumi offre benefici allocativi e una copertura certa, ma induce effetti macroeconomici e distributivi da valutare attentamente, anche con le parti sociali.

                                      LA FLESSIBILIT�

                                        L a rigidit� nell’impiego del lavoro impone costi impliciti alle aziende (…). Margini di flessibilit� sono stati recuperati in questi anni con la diffusione dei contratti atipici. Se il mercato del lavoro � ben regolato, senza eccessi di rigidit� nella componente tipica, i contratti atipici offrono un utile ventaglio di opzioni alle imprese e ai lavoratori. Se divengono un surrogato dell’ordinaria flessibilit� dell’impiego, impediscono a molti giovani di pianificare il futuro, riducono gli incentivi dell’impresa a investire nella loro formazione, frenano la produttivit� del sistema. Motivi di efficienza e di equit� richiedono che sia ridotta la segmentazione del mercato, stabilendo regole pi� uniformi, in base a cui il rapporto di lavoro acquisisca stabilit� con il passare del tempo.

                                          In un’epoca in cui il sistema economico deve compiere rapide riallocazioni nel mutato scenario competitivo, si deve tutelare il lavoratore piuttosto che il posto di lavoro, assicurandogli – nel rispetto delle compatibilit� di bilancio – una indennit� di disoccupazione dignitosa e non distorsiva e concrete opportunit� di formazione e riorientamento. Ma questo non basta. Perch� la produttivit� torni a crescere occorrono innovazione e investimenti in ricerca e in tecnologia (…) La stasi della produttivit� � connessa anche con la carenza di capitale umano (…). Negli ultimi dieci anni l’Italia ha ridotto il divario rispetto ai Paesi avanzati nella diffusione dell’istruzione tra i giovani, ma il ritardo accumulato peser� ancora a lungo sul livello medio del capitale di istruzione degli italiani. La produttivit� dei servizi � essenziale per la crescita dell’economia (…)

                                            ETICA E MERCATO

                                              I l buon nome della banca, legato alla correttezza dei comportamenti e alla qualit� dei prodotti venduti, anche se di terzi, diventa un elemento cruciale per la competitivit� e la stessa stabilit� degli intermediari. Ai tradizionali rischi di credito e di mercato, in parte trasferiti ad altri operatori, si affiancano rischi di reputazione, legali, operativi. In questo contesto la puntuale osservanza delle norme, di adeguati standard operativi, dei principi deontologici ed etici costituisce un prerequisito per la sana e prudente gestione degli intermediari. Vanno rafforzati i presidi volti a orientare la cultura aziendale al rigoroso rispetto delle regole, alla corretta gestione dei conflitti di interesse, alla conservazione del rapporto fiduciario con la clientela. La Banca d’Italia emaner� istruzioni perch� le banche istituiscano una specifica funzione di verifica della compliance , cio� della conformit� dei propri comportamenti alle prescrizioni normative e di autoregolamentazione. Il codice etico che il Consiglio superiore della Banca d’Italia ha stamani approvato contiene una previsione in tal senso per il nostro Istituto.(…)

                                                La maggiore efficienza delle banche, l’innalzamento del grado di concorrenza non si sono ancora riflessi a sufficienza sui prezzi e sulla qualit� di alcuni servizi bancari. I costi applicati dalle banche per la chiusura dei conti hanno particolare rilievo perch� possono limitare la mobilit� della clientela ostacolando la concorrenza. Sempre con l’obiettivo di orientare la finanza alla ripresa della crescita dell’economia, � intenzione della Banca d’Italia proporre al Comitato interministeriale per il credito e il risparmio una revisione della disciplina delle partecipazioni di banche nelle imprese non finanziarie. La regolamentazione verrebbe allineata a quella comunitaria, superando i vincoli ora stringenti e prevedendo altres� rigorosi presidi in materia di governance per assicurare la stabilit� degli intermediari nonch� una gestione trasparente e corretta dei conflitti di interesse. Riguardo all’autorizzazione all’acquisto di partecipazioni di controllo nelle banche, sar� abolito l’obbligo di comunicare il progetto all’organo di vigilanza prima che esso venga proposto al consiglio di amministrazione.

                                                  TORNARE A CRESCERE

                                                    Q ueste mie considerazioni finali si sono aperte con le parole �tornare alla crescita�. Oggi � questa la priorit� assoluta della politica economica italiana: proprio come l’entrata nell’Unione monetaria lo fu dieci anni fa. Preservando la stabilit� a duro prezzo acquisita, si deve ritrovare la via dello sviluppo. Le azioni da intraprendere, incluse le misure per il risanamento della finanza pubblica, divenuto imperativo, devono essere vagliate in primo luogo sotto questo profilo. Il raggiungimento di tale obiettivo richiede consenso sul disegno del futuro, concordia sull’azione nel presente. Ci sia di incoraggiamento la consapevolezza che il Paese nella sua storia ha saputo rispondere a sfide ben pi� drammatiche.

                                                    L’intervento integrale su: www.corriere.it