Banca Intesa: «Abbiamo salvato Standa vendendola

28/12/2000





 


La Stampa web


Giovedì 28 Dicembre 2000

Anche la famiglia Franchini rinuncia alla sua quota.

Intesa: «Abbiamo salvato l’impresa vendendola a chi la voleva in blocco»
La «casa degli italiani» diventa tedesca.
Il Mediolombardo cede la Standa al gruppo Rewe
Luigi Grassia
La Standa passa in mani tedesche. La notizia è stata confermata ieri dall’acquirente – che è il gruppo di Colonia «Rewe» – e dai venditori, cioè la famiglia Franchini e il Mediocredito lombardo (l’investment bank di Banca Intesa che possiede i due terzi di Standa alimentare). Acquisendo il gigante italiano della distribuzione, la Rewe diventa leader del settore in Italia, con un totale di 320 punti vendita. I negozi targati Standa, distribuiti in tutto il Paese, si andranno infatti ad aggiungere ai «discount» Penny Market e ai supermercati Billa (posizionati per lo più nel Triveneto). La Rewe utilizzerà per l’acquisto la sua affiliata austriaca Bml. L’unico particolare non definito, o almeno non rivelato, è il prezzo: due settimane fa, il presidente del Mediocredito lombardo, Mario Zanone Poma, aveva rifiutato di confermare la voce secondo cui si tratterebbe di 350 miliardi, limitandosi a commentare: «Dipende da molti fattori». Ieri al telefono il responsabile merchant banking di Intesa, Paolo Grandi, ha detto che «le condizioni di vendita verranno definite nel corso del 2001». Neanche per la quota della famiglia Franchini è stato rivelato il prezzo di cessione.
Una volta completata l’operazione, la Standa (che nel 2000 fatturerà circa 1.750 miliardi di lire) manterrà la sua identità e il marchio sui 119 punti vendita che vanta la sua catena in tutta Italia.
Da Colonia l’amministratore delegato di Rewe, Hans Reischl, ha spiegato che «l’Italia è uno snodo chiave della nostra espansione europea». Il gruppo tedesco è presente in altri 11 Paesi con circa 12 mila centri di vendita e un fatturato totale annuo di circa 70 miliardi di marchi (70 mila miliardi di lire). In Europa è il quarto gruppo per giro d’affari nel settore della grande distribuzione.
La Standa, come si ricorderà, è stata per molti anni in mano a Berlusconi, che poi l’ha ceduta al gruppo Franchini. Ma i nuovi proprietari sono stati colpiti della scomparsa del capofamiglia e si sono trovati in difficoltà per mancanza di eredi pronti a impegnarsi in prima persona nella guida dell’impresa; di fronte a una crisi aziendale (quest’anno la Standa perderà 60-70 miliardi di lire) che richiedeva un’iniezione di denaro, nel luglio scorso i Franchini non si sono sentiti di impegnarsi eccessivamente, per cui nella parte di aumento di capitale che non hanno sottoscritto è subentrato il Mediocredito lombardo, fino ad allora minoritario e ritrovatosi all’improvviso azionista di controllo.
È stata avviata una ristrutturazione che, una volta completata, vedrà tagliati 400 posti di lavoro. La parte «no food» del gruppo è stata ceduta alla Coin e la rete nel Mezzogiorno alla Conad. Gli analisti ritengono che dopo questa cura dimagrante la Standa tornerà a far profitti (e probabilmente anche ad assumere) nel giro di un paio d’anni. La fiducia nell’avvenire dell’impresa è testimoniata dal fatto che per comprarla c’era la fila. Come mai?
Spiega ancora al telefono Paolo Grandi di Banca Intesa: «Standa era appetita in quanto ultimo boccone del sistema distributivo italiano non ancora conquistato da grandi gruppi. L’appeal si lega anche al fatto che l’azienda dispone di un lotto di licenze non utilizzate, residuo di precedenti ristrutturazioni, dunque ha potenzialità di sviluppo che altre reti non hanno, finché dura il blocco delle licenze».
Perché la cedete? «Diamo la giusta collocazione a una cosa che nel nostro portafoglio non era al suo posto». E perché a un gruppo straniero? «Perché Rewe era interessata ad acquisire tutta Standa, compresa ad esempio la sede, mentre altri volevano solo la rete. Oltre a fare un affare abbiamo agito con senso di responsabilità verso l’azienda e la sua identità».