Bagaglino, è arrivata l’ora delle manette

10/06/2002

lunedì 10 giugno 2002

FATTO DEL GIORNO





 

Mario Bertelli

L’amministratore della società titolare del mega villaggio a Stintino arrestato a Brescia, indagati 10 collaboratori
Bagaglino, è arrivata l’ora delle manette

Le accuse: associazione a delinquere, frode fiscale, bancarotta

di Pier Luigi Piredda e Gianni Bazzoni

SASSARI. Dopo il crollo dell’impero, è crollato anche l’imperatore. Mario Bertelli, 56 anni, di Brescia, amministratore della «Bagaglino holding» e dell’«Italcase», è stato arrestato dalla guardia di finanza di Brescia e Sassari su ordine di custodia cautelare del gip del tribunale lombardo per associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta e frode fiscale per centinaia di milioni di euro.
I finanzieri di Brescia e Sassari si sono presentati nell’abitazione dell’imprenditore turistico bresciano poco prima dell’alba. Con la solita discrezione e per evitare il logico clamore che il suo arresto avrebbe suscitato. Le accuse sono pesantissime.
Nell’inchiesta che ha travolto il manager lombardo, molto conosciuto anche in Sardegna per le vicende del Bagaglino di Stintino e di Porto Cervo, sono rimasti coinvolti alcuni suoi stretti collaboratori. Sarebbero dieci i provvedimenti emessi dal giudice delle indagini preliminari di Brescia: alcune ordinanze di custodia cautelare in carcere e diverse informazioni di garanzia.
Tra gli indagati ci sarebbero il fratello dell’imprenditore; l’amministratore del Country Village di Stintino, Roberto Checconi, anche presidente di una compagnia di assicurazioni; e i manager Maccione e Trioni.
Ma l’inchiesta della procura della Repubblica di Brescia ha anche confermato un filone tutto sardo che porta all’imprenditore sassarese Gianni Marrosu, 50 anni (nel 1994 risultava socio della Country Village insieme alla Bagaglino Holding e al belga Dirk Jean Pierre Lauwers). Al momento di notificargli l’informazione di garanzia, gli agenti della guardia di finanza di Sassari hanno anche eseguito una minuziosa perquisizione in tutti i suoi uffici e, pare, sequestrato una voluminosa documentazione relativa alle due strutture alberghiere «Bagaglino» di Stintino e Porto Cervo.
Sempre su disposizione dei magistrati bresciani, i finanzieri hanno posto sotto sequestro giudiziario il prestigioso hotel «Le Palme», a Porto Cervo: la società di Bertelli avrebbe cercato di evitare l’inserimento nel fallimento, mettendolo subito in vendita per una cifra molto vicina ai 50 milioni di euro.
La clamorosa svolta nella complessa e delicata inchiesta mette in evidenza anche il duro lavoro svolto in tutti questi anni dagli investigatori. E potrebbe riservare qualche altra interessante sorpresa. La ricostruzione «storica» consente di stabilire che la Country Village era la proprietaria della lottizzazione di «Punta Su Torrione» nel Comune di Stintino e che, nel 1994, la Bagaglino Holding aveva acquistato il 98 per cento delle azioni (il 2 per cento era rimasto in mano a Marrosu e a Lauwers). Al momento di assegnare i lavori di costruzione delle ville, la Country Village non trattava direttamente con le piccole imprese artigiane, ma appaltava alla Italcase Bertelli che, successivamente, subappaltava, con trattativa diretta, al piccolo imprenditore. In tutte le operazioni la Country generalmente non risultava o, comunque, restava ai margini (forse per non restare coinvolta in eventuali controversie).
I passaggi, quindi, erano abbastanza chiari: i lavori riguardavano la costruzione di ville di proprietà della Country Village; la Country li appaltava alla Italcase Bertelli Costruzioni che li girava in subappalto; la Bagaglino House prometteva di permutare un immobile e la Bagaglino Holding rilasciava la fidejussione a garanzia dell’operazione. Un giro vorticoso che è andato avanti per anni e che ha richiesto verifiche su tutto il territorio nazionale per essere definito in ogni suo passaggio.
Avevano battezzato Stintino come un pittoresco paesino. Lo presentavano come la «Saint Tropez» degli Anni Sessanta. Un tocco di classe, un messaggio affascinante per rendere più credibile la vendita e la…vacanza. La locandina patinata, distribuita in migliaia di copie, parlava di un mare senza paragoni, di natura incontaminata e di acque cristalline. Un posto dove «ci si sente liberi nello spirito». E per rendere più credibile la proposta venivano scomodati anche i pescatori di Stintino (che da sempre hanno contestato fino a odiarlo il mega-villaggio del Bagaglino) «che possono testimoniare il susseguirsi di insenature incantate ideali per i natanti». Ma la chicca era quel «lago salato, prospiciente il villaggio, utilizzabile per tutti gli sport nautici». Un lago del quale il Bagaglino non aveva neppure la proprietà (appartiene ad alcuni legali sassaresi) ma sul quale aveva puntato gli occhi per realizzare un qualcosa di straordinario da affiancare al «meraviglioso golf a 9+9 buche».
Tutto bello sulla carta, ma decisamente in contrasto con le realtà che si presentava ben diversa. Perchè le difficoltà societarie si sono da subito riversate sulle attività stesse dei villaggio fino a condizionarne l’esistenza