Badanti, la sanatoria si ferma a 300mila Il Viminale aveva previsto il doppio. Maroni: “Non è vero, non è un flop”

01/10/2009

Doveva essere un maxicondono, è stata una minisanatoria. «La montagna ha partorito un topolino», è il coro di associazioni, sindacati e opposizione. Sul tavolo degli imputati, la regolarizzazione di colf e badanti straniere. I numeri parlano chiaro: meno di 300mila domande, la metà di quanto previsto dal Viminale. Critica Famiglia Cristiana: «Un´altra occasione sprecata, che lascerà una vasta area di sommerso».
Irina è una moldava di trent´anni: «L´abbiamo spedita a metà mese. Ora non ci resta che aspettare e pregare». Irina fa la colf per una famiglia di professionisti romani. Oggi è un´invisibile, un´immigrata irregolare. Ma è stata fortunata: «I miei datori di lavoro hanno presentato domanda di sanatoria». Solo così Irina potrà salvarsi dai rigori del nuovo reato di clandestinità. Come lei, tante sono le immigrate che sperano di emergere. Dall´1 al 30 settembre alle ore 18 (la procedura on line si è chiusa ieri a mezzanotte) sono state 286.148 le domande di regolarizzazione trasmesse on-line. I moduli richiesti riguardano soprattutto lavoratori ucraini (44mila), marocchini (41mila), moldavi (30mila) e cinesi (24mila).
Nonostante la notevole accelerazione degli ultimi giorni, non sono state però rispettate le stime originarie del ministero dell´Interno. Il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento per le libertà civili e l´immigrazione, in un´intervista al Giornale del 27 agosto scorso aveva infatti previsto che «arriveranno almeno 500mila domande che potrebbero lievitare a 750mila». Così non è stato. Perché? Innanzitutto molti datori di lavoro hanno preferito rimanere nel sommerso, per convenienza (non dover presentare il 740, né pagare contributi) o paura. «Tante famiglie hanno temuto di autodenunciarsi – sostiene l´avvocato Marco Paggi dell´Associazione di studi giuridici sull´immigrazione – presentando domanda e vedendosela poi rifiutare». Non solo. Secondo molte associazioni a frenare la regolarizzazione sarebbero stati anche i requisiti imposti: l´idoneità dell´alloggio del lavoratore, il limite di reddito (20mila euro) richiesto al datore di lavoro per le colf, il minimo di 20 ore settimanali dovute da contratto. Secondo le Acli, si aggirerebbe tra il 30 e il 40% il numero delle famiglie che, pur interessate, ha rinunciato alla regolarizzazione. Anche per questo Asgi, Arci, Cgil, Cisl, Uil, Adoc e Associazione nazionale datori di lavoro hanno chiesto al governo di prorogare il termine per accedere alla regolarizzazione.
Ma il ministro dell´Interno, Roberto Maroni, replica che non ci sarà alcuna proroga: «Chi non ha usufruito della norma per la regolarizzazione sarà soggetto a sanzioni previste dalla legge». Il ministro contesta chi parla di flop: «La valutazione ufficiale nella relazione tecnica che accompagnava il provvedimento parlava di 300mila lavoratori e tutto lascia ritenere che, entro la mezzanotte di oggi (ieri, ndr) quel numero sarà centrato». Intanto, l´associazione Dhuumcatu ha presentato al Tar di Roma la richiesta di annullamento del provvedimento che stabiliva la procedura telematica come modalità esclusiva per la sanatoria.