Badanti d’Italia, badate a voi stesse

20/09/2002



ATTUALITÀ
ATTUALITA’ – IMMIGRATI LA VERA STORIA DI CHI È CHIAMATO A SOSTENERE GLI ANZIANI



Badanti d’Italia, badate a voi stesse

Una risorsa irrinunciabile per le famiglie, un risparmio di miliardi per lo Stato. Ma che cosa si nasconde nella sanatoria delle nuove assistenti? Abusi. E qualche traffico losco.


di 
 
BIANCA STANCANELLI
13/9/2002

Per ragazzi e ragazze è diventata una voce del lessico famigliare. «Dov’è la badante?» domandano caustici teenager, e intendono la mamma. Per migliaia di anziani è una presenza quotidiana, compagnia, aiuto, sostegno. Per i conti della sanità pubblica, assicurano gli esperti, è da anni un toccasana indispensabile: una risorsa per lo più sommersa, celata nel segreto dell’immigrazione fuorilegge.
Da martedì 10 settembre, con l’avvio della regolarizzazione per i lavoratori extracomunitari clandestini, le «badanti», ovvero le immigrate (gli uomini sono una ristretta minoranza) che assistono un anziano nel paese più vecchio del mondo, cominceranno ad assumere contorni più precisi.
Anche se c’è chi teme che la sanatoria si traduca per loro in una decimazione. Ha segnalato il quotidiano romano Il Messaggero, inaugurando un numero verde sulla regolarizzazione: fior di professionisti si rifiutano di pagare i 330 euro previsti per la sanatoria, preferiscono mandar via l’immigrato assunto in nero. Ha avvertito il Comune di Venezia: sulla laguna solo una famiglia su quattro vuole affrontare i costi per la regolarizzazione. Appena approdate sulla scena pubblica, sia pure con un termine che infastidisce esperti e puristi, divenute un fatto di costume, le badanti, almeno quelle straniere, sono già condannate a scomparire?
Sarebbe un disastro. Calcola l’Istat: in Italia vivono 10 milioni 370 mila anziani sopra i 65 anni. Fra loro, almeno 2 milioni non sono del tutto autosufficienti e di questi il 74,6 per cento vive in famiglia (vedere la tabella a pagina 86). Suggerisce Enrico Brizioli, medico e studioso dei problemi dell’invecchiamento, fra gli autori di un recente saggio, Residenze sanitarie per anziani, edito dal Mulino: «Si stima che il 5 per cento delle persone sopra i 65 anni abbia bisogno di un’assistenza continuativa. Si tratta di mezzo milione di anziani. Un numero enorme. Assisterli a domicilio è un grande risparmio, sia per lo Stato sia per le famiglie.
Perché con 7-800 euro al mese si può assumere una badante, ma per ricoverare un anziano in una casa di riposo se ne spendono almeno 1.500 e la sanità pubblica è spesso costretta a integrare quella cifra». Conclude: «Senza il sistema-badanti, la domanda di ricovero per gli anziani esploderebbe».

Eppure, anche soltanto per dar loro un nome si è dovuta aspettare una sanatoria. «Per la verità, dal Veneto all’Emilia-Romagna, il termine badante è d’uso comune, anche se dialettale» puntualizza la modenese Isabella Bertolini, deputata di Forza Italia e relatrice della legge Bossi-Fini sull’immigrazione. «Negli ospedali della mia regione ci sono i pubblici registri delle badanti: chi ha bisogno d’assistenza a domicilio si fa dare un nominativo.


E comunque, nella legge, la parola badante non compare». La Caritas del Nord-Est vorrebbe addirittura cancellarla come neologismo nazionale: «Meglio parlare di aiutanti domiciliari» ha suggerito in uno studio pubblicato nel novembre scorso. In quello studio si ipotizza che in tutto il Veneto lavorino almeno 15 mila badanti, che nel solo 2001 hanno fatto risparmiare alla Regione Veneto, in termini di assistenza, 350 miliardi di vecchie lire.

Il dossier ne traccia un identikit: vengono soprattutto dai paesi dell’Est europeo (Ucraina, Polonia, Romania, Russia), hanno un’età media fra i 40 e i 50 anni, almeno la metà ha un’istruzione superiore, una su tre possiede un diploma professionale, spesso anche come infermiera. Non restano a lungo in Italia: pochi anni, a volte solo mesi, il tempo di mettere assieme un piccolo capitale e tornare in patria, alle famiglie che hanno lasciato.
E in tutta Italia quante sono le badanti straniere? Da dove vengono? Alla vigilia della regolarizzazione, gli uffici postali avevano distribuito 370 mila kit per colf e badanti. «Spesso le due figure si riassumono in una sola persona» avverte Mario Piovesan, dirigente nazionale della Cisl. Al ministero dell’Interno si dice, ufficiosamente, che la sanatoria potrebbe riguardare circa 250 mila persone. Tra loro, almeno 80 mila badanti. E per metterle in regola, i datori di lavoro dovranno presentare il certificato medico dell’anziano assistito.
Nel novembre scorso, a Roma, la Comunità di Sant’Egidio ha varato un’indagine a campione: su 1.390 anziani interpellati, l’11,7 per cento ha dichiarato di avere a casa l’aiuto di un immigrato. Nel 94,5 per cento dei casi l’aiutante era donna; il 57,2 per cento non aveva il permesso di soggiorno. Se i lavoratori regolari vengono in maggioranza da paesi come le Filippine, il Perù e l’Etiopia, gli irregolari arrivano soprattutto da Ucraina, Moldavia, Romania e Polonia (vedere tabella a pagina 85). Osserva Daniela Pompei, del Servizio immigrati della Comunità di Sant’Egidio: «C’è un grosso desiderio di regolarizzare questi lavoratori. Ma, così com’è stata impostata finora, la sanatoria rischia di fallire, soprattutto perché esclude chi abbia ricevuto un provvedimento d’espulsione, cioè almeno 250 mila immigrati dal marzo 1998 al giugno 2002».
Qualcuno viene messo alla porta dal datore di lavoro. Come Jorge, 21 anni, peruviano di Lima, un diploma come fisioterapista. È arrivato a Roma nel settembre 2001, clandestino. Sette mesi fa ha trovato lavoro in una famiglia: tutti i giorni, domeniche comprese, dalle 8 di sera alle 8 di mattina, ad assistere un anziano malato. La paga: 465 euro al mese. Racconta: «Adesso la padrona mi ha dato il benservito. Per mio marito preferisco prendere un’infermiera, mi ha detto». Jorge si è trovato di colpo in mezzo a una strada. «A una fermata d’autobus, all’Eur, una signora si è fatta raccontare la mia storia. Alla fine mi ha detto: se mi dai 5 mila dollari, ti metto in regola io».

Regolarizzazioni fasulle? C’è chi paventa che sotto l’etichetta di badante si regolarizzino migliaia di prostitute straniere. «Non dovrebbe accadere» risponde l’avvocato Vincenza Saltarelli, consulente della Cisl. «Questa è la prima sanatoria affidata ai datori di lavoro.
Il mercato dei posti è più difficile». Gli abusi no. Segnala Maria Solinas, dirigente nazionale delle Acli-colf: «Sta succedendo di tutto. Dalle immigrate che perdono la casa, perché chi gliel’aveva affittata in nero teme di essere scoperto, ai datori di lavoro che propongono: ti metto in regola solo se accetti di essere pagata meno, visto che adesso devo versarti i contributi. Davvero brava gente, noi italiani: chiediamo agli immigrati di rispettare le leggi e noi le aggiriamo». Badanti d’Italia, badate a voi stesse.



 
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