“Badanti (2)” Dall’assistenza alla sensualità

13/05/2005
    venerdì 13 maggio 2005

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    UNA RIVOLUZIONE DEL COSTUME E DELLA PSICHE

      Il sogno del sesso

      Dall’assistenza alla sensualità

        La badante, turbatrice di quiete matrimoniale, ha celebrato la sua epica a Trentola Ducenta, nell’Agro aversano. Qui le proteste delle donne locali, esasperate dalle fughe dei mariti con donne dell’Est, avevano costretto il sindaco a prendere provvedimenti, rimandandone parecchie ai Paesi d’origine. «Qualche anno fa l’arrivo in massa delle badanti ha sfasciato molte famiglie», dice Antonio Pascale, narratore in molti suoi libri della provincia di Caserta. «Le prime ad arrivare alla fine degli Anni ‘90 erano donne di una certa età con alle spalle matrimoni terrificanti con mariti alcolizzati, miseria e botte. Poi hanno richiamato le sorelle più giovani. Da noi era diventato d’uso comune la frase “prenditi una polacca!”, quando c’era un vecchio in famiglia da accudire».

        Queste donne – racconta Pascale – facevano una vita dura tutta la settimana, ma alla domenica andavano nelle piazze dei Paesi: «Il primo richiamo è stato quello dei sensi. Capitava che venissero circondate da vecchi contadini, zitelloni, finti playboy». Scatta poi la molla seduttiva anche per gli sposati: queste donne rappresentano situazioni perdute, dall’eccitamento erotico alla felicità coniugale. Dopo un ménage familiare ormai nella fase di congelamento, nasce il patto sociale basato sullo scambio: «Le donne slave regalano agli uomini locali una seconda giovinezza e in cambio chiedono la solidità economica e sociale». Gli uomini si innamorano, mollano la famiglia, se le sposano e fanno una nuova figliolanza.

        Il classico connubio tra una badante dell’Est e il suo «assistito» è stato romanzato dallo scrittore Paolo Teobaldi: «Ho osservato per qualche tempo la solita gente che staziona neghittosa nella Piazza del Popolo di Pesaro e ho capito che l’immaginario delle badanti slave stava invadendo le chiacchiere e i sogni di moltissimi uomini». Nasce, così, tra le storie orecchiate «La Badante» (edizioni e/o Roma). E’ la vicenda di un magistrato in pensione, vedovo in una casa enorme rispetto alla sua solitudine. Accetta il consiglio del prete e si prende in casa Olga, la badante moldava. Da subito si comincia a creare una certa turbolenza nei ricordi carnali del vedovo. Lei stende ad asciugare mutande e reggiseno di foggia antica e desueta, nulla a che fare con tanga e perizoma da donne moderne: «Oneste mutande femminili, belle larghe per fasciare i fianchi di una donna come dovevano essere quelli di Penelope». Il primo cedimento al sesso ancillare avviene quando la moldava si «alletta» con influenza e raffreddore. L’anziano magistrato la soccorre con un vasetto di Vicks Vaporub. Galeotto fu l’unguento: il vedovo si assicura con Olga il sollievo per la sua carne e l’assistenza sanitaria per la sua vecchiaia.

        [g.nic]