Azioni ai lavoratori, mai agli sconosciuti

14/10/2002




          13 OTTOBRE 2002

          FINANZA E MERCATI


          LA STORIA
          I Mulliez, soci degli Agnelli in Rinascente e titolari di Auchan, hanno aperto il capitale ai dipendenti, ma della Borsa non vogliono sentir parlare

          Azioni ai lavoratori, mai agli sconosciuti
          di Michele Calcaterra
          Chi sono i Mulliez, i soci al 50% degli Agnelli ne La Rinascente? Gente riservata, abituata a lavorare privilegiando l’ambito famigliare e il controllo assoluto del business. Niente interviste, niente Borsa. La famiglia, di Roubaix, è una delle più importanti del nord della Francia ed in origine, come accade sovente in questo angolo dell’Esagono battuto dai venti e dalle piogge, attiva nel solo settore tessile. Oggi però, i suoi 400 membri racchiusi nella cassafore di famiglia Amf (Association familiale Mulliez), controllano un vero e proprio impero nella grande distribuzione: da Auchan, la società partner dell’Ifil in Italia, a Decathlon (grandi magazzini specializzati nello sport) a Boulanger, Camaieu e Kiloutu, tanto per citare i principali. Una vera e propria galassia, in continua espansione, che ha avuto in Gérard Mulliez (oggi settantenne) il vero centro­motore dell’espansione del business e della sua diversificazione, dapprima in Francia, successivamente in Europa e più recentemente all’internazionale.
          Tutto comincia negli Anni 60. Gérard Mulliez, probabilmente stanco dei ritmi cadenzati del tessile, viene "folgorato" dalla grande distribuzione e convince il padre a cedergli i locali di una piccola fabbrica in disuso di proprietà di famiglia, al 203 di avenue Motte a Roubaix, in modo da aprire un negozio di alimentari. È l’inizio dell’avventura, quella che da quel lontano 6 luglio del 1961 ha portato Auchan (in origine Ochan, un nome considerato troppo giapponese e cambiato immediatamente) a svilupparsi fino a diventare uno dei più importanti gruppi della grande distribuzione nel mondo, presente in 14 Paesi (dall’Europa alla Cina), con 136mila addetti occupati, 350 ipermercati e oltre 1.600 ipermercati, e una cifra d’affari che alla fine dello scorso anno era pari a oltre 35 miliardi di euro.
          L’idea di fondo che spinge Mulliez è semplice: vendere al miglior prezzo e non necessariamente al prezzo più basso. Auchan ha sempre privilegiato la qualità, oltre che l’etica negli affari. Dunque politiche di vendita aggressive, ma senza per questo mettere in pericolo i principi di fondo che tutelano i dipendenti, la clientela e i fornitori. E anche in questo, in campo sociale, Gérard Mulliez è stato un precursore. Aprendo negli Anni 70 il capitale ai dipendenti che oggi controllano il 16,2% dell’azienda (valutata secondo alcune stime tra 12 e 15 miliardi di euro), creando negli Anni 80 una struttura specializzata nella formazione del personale, varando negli Anni 90 un codice di deontologia commerciale e avviando una politica a favore dei prodotti naturali ("Agricoltura secondo natura" in Italia), realizzando infine da un paio di anni degli audit specifici per monitorare le condizioni di lavoro in alcuni Paesi esportatori.
          Il primo vero successo di Auchan è comunque con il whisky. Ancora sconosciuto negli anni 60 in Francia, viene venduto al pubblico per un certo periodo al prezzo di costo. Quanto basta perchè la notizia passi di bocca in bocca e il punto vendita di Roubaix diventi un brulicare di centinaia di clienti e di curiosi, ben presto insufficiente. È il decollo commerciale, anche se all’inizio non sono mancate le difficoltà e la famiglia è dovuta intervenire per rifinanziare il business.
          Il più è comunque fatto e, nel 1967, ecco nascere il secondo punto vendita, a Roncq nell’agglomerato di Lille. Due anni dopo è la volta di Englos che rivoluziona il panorama della grande distribuzione. All’ipermercato si aggiunge, un centro commerciale che è il primo del suo tipo in Francia. Il "modello" Auchan si espande, prende piede in tutto il Paese e aumentano le ambizioni. Inizia così l’espansione del gruppo non più solo all’interno della Francia, ma anche in Europa.
          È negli anni 80, infatti, che inizia l’internazionalizzazione e che il gruppo Auchan fa per la prima volta la sua conoscenza con l’Italia. Gérard Mulliez mette gli occhi sulla Standa, ma all’ultimo momento l’accordo salta e la catena, allora controllata dalla Montedison, passa a Silvio Berlusconi. È un boccone amaro da digerire, ma segna l’inizio dell’espansione del gruppo in Spagna, in Portogallo e in Italia. Senza dimenticare la Francia dove nel 1996 viene acquistata Docks de France (proprietaria di Mammouth e Atac) per 2,88 miliardi di euro.
          Nel 1997 è la volta dell’accordo con Ifil su La Rinascente e negli anni successivi l’espansione in Messico, Argentina e Ungheria. Fino ad arrivare ai giorni più recenti, alla Cina, a Taiwan, alla Russia, alla Polonia e al Marocco. Con una strategia che privilegia di volta in volta l’investimento diretto o l’accordo con dei partner locali e con dei marchi che cambiano a seconda del Paese: ad esempio Alcampo e Sabeco in Spagna, Pao de Acucar in Portogallo, Auchan, Sma, Upim, Rinascente, Leroy Merlin, Bricocenter in Italia, Marjane in Marocco.
          Accanto al core business degli ipermercati (80% del fatturato complessivo) e dei supermercati, da qualche anno è stata poi avviata una interessante diversificazione nei servizi: da quelli finanziari, con la Banque Accord, a quelli immobiliari, con Immochan, a quelli legati ai viaggi (Auchan voyages e Ferias jumbo), a Internet, alla vendita di automobili e di Dvd (primo assoluto in Francia in questo segmento).
          Quale il futuro? Uno dei problemi da risolvere è quello della successione all’interno del gruppo. Gerard Mulliez è al limite della pensione e la famiglia ha bisogno di trovare un nuovo leader. L’altro, è quello di trovare i mezzi necessari allo sviluppo, tenuto conto che i Mulliez non vogliono assolutamente affidarsi alla Borsa. Probabilmente, se le prime generazioni della famiglia hanno puntato sul tessile e quelle oggi al comando sulla grande distribuzione, le nuove leve dovranno buttarsi sempre di più nei servizi. Perchè, se l’ipermercato – come dicono alla Auchan – deve continuare a facilitare la vita del cliente, c’è probabilmente bisogno di sempre maggiore innovazione per continuare ad avere successo. Sempre però nel rispetto della "formula" di base del gruppo, riassunta nell’acronimo Sbam (sourire, bonjour, au revoir, merci). Ovvero: sorriso, buongiorno, arrivederci e grazie.