Azioni a «tempo determinato»

01/09/2004




 
   
1 Settembre 2004
CAPITALE/LAVORO




 

Azioni a «tempo determinato»
A Venezia un incontro internazionale sulla precarietà del rapporto di lavoro
San Precario
Diritti sociali, tutela del lavoro, copyright e diritto di accesso al sapere.
I temi e le scommesse dell’incontro veneziano
B. V.


San Precario era ancora in marcia della EuroMayDay a Milano il primo maggio e già chi aveva innalzato quell’icona del lavoro precario pensava a come proseguire la sua azione. Un gruppo eterogeneo di collettivi di base, piccole riviste, sindacalisti, mediattivisti e «tempo determinato» di tutta la penisola hanno cominciato così a incontrarsi vis-à-vis e a scambiarsi opinioni in una lista di discussione telematica (la mailing list si chiama precog e chi scrive l’ha raggiunta attraverso il sito www.chainworker.org: da lì si possono avere i link, i riferimenti a tutte le realtà coinvolte in questa discussione e le informazioni utili per raggiungere l’assemblea). Come spesso accade in rete l’andamento della discussione è stato caotico, con molti stop and go, fino a quando non è uscita fuori la proposta: perché non ci vediamo a Venezia in occasione della Mostra internazionale del cinema e facciamo il punto sul «che fare»? L’invito a un incontro nazionale ha dato vita a un nuovo giro di vite su cosa discutere e quali obiettivi darsi. Il tono generale dei contributi telematici era sì di apprezzamento della proposta, ma, siamo agli inizi dell’estate, spesso prevalevano i dubbi. San Precario, scriveva la maggioranza, può anche andare in giro per supermercati e invitare all’autoriduzione dei prezzi; può anche apparire di fronte ai laboratori del lavoro nero; può, infine, aprire la strada a un’occupazione di casa: e tuttavia, dobbiamo dare continuità alla nostra azione.

In fondo la precarietà del rapporto di lavoro è una bestia nera, difficile da addomesticare. Una condanna per molti, una scelta per pochi. Ma tutti quanti, precari per forza o per scelta, chiedevano su Internet diritti sociali alla luce di questa alternanza tra lavoro e non-lavoro, anche se non erano pochi quelli che scrivevano che anche quando si è disoccupati si lavora: magari seguendo corsi di formazione e aggiornamento professionale. Inoltre, non erano pochi i partecipanti alla lista di discussione che mettevano l’accento che molti cosiddetti «lavoratori immateriali» erano anche loro precari che avevano a che fare con copyright, brevetti e proprietà intellettuali. Un incontro nazionale non poteva che mettere l’accento anche su questi temi. Con linguaggio allusivo, tutti i diritti sociali e di tutela del lavoro precario venivano raccolti dall’espressione flexsecurity.

Alla fine, i partecipanti alla lista avevano raggiunto la cifra ragguardevole di oltre 300 nominativi sparsi in molte città, da Milano a Roma, da Bologna a Napoli, da Genova a Palermo, da Torino a Bari, a Cosenza, Firenze, Pisa, Padova, Venezia. Ogni partecipante racconta la sua esperienza di precario, del tentativo di organizzare vertenze e conflitti, di testimonianze su come si lavora in una software house, in una cooperativa sociale, in un supermercato o in fabbrica, magari come interinale. Uno spaccato sulle oltre 40 tipologie di contratti di lavoro che chiedeva di essere maggiormente indagato.

Insomma, la carne al fuoco era molta e l’idea di una assemblea nazionale prendeva piede. Nel frattempo, continuava lo scambio di idee con gli intermittenti dello spettacolo francesi, con i gruppi di precari e mediattivisti spagnoli. E nel frattempo stava prendendo piede anche un’altra proposta: quella del global beach, un vero e proprio controfestival della mostra del cinema (ne ha parlato ieri Roberto Silvestri). Nasceva un primo problema: due iniziative separate o una spessa iniziativa dove ognuno portava le sue specificità, modi d’essere e attitudini, modalità d’azione politica?

La risposta sta nella seconda opzione, anche perché non sono pochi degli attivisti impegnati tanto nella preparazione dell’assemblea che del Global beach. In un documento di convocazione dell’assemblea, che si terrà al Lido di Venezia sabato 4 settembre a partire dalle ore 15 per poi continuare la domenica mattina, si legge che l’incontro può essere ragionevolmente pensato come una sceneggiatura aperta a ogni per la produzione di un «film d’azione» sulla e contro la precarietà del rapporto di lavoro. Una sceneggiatura aperta, nonché un «work in progress» sulle iniziative che verranno prese in occasione della Mostra internazionale del cinema. Ironicamente, nel documento si legge che tutti quanti sono invitati a partecipare e a raccogliere materiale video per la produzione di un film sulla precarietà che sarà candidato da San Precario e tutti i «tempo determinato» al Leone d’oro.

Già, perché a Venezia c’è un festival cinematografico che richiama attenzione. In fondo, quando gli intermittenti dello spettacolo francesi hanno disturbato il festival di Cannes le loro rivendicazioni e punti di vista hanno avuto un’eco ragguardevole sui media oltr’alpe. E chi andrà a Venzia il 4 settembre spera che questo accada anche in Italia. Anche se non viene accantonato un altro obiettivo: quello di cominciare a lacerare il velo sulla precarietà dei lavoratori italiani dello spettacolo. Per questo, l’accento di zona aperta, o meglio di crosspoint che viene posto sull’assemblea del 4 va nella direzione di allargare i nodi della rete sulla e contro la precarietà. Quindi, grande attenzione all’aspetto comunicativo, relazionale dell’incontro.