Aziende del Mezzogiorno senza tecnici del turismo

12/11/2000

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Sabato 11 Novembre 2000

Aziende del Mezzogiorno senza tecnici del turismo

(NOSTRO SERVIZIO)

BARI. Cambiamenti radicali nelle imprese turistiche meridionali (agenzie viaggi, tour operator, settore alberghiero ed extralberghiero). Anche nel lavoro stagionale, che nel Sud è più che triplo per quantità rispetto al Nord (30% contro il 10%) gli imprenditori chiedono più formazione al personale assunto perchè assolva anche a compiti di responsabilità. Le aziende — rivela un’indagine che l’Ente bilaterale nazionale turismo (Ebnt), guidato da Armando Petromilli, ha esteso dal Centro-Nord alle 8 regioni meridionali — chiedono più formazione che riqualifichi, in chiave gestionale e non solo esecutiva, le figure professionali tradizionali (addetti al ricevimento, cuochi) e prepari nuovi esperti del settore.

Dal campione dell’indagine commissionata dall’Ebnt al Centro studi turistici di Assisi (in tutto 660 imprese turistiche intervistate al Nord e 351 al Sud, complessivamente 11.700 addetti occupati, un trend occupazionale positivo ed un tasso di crescita costante con flessioni di fatturato solo nel 9% dei casi) emergono altre differenze tra le due realtà. Al Sud vi è richiesta di personale più professionalizzato, e dunque di maggiore formazione su tutte le figure del settore turistico, perchè il ricorso ai dipendenti per la gestione dell’impresa è maggiore rispetto al Nord, dove il titolare invece vi è impegnato più direttamente; solo il 10% delle aziende del campione ricorre al sistema scolastico per le assunzioni di personale e le imprese del Sud lo fanno con maggiore frequenza rispetto al Nord; e se nel Settentrione c’è la difficoltà a trovare personale, nel Mezzogiorno mancano invece figure come quelle per la gestione dei bar.

Dall’indagine che il Cst ha anticipato a Bari e che presenterà a febbraio alla Bit di Milano, emerge anche che all’imprenditore non bastano più solo addetti al ricevimento o chef versione tradizionale: devono possedere anche una competenza tecnica ed economica, cioè una professionalità attenta ai costi e alla gestione prima non richiesta e anche questo è un nuovo bisogno formativo. Ed incalzano anche nuove figure professionali: non solo promotori turistici ed esperti capaci di leggere le dinamiche di mercato e di tradurle in business, ma anche esperti in gestione di reti di imprese turistiche (in franchising, in unioni volontarie, in consorzi) adatte ad aumentare la loro dimensione aziendale e a rafforzare la loro competitività.

I risultati dell’indagine sui fabbisogni professionali nel settore turistico del Sud e del Centro-Nord non andranno dispersi. L’Isfol sta infatti avviando la prima fase di un progetto per la realizzazione di un sistema informativo che metta insieme i fabbisogni formativi individuati dalle ricerche effettuate dagli enti bilaterali nel turismo, nelle tlc, nel metalmeccanico. Il progetto, finanziato con anticipazioni della legge 236/93 in attesa dei fondi comunitari, vede coinvolti nel primo dei due trienni l’organismo bilaterale Confindustria-Sindacati, l’ente bilaterale dell’artigianato (Ebna) e Unioncamere.

Vincenzo Rutigliano