Azienda Italia, timido recupero

11/03/2003




Martedí 11 Marzo 2003
Azienda Italia, timido recupero

Congiuntura – I dati Istat del Pil per il quarto trimestre 2002: +0,4% rispetto ai tre mesi precedenti

VINCENZO CHIERCHIA


MILANO – L’Azienda Italia marcia al rallentatore, ma il ritmo sta aumentando (migliorano consumi e investimenti). Nel quarto trimestre 2002 – sottolinea l’Istat che conferma le precedenti stime (si veda «Il Sole-24 Ore» del 1° marzo) – il Pil (prezzi 1995) è cresciuto dello 0,4% rispetto al trimestre precedente (+0,3% nel terzo trimestre sul secondo) e dell’1% rispetto allo stesso periodo 2001. L’Istat peraltro ricorda che nel quarto trimestre 2002 ci sono state due giornate lavorative in meno rispetto al terzo trimestre del 2002 mentre è stato rilevato lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al quarto trimestre 2001. La marcia dell’Italia non è stata poi troppo distante da quella degli altri principali Paesi: nel quarto trimestre 2002 – rileva l’Istat – il Pil è cresciuto in termini congiunturali dello 0,5% in Giappone, dello 0,4% negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dello 0,2% in Francia ed è risultato stazionario in Germania. Però a livello tendenziale – prosegue la nota Istat – il Pil è cresciuto del 2,9% negli Stati Uniti, del 2,6% in Giappone, del 2,1% nel Regno Unito, dell’1,7% in Francia e dello 0,5% in Germania. Infine nell’area dell’euro è stato registrato un aumento del Pil dello 0,2% sul piano congiunturale e dell’1,2% su quello tendenziale. L’Istat ricorda che nel quarto trimestre 2002 a livello congiunturale, le importazioni di beni e servizi sono aumentate del 2,1%, e il totale delle risorse (Pil e importazioni di beni e servizi) dello 0,8 per cento. Le esportazioni invece hanno accusato una flessione dello 0,1 per cento. Gli investimenti fissi lordi sono aumentati del 2,1% e i consumi finali nazionali sono cresciuti dello 0,6 per cento. Nell’ambito dei consumi finali, la spesa delle famiglie residenti è aumentata dell’1%, quella della pubblica amministrazione e delle istituzioni sociali private è invece diminuita dello 0,6 per cento. L’aumento degli investimenti è stato determinato da un incremento del 3,6% degli acquisti di mezzi di trasporto, del 2,9% degli investimenti in macchine, attrezzature e altri prodotti e dello 0,6% degli investimenti in costruzioni. A livello tendenziale, le esportazioni sono aumentate del 4,3% e le importazioni del 7,8 per cento. La spesa delle famiglie residenti e quella della pubblica amministrazione sono cresciute rispettivamente dell’1,7% e dello 0,3 per cento. La spesa delle famiglie sul territorio nazionale è cresciuta, in termini tendenziali, dell’1,1%: gli acquisti di servizi sono cresciuti dell’1,9%, quelli di beni non durevoli dell’1% mentre i consumi di beni durevoli sono diminuiti dell’1,1 per cento. Gli investimenti fissi lordi hanno messo a segno nel complesso un incremento del 3,9% (+6,4% i macchinari e gli altri prodotti, +3,5% per i mezzi di trasporto e +1,2% le costruzioni). Nel quarto trimestre 2002 sono stati rilevati andamenti congiunturali positivi del valore aggiunto per il settore che raggruppa le attività del commercio, alberghi e pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni (+1,1%), per gli altri servizi (+0,6%), per l’industria in senso stretto (+0,4%), per il settore del credito, assicurazioni, attività immobiliari e servizi professionali (+0,3%) e per le costruzioni (+0,3%). Il settore agricolo ha manifestato una flessione dello 0,5 per cento. In termini tendenziali, il valore aggiunto dei servizi è cresciuto dell’1,8%, quello delle costruzioni dello 0,4%; l’industria in senso stretto è risultata stazionaria. L’agricoltura ha registrato una contrazione del 5,2 per cento. Rispetto al terzo trimestre del 2002, il deflatore del Pil è aumentato dello 0,3%, per la spesa delle famiglie residenti la crescita è stata dello 0,7% e dello 0,3% per gli investimenti. A livello tendenziale, il deflatore del Pil è aumentato del 2,3%, quello della spesa delle famiglie residenti del 3 per cento. «Gravissimi i dati sull’aumento del deflatore del Pil, su consumi e investimenti: se cresce il prezzo implicito vuol dire che continuerà a crescere l’inflazione» commenta il segretario confederale Cgil, Marigia Maulucci. Sui consumi – prosegue – «si scarica una inflazione troppo alta e ancora appesantita dall’effetto euro, in Europa neutralizzato; la spesa è contenuta per effetto dell’inflazione e della perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni e si sposta sui servizi e sui beni non durevoli».