Azienda denunciata: lavorano gli interinali, non i cassintegrati

17/03/2010

CASTELFRANCO VENETO (Treviso) — Dicono che la Grande Crisi non c’entra. Ma è comunque crisi per la «Selina» di Castelfranco (nella foto), storico brand trevigiano dell’abbigliamento intimo, che da ieri ha messo in mobilità 36 dei 56 dipendenti rimasti dopo una diaspora consumata fra licenziamenti e ammortizzatori sociai. «Chiederemo a Inps e procura di verificare l’ipotesi di truffa da parte dell’azienda per l’impiego di interinali anziché dei cassintegrati» annunciano i sindacati. Giusto tre anni fa, per i drastici tagli dovuti a un severo piano industriale di ristrutturazione, il personale era stato dimezzato. «Il concordato ci costò una cinquantina di posti di lavoro – ricorda Massimo Novello (Filcem-Cgil) – ma almeno per un anno l’azienda tornò a respirare». Intanto la produzione venne però delocalizzata in Ungheria e Tunisia. «Nel 2008 ci sono stati prospettati conti nuovamente disastrosi – aggiunge Gianni Boato (Femca-Cisl) – e, più che ristrutturato, il marchio è stato destrutturato». I sindacati spiegano di aver chiesto una proroga della cassa integrazione in deroga fino a dicembre, ma di aver trovato un muro da parte della ditta, soprattutto dopo la nomina ad amministratore delegato di Emilio Mauro. Lo stesso vicepresidente di Federmanager ribatte che «la ristrutturazione ha comportato la cessione delle linee mare Bolleblu e Rosablu» e che proprio il ridimensionamento degli asset è risultato incompatibile con la prosecuzione di quell’ammortizzatore. L’ad inoltre sottolinea che i lavoratori «hanno sottoscritto un accordo che prevede un incentivo a chi accettava l’entrata in mobilità di 5.000 euro». Cgil e Cisl promettono battaglia: «Presenteremo un esposto, ci risulta che ora vengano fatti lavorare addetti temporanei e non i cassintegrati, come prevede la legge».